giovedì 26 marzo 2009

Saviano a "Che tempo fa"

"Voglio fare strategia di me e della mia parola"
Roberto Saviano si è definito una "operazione mediatica", nata e portata avanti perchè si conoscano gli orrori della camorra e si capisca che riguardano tutti.
Video 1

Roberto Saviano commenta alcuni quotidiani locali ed evidenzia:
1) l'uso di soprannomi che è volto a dar luogo a una sorta di intimità con i camorristi;
2) la sottocultura che sottende a titoli come "donna sposata stuprata" o "giustiziato sindacalista";
3) quanto le parole utilizzate nei giornali condizionino la lettura della realtà
Video 2

Vi invito a commentare questi due momenti.

10 commenti:

  1. MARIA GRIMALDI27 marzo 2009 13:21

    Inizio col dire che ho una mia idea precisa riguardo alla funzione di un autore o scrittore. Sono senza'altro d'accordo sul fatto che il suo ruolo è quello di "Suscitare nel lettore la simpatia verso quei personaggi che ufficialmente non hanno diritto alla simpatia"(Graham Greene) ; ovviamente rifletto su scrittori che in questa "era"hanno alzato polveroni e sono stati in grado di dare forti scosse alla società. Roberto Saviano è "uno di questi". A soli 29 anni ha deciso di mettere a rischio la sua vita in ogni momento della giornata solo per la voglia di trasmettere alla "massa" la gravità e gli enigma della camorra. Non ha avuto paura di schierarsi contro un sistema che negli anni è stato sfidato da pochi :e lui ha avuto CORAGGIO.
    Io ho letto il libro e uno dei tratti piu' forti , che sicuramente fa capire la sua voglia di comunicare e far notizia, e di rendere mondiale un problema che soffoca l'Italia ma sopratutto la Campania , è questo:
    AVEVA VOGLIA DI URLARE, VOLEVO GRIDARE , VOLEVO STRACCIARMI I POLMONI, COME PAPILLON , CON TUTTA LA FORZA DELLO STOMACO, SPACCANDOMI LA TRACHEA CON TUTTA LA VOCE CHE LA GOLA POTEVA ANCORA POMPARE :"MALEDETTI BASTARDI SONO ANCORA VIVO!"
    Indubbiamente il carattere da analizzare in questo momento non è il "caso camorra" ma la forte funzione mediatica e sopratutto persuasiva che ha avuto lo scrittore nei confronti dei lettori ." La folla (secondo LE BON ) è sempre intellettualmente inferiore all'uomo isolato ." In questo caso l'uomo isolato (secondo il mio punto di vista ) ha trovato forza nella folla . Ed è proprio questa la funzione che ha la parola, il linguaggio: ossia quello di sollevare la roccia che blocca la nostra società.
    Finisco con una frase che Saviano dice durante l'intervista a "CHE TEMPO FA" vista su questo blog e che racchiude un pò tutto l'intento dello scrittore :CREDERE ALLE PAROLE ,UNICO MODO PER DIFENDERE LA MIA ANIMA...(ROBERTO SAVIANO).

    MARIA GRIMALDI

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  2. Guardando il primo video postato in questo blog, dentro di me si sono sviluppate molteplici emozioni. Mi sono immersa per un attimo nei panni di Saviano, un ragazzo che a mio avviso ha avuto il coraggio di sfidare, di rivelare, una sorta di "organizzazione" chiamata camorra, che pochi oggi "osano" contrastare. Nel nostro paese sono sempre più frequenti casi di omertà da parte di persone che conoscono "cose" e le tengono nascoste soltanto per paura, ed è così che smettiamo di essere una società che si aiuta per superare gli ostacoli. Tutti chiusi nel nostro piccolo mondo utopico, senza capire che non sarà mai perfetto finchè non troveremo la forza di ribellarci a quella parte di "mondo" che invece non va bene. Ritornando al video visto poco prima ci sono dei passaggi che mi hanno aperto la mente e mi hanno portata ad immedesimarmi, primo fra tutti, la questione dell'arricchirsi, secondo il mio modesto parere davvero ridicola! Come potrebbe un uomo ricavare vantaggi schierandosi contro qualcosa più grande di lui? Abbiamo grandi esempi nella storia, di uomini valorosi che hanno avuto la forza di combattere, come Falcone e Borsellino, nomi che tutti hanno sentito nella loro vita, ma che pochi hanno avuto la voglia di conoscere davvero,perchè la realtà è che manca l'interesse. Saviano parla di arrivare al cuore delle persone (e da aspirante scrittrice, mi sento di dire che dovrebbe essere il desiderio, di chiunque che come me, sogna un giorno di vedere le sue parole pubblicate su carta) ad un numero, quanto più elevato è possibile. Parla ancora dei suoi lettori che comprano i libri, che seguono i suoi interventi, quella parte di società,che ha ancora voglia di sapere. Diversi critici, politici, hanno ricamato sulla questione del libro scritto dal giovane napoletano.
    Invece io mi sento di dire che oggi avremmo bisogno di più persone con tale personalità, in una società che sente la necessità di intrepidi, invece che di tanti silenzi.
    CARMEN

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  3. ROBERTO SAVIANO è"una delle poche luci positive in un enorme buco di omertà sulla criminalità organizzata!",Cosi' commenta SILVERIO PIRO la figura dello scrittore partenopeo che è stato capace di emergere tra l'omertà regnante della sua Terra.Grazie a lui,infatti,e in particolar modo al suo libro:"Gomorra"(inserito recentemente dal "NEW YORK TIMES"nei 100 libri più importanti del 2007 e divenuto anche film nel 2008)sono emerse alla luce realtà che prima erano state da sempre oscurate dalla camorra.Secondo il mio punto di vista credo che una notizia come quella di circa 15 giorni fa riguardante l'intervento del boss casalese BIDOGNETTI e del latitante IOVINE nel processo SPARTAKUS svoltosi nell'aula BUNKER a POGGIOREALE nel quale i due hanno accusato SAVIANO,un PM e una nota giornalista di essere responsabili della mancata serenità del processo sia veramente vergognosa e inaudita!Una mia attenzione particolare,inoltre,è ricaduta su come i quotidiani locali(ad es."IL CORRIERE DI CASERTA")riportino i boss col loro nome.Quest'ultimi,infatti, vengono chiamati:"BIN LADEN","SANDOKAN","O'SCERIFFO","O'CAPPOTTO","O'PADRINO" e chi legge questi nomi e non abita nella terra dei casalesi non capisce ma per gli altri si crea una sorta di intimità,un legame speciale.Concludo dicendo che la mafia e la camorra possono ucciderti non solo con le pallottole ma anche con la DIFFAMAZIONE e il regnare incontrastato del SILENZIO ma a mio avviso noi dobbiamo fare nostre le parole di DON PEPPINO DIANA(vittima della camorra):"PER AMORE DEL MIO POPOLO NON TACERò!". MARIA IZZO.

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  4. Musica classica e impegno civile, la decisione inedita e unica nel suo genere del Maestro Abbado che ha dedicato il suo concerto al Teatro San Carlo a Roberto Saviano: «Ho voluto dedicare il mio concerto per il San Carlo di Napoli allo scrittore Roberto Saviano perché rappresenta, con le pagine del suo Gomorra, qualcuno che finalmente ha avuto il coraggio di dire la verità. Coraggio per cui ritengo importantissimo — ha dichiarato Claudio Abbado dopo la prova di ieri mattina aperta ai tanti giovani — tutto quanto detto nel suo testo- denuncia come quel che ha riferito durante il suo recente intervento, in tv, al fianco di Fazio». E, subito dopo, ha precisato in merito: «Quel che dice Saviano ha un significato profondo che merita, da tutti, grande attenzione ».

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  5. Roberto Saviano, attraverso le sue parole "nude e crude", i suoi discorsi fatti con verità e spogliati da ogni sorta di paura, ci apre gli occhi, ci "comunica" una realtà che tutti conoscono ma alla quale si resta indifferenti poichè la si reputa lontana dal proprio "mondo".
    Dunque, Saviano, rende noto della gravità della camorra attraverso un mezzo semplice, che "dovrebbe" contraddistinguere la categoria dell'uomo: la parola. Dico "dovrebbe" riferendomi alla parola giusta, vera che come ogni altro strumento va usata nel modo corretto, adita ad esprimere la verità senza doppi fini.
    Sin dalle scuole elementari ci hanno insegnato che l'Italia è un Paese democratico, dove ognuno quindi può liberamente (e sottolineo liberamente) esprimere le proprie opinioni, ma non credo sia proprio così dal momento in cui si ritrova quasi tutto nelle mani di un unico "centro":la camorra.
    In passato (al tempo della dittatura), in un certo senso, vi era un meccanismo molto simile mediante il quale tutto ciò che era trasmesso dai mass-media era controllato dalla persona di potere. Quindi ciò che "faceva comodo" non diffondere veniva censurato.. Ma si parlava di dittatura, di regimi totalitari, dove il potere era concentrato nelle mani di un'unica persona che aveva il compito di governare il popolo, rappresentarlo. Ora senza andare troppo in fondo alla questione (perchè si sa che in realtà non è sempre stato tutto così semplice, non è sempre andato sempre così tutto di liscio) è importante rifletterci. Ci sono stati anni di rivolte, lotte fino ad arrivare ad oggi che si parla di democrazia (...appunto si parla!!!).
    Roberto Saviano nell'intervista a "Che tempo che fa" ci racconta di mass-media manipolati, gestiti dalla camorra, di "burattini" nelle mani di quest'ultima che si lasciano manipolare da uomini ingiusti pur sapendolo, per paura, perchè scelgono la strada più semplice.
    Sono poche, oggi, le persone come Saviano che hanno il coraggio di andare contro quella che oggi rappresenta la forza, il potere maggiore, la camorra, pur mettendo a rischio la propria vita.
    Tutto questo, come giustamente ci fa notare Saviano nell'intervista,è agevolato dallo stesso cittadino il cui diritto-dovere è quello di scegliere dei politici che salvaguardino il bene comune. Purtroppo anche in questo vince la camorra. I voti non sono dettati dal desiderio di realizzare i propri ideali ma dovuti ad una sorta di scambio,sembra di rivivere l'"era del baratto" (voto chi ha di più da darmi).
    In passato, dice Saviano, si offrivano posti di lavoro; oggi i voti vengono venduti a tutti gli effetti. Ovviamente questo meccanismo non va altro che a favore della camorra che purtroppo è la "più grande economia italiana".
    A questo punto mi chiedo: come si potrebbe debellare questo male? Purtroppo il marcio c'è ed è ora di scorciarsi le maniche e iniziare a lavorare insieme per combattere i "meccanismi" che mascherano la verità per appoggiare chi ha il coraggio di mostrarla tutta pubblicamente.

    Antonia Iodice

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  6. BRUNA LA SALA3 aprile 2009 20:30

    Roberto Saviano con il suo celeberrimo scritto mette a nudo le verità nascoste di una società che purtroppo vive radicata nell' omertà e nel potere indiscusso della camorra.Potremmo tutti prendere esempio da questo giovanissimo ragazzo che ha deciso si "combattere" il Sistema con l'uso delle parole,ponendosi, come egli stesso ha detto, come "operazione mediatica";è sconcertante per noi giovani italiani, non solo campani, leggere questo libro in quanto ci mostra come tutti i settori del commercio e non siano gestiti dalla camorra e come sia a questo punto data la vastità del fenomeno impossibile eliminarlo.
    Ancor più sconcertante trovo le risposte di giovani studenti e a volte anche docenti o semplicemente passantialle varie interviste fatte fuori agli edifici scolastici di Casal di principe i quali considerano Saviano uno -che si è arricchito- narrando solo bugie, non è vero per loro che i casalesi controllano e gestiscono tutto a casal di principe "si sta bene". Una realtà davvero terrificante per giovani adolescenti che credono fermamente nel potere indiscusso di questi clan.E' a proprio in questi momenti che cade su di me una sensazione di sconforto unica, tristezza immensa... mi chiedo a cosa possono mai servire le mille iniziative contro la camorra se poi c sono zone, scuole intere che sono lontane anni luce dalla cultura della legalità!siamo in pochi a combattere ma non per questo dobbiamo fermarci!!"Siamo tutti Saviano siamo tutti bersagli" questo lo slogan di un' inizativa promossa dall' ass. studenti napoletani contro la camorra nel mese di ottobre, slogan che potremmo fare nostro al fine di impegnarci in questa battaglia!



    Bruna La Sala

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  7. Marilena Caccavale8 aprile 2009 22:45

    Secondo me con il romanzo Gomorra Roberto Saviano documenta in maniera straordinaria con numerosi dettagli il mondo della camorra e non solo. E’ uno studio attento e personale, una testimonianza emotiva, ma allo stesso tempo razionale di uno spaccato della società. Non si parla solo di Napoli o della Campania o del Sud, Gomorra descrive il motore del capitalismo, di tutta la società capitalista in Italia, così come in Europa e nel mondo intero.
    Con questo romanzo Saviano è riuscito a descrivere una realtà che tutti pensavamo di conoscere dalla cronaca ma che in realtà ha dei risvolti sconvolgenti e inimmaginabili.
    Sono stati fatti numerosi commenti su questo romanzo e sulle motivazioni che hanno spinto Saviano ad affrontare questo argomento.
    C’è chi sostiene che Saviano ha scritto questo romanzo solo per un più facile guadagno, mentre altri, tra cui io, sostengono che Saviano ha avuto il CORAGGIO di mettere a nudo un problema conosciuto da molti ma che nessuno ha avuto la forza di parlarne solo per paura. Quando qualcuno ha il coraggio di dire la nuda e cruda verità, consapevole delle conseguenze, subito si pensa che è uno dei tanti in cerca di popolarità.

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  8. Paolo La Montagna17 aprile 2009 15:27

    Di sicuro Roberto Saviano possiamo definirlo come un vero e proprio fenomeno mediatico, il più grande degli ultimi anni. La libertà di parola che io ricordi non ha riportato mai a conseguenze così disastrosead una persona. L'autore ora deve vivere sotto scorta e come ha sottolineato Fabio Fazio durante la trasmissione ha soltanto 29 anni. E' una vita che non può essere compresa da nessuno credo. Dormire con un occhio sempre aperto, guardarsi intorno e vedere sempre divise, divise e divise. Gli unici interlocutori sono le forze dell'ordine, che non possono far altro che parlare del più e del meno, cercando di non far pensare al povero Saviano la gravità e la tristezza della sua situazione. Purtroppo è stata una scelta per lui, ma un passo avanti per l'intera popolazione della Campania. Il suo libro senza dubbio rimarrà nella storia perchè è riuscito a dare un quadro completo di tutta l'organizzazione malavitosa che esiste qui in Campania e che si estende in tutto il mondo, dagli U.S.A. alla Cina. Il sistema ha distrutto Saviano, ma se notate, lo ha fatto senza far nulla. Sono stati sventati attentati nei suoi confronti, hanno cercato di ucciderlo, ma non ci sono mai riusciti. I detenuti appartenenti al sistema non fanno altro che mandare minacce di morte allo scrittore che ormai vede più lettere minatorie che bollette nella sua casella di posta. Il suo libro è stato un'arma a doppio taglio: da una parte ha dato a Saviano la possibilità di ricevere popolarità, elogi, e premi, ma dall'altra gli ha impedito di svolgere una vita normale. Nei due video si parlava di problematiche comuni a noi tutti: la spazzatura, le elezioni boicottate, di malavita. Purtroppo la situazione questa è, e dobbiamo affrontarla così come viene, senza troppi giri di parole. Sicuramente avrete visto sacchetti dell'immondizia sparsi lungo le strade quando scendete di casa, sicuramente avrete sentito parlare di corruzioni in ambito politico e di bustarelle in cambio del voto, sicuramente sarete passati lungo una strada affollata, magari il sabato sera e qualcuno indicando una persona avrà detto: "Guarda, quello è Tizio, è nu "malament"". Roberto Saviano non ha fatto altro che camminare come un normale cittadino lungo le strade di Napoli e provincia raccogliendo tutto ciò che la gente diceva o che lui stesso vedeva e lo ha racchiuso in un libro. Ma qual è ora la funzionalità di quest'ultimo? Sicuramente servirà per mettere un accento su tutte le pratiche giuridiche alle quali non hanno dato importanza e che comunque dovranno essere riprese per far luce in tutto questo buio. Sicuramente ora i malavitosi e i latitanti staranno più all'erta e si guarderanno di più le spalle. Di sicuro i controlli saranno più fitti e i blitz della polizia più frequenti. Ma mi chiedo: noi di Napoli possiamo capire questa situazione, ma la gente che ha letto il libro che idea si è fatta di Napoli e della Campania? Ricordo l'anno scorso quando andai in viaggio con la scuola in Polonia e un signore che alloggiava nell'hotel dove noi pernottavamo, tedesco, si accostò a me e dopo avermi chiesto se sapevo parlare in Inglese, volle interloquire con me. La prima cosa che mi disse fu: "You are Italian, right?" E io ovviamente annuii, e alla seconda domanda che mi pose: "Where do you live?" io risposi prontamente e con fare molto orgoglioso: "Napoli!". Sapete quale fu la prima cosa che mi disse? "Oh, Naples: RUBBISH, TRAFFIC, CAMORRA..". Questo è il lato negativo di questo libro: oramai siamo marchiati a fuoco, Napoli non è una città, per gli altri, fantastica, con una storia di prim'ordine alle spalle, ma solo una città ricca di fenomeni tutt'altro che positivi. A noi il compito di difendere a spada tratta la nostra città natìa, per far si che alla risposta: "Napoli", gli altri rispondano: "Che fantastica città". Ringrazio Saviano ovviamente per aver fatto chiarezza su questa piaga che colpisce la nostra regione. Inutile dire che lo ammiro come uomo e come scrittore, però credo che bisogna porsi delle domande del genere. Ho detto la mia.

    Paolo La Montagna

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  9. Concetta Clemente27 aprile 2009 15:06

    “Abramo andò di mattino presto dove si era fermato davanti al Signore per guardare dall’alto il panorama di Sodoma e Gomorra e di tutta la terra del circondario e vide che saliva un fumo dal paese, come il fumo della fornace” (Gen 19, 27-28).

    In questo passo della Genesi viene descritta la distruzione di Sodoma e Gomorra ad opera di Dio: esse sono due delle cinque città distrutte da dio per la corruzione dei loro abitanti. Significativa è sicuramente l’immagine del fumo che sale dal paese, facendolo sembrare una grande fornace: immaginiamo le fiamme che avvolgono le terre di coloro che non si erano curati della legge divina, ma che avevano con la stessa avidità delle fiamme commesso ingiustizie e atti riprovevoli. Questi uomini in fondo non sono molto diversi da quelli citati da Roberto Saviano nel suo libro, che non a caso porta il nome di Gomorra. Quelli descritti da Saviano sono anch’essi uomini che non si curano di alcuna legge, sia essa divina o “terrena” anche se ritengono di conoscere la legge divina che purtroppo interpretano in modo sbagliato ( come si può anche vedere nel recente film dedicato a Provenzano mandato in onda su Canale 5, in cui il noto latitante leggeva la Bibbia e la teneva sempre con sé; anche se lì si parlava di mafia credo che, nonostante vada sotto diversi nomi, la criminalità organizzata mantenga sempre la stessa forma): sono loro a fare le leggi e a pretenderne il rispetto. Quello dell’autore di questo libro è stato un gesto di grande coraggio, le parole che sembrano scolpite nel testo sono grandi macigni che segnano, purtroppo, il suo presente e il suo avvenire: sono parole che Saviano ha voluto scrivere sapendo che mentre l’inchiostro le “tatuava” sulla carta sarebbe stato “per sempre”, e sapeva anche che quelle parole avrebbero sconvolto e mutato la sua esistenza e quella dei suoi familiari, imprigionandolo in una vita fatta di una soddisfazione di cui aver paura. Ma Saviano è coraggioso, vuole essere uno scrittore che “parla a molti, al loro cuore”, e se per fare ciò deve fare strategia di se stesso va bene: parla ai giornali, smentisce le accuse circa il suo arricchirsi grazie alla storia e le accuse di plagio, ricordando le parole di Enzo Biagi che gli disse: “Sei davvero arrivato quando qualcuno farà il falso del tuo libro e ti accuseranno di plagio”. Si dice che molte notizie che egli riporta nel suo libro sono riprese dai giornali, che saviano ha soltanto copiato, ma in realtà questo non può far altro che rendere il suo libro ancora più veritiero, perché documenta l’odierna realtà raccontando anche il passato. Certo l’argomento camorra fa troppa paura per far sì che i media ne parlino: si preferisce, anche tra la gente che magari ne è vittima, indossare la maschera dell’omertà e recitare in un teatro di paura una falsa “commedia”, perché questo silenzio sembra far comodo a molti. D’altra parte sembra davvero impossibile combattere o porre un freno alla criminalità organizzata se un uomo, latitante da 12 anni, ha la possibilità di scrivere una lettera contro chi cerca di fare il proprio lavoro, ovvero il bene dei cittadini: stiamo parlando di una giornalista e di un PM, sui quali si vuole far ricadere la responsabilità della condanna di questi boss. Si cerca di delegittimare il lavoro di Sviano, del PM e della giornalista; emerge chiaramente la paura di parlare di questo processo chiamato “Spartacus”, aperto nel 1998 soprattutto contro il clan campano dei Csalesi; c’è l’ossessione di voler screditare a tutti i costi il lavoro altrui per distogliere l’attenzione sul vero problema. Il silenzio è tanto, troppo ed è questa una guerra fatta in solitudine perché instaurare un rapporto di comunicazione è davvero difficile. “Sapere e capire divengono una necessità: l’unica possibile per considerarsi ancora uomini”. Dal primo capitolo di Gomorra leggiamo: “ Quando il gruista del porto mi raccontò la cosa, si mise le mani in faccia e continuava a guardarmi attraverso lo spazio tra le dita. Come se quella maschera di mani gli concedesse più coraggio per raccontare, aveva visto cadere corpi e non aveva avuto neanche bisogno di lanciare l’allarme, di avvertire qualcuno”. Troppo pochi sono stati coloro che hanno trasformato le loro paure in coraggio e si sono pentiti, hanno confessato, si sono occupati del problema, ma da soli non possono e non potranno mai combattere contro un mostro che ha preso forma piano, ma è cresciuto nel tempo, ha messo le radici nelle nostre vite, è la nostra ombra quotidiana. Ci vorrebbero cento, mille Saviano per dare almeno coraggio ai media di parlare e informare, per evitare che i nostri eroi, coloro che hanno dato la vita per distruggere la criminalità organizzata, non vadano dimenticati, ma venga reso loro onore: solo così non dovremo più aver paura e finalmente saremo liberi!

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  10. Inizio dicendo che l'Italia è l'unico paese in cui se uno inizia a denunciare determinati fatti con un discreto successo mediatico (nel senso che riesce a raggiungere moltissime persone che, ovviamente, si indignano) invece di essere ascoltato viene immediatamente accusato di qualsiasi cosa. Meglio credere che l'Italia sia un paese "perfetto" no? Un'altra cosa assurda poi è questa, riporto la frase dell'articolo [...]Si difende poi "dall'accusa di essersi arricchito con le storie che scrive"[...] Vi rendete conto di quanto sia ridicola? Praticamente in Italia se denunci e chiedi giustizia devi essere per forza un martire e magari sperare anche che ti ammazzino perchè tu non venga considerato un approfittatore. Certo, perchè ovviamente uno che denuncia e poi non può più vivere a casa tranquillamente, deve stare sotto scorta (che vi ricordo non è che danno per hobby, ma per motivi fondati), non può lavorare in nessun modo DEVE morire di fame (vedi "martire" di prima)...
    Cmq Saviano in un monologo durato 40 minuti a "Che tempo che fa"sostiene che La politica ha paura di affrontare l'argomento camorra perche' e' un argomento perdente". Questa intervista è incentrata soprattutto sull'accusa ai giornali locali e al loro modo di affrontare l'argomento camorra senza tralasciare però altrettante accuse alle stampa nazionale, colpevole di ignorare spesso l'argomento cosi' come la politica. "Nell'ultima campagna elettorale -ha sottolineato Saviano- da qualsiasi parte non si è parlato di mafia perché c'era l'impressione che la gran parte della gente non fosse interessata". "La politica è molto complicata -ha aggiunto Saviano- e la cosa più grave che può fare è far scendere il silenzio su queste vicende così come la cosa più grave che possano fare gli elettori è il silenzio su queste storie". Saviano ha ricordato come vengano ammazzate "almeno tre persone al giorno e la cronaca nazionale ignora tutto questo in un silenzio spesso colpevole che non permette al Paese di capire".

    Si difende poi "dall'accusa di essersi arricchito con le storie che scrive". "Vivo grazie ai miei lettori - ha detto - e i soldi che ricevo sono quelli che mi danno loro comprando il mio libro o leggendo i miei articoli". "Voglio essere uno scrittore che parla al piu' alto numero possibile di persone -ha sottolineato l'autore di 'Gomorra'- e per quanto riguarda l'accusa di plagio ricordo quello che mi disse Enzo Biagi 'sei veramente arrivato quando fanno un falso del tuo libro e ti accusano di plagio'. Ecco -ha concluso Saviano- adesso le ho tutte e due".

    Poco prima del suo intervento nella trasmissione il procuratore aggiunto di Palermo, Antonio Ingroia, intervistato da Klaus Davi nella trasmissione KlausCondicio in onda su Youtube, aveva invitato lo scrittore a liberarsi del personaggio mediatico che gli è stato appiccicato addosso". L'icona "appiccicata addosso" allo scrittore, secondo il pm, e' quella del professionista dell'anticamorra. "C'e' il rischio di rimanere prigionieri del personaggio che ci viene appiccicato addosso". "Non sempre è facile -conclude Ingroia - . Saviano ha dimostrato di essere una persona intelligente e immagino che riuscira' ad avere un livello di consapevolezza tale da poter rilanciare in avanti la sua immagine".

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