mercoledì 19 maggio 2010

Giornale in ateneo - n°9

Per questa settimana il compito per gli studenti coinvolti è quello di commentare le polemiche che hanno animato il Salone del Libro di Torino relativamente al presunto rischio per la libertà di stampa rappresentato dal disegno di legge sulle intercettazioni del ministro Alfano. Gli editori firmatari del documento proposto da Stefano Mauri e Alessandro Laterza credono esista il concreto pericolo che sia pregiudicato il diritto dei cittadini di controllare l'operato della magistratura, siete d'accordo?
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6 commenti:

  1. Ritengo che il decreto Alfano limiti, solo in parte, il diritto dei cittadini di controllare l'operato della magistratura, in quanto impedisce al popolo di conoscere il nome del magistrato che si occupa di un determianto caso giudiziario e che è dunque responsabile davanti al Paese di eventuali decisioni quali, per citare un esempio, la scarcerazione di un detenuto. Tuttavia, ritengo giuste le sanzioni imposte ai giornalisti che pubblicano intercettazioni prima della fine dei processi. Credo, infatti, che il disegno di legge serva ad evitare gli abusi delle intercettazioni e a tutelare il diritto alla privacy dei cittadini. Questo impedirà la pubblicazione di notizie riservate o distorte quando ancora il processo non è terminato. Pubblicare le intercettazioni su giornali e blog quando un processo è ancora in corso vuol dire, infatti, accusare ed infamare cittadini che sono ancora da considerarsi innocenti fino a quando non verranno dichiarati colpevoli dai tribunali competenti. Quindi, a mio parere, è più giusto aspettare il termine di un processo per divulgare informazioni sui reati. Questo non vuol dire privare i cittadini del diritto d'informazione ma solo far sì che questi accedano a informazioni fondate su basi certe e giuridicamente verificate. Ritengo altrettanto giusto il punto che impedisce la pubblicazione di intercettazioni con informazioni riguardanti terzi che non risultano implicati nei processi. Sono del parere che non si debba speculare su fatti che non hanno alcuna attinenza con i processi in corso.

    Claudia Agostino

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  2. Concetta Clemente24 maggio 2010 17:52

    Innanzitutto vi consiglio di consultare questo link http://www.agrigentoflash.it/2010/05/21/il-ministro-alfano-questi-i-contenuti-del-decreto-intercettazioni/ , nel quale è possibile avere delucidazioni sui punti contenuti nel decreto Alfano sulle intercettazioni. Dal momento che per quanto riguarda le intercettazioni su casi di mafia o latitanza tutto rimane come prima, ovvero sono garantite le intercettazioni in ogni luogo e momento e persino l’utilizzo di intercettazioni riguardi vecchi processi, a mio avviso è giusto che ci siano delle limitazioni nella pubblicazione di intercettazioni durante le indagini. Coloro che hanno scioperato in questi giorni, giornalisti del mondo cartaceo e del mondo della rete, gli editori e gli scrittori che hanno preso parte al Salone del libro di Torino hanno esagerato nel definire le proposte avanzate nel disegno legge del nostro Ministro della Giustizia “bavaglio all’informazione”. Credo che nel momento in cui vengano rispettati questi punti • per fornire maggiori garanzie al cittadino è stato previsto che l’autorizzazione alle intercettazioni sarà concessa da un collegio giudicante e non da un singolo magistrato; • ancora al fine di una reale tutela della privacy e del regolare svolgimento delle indagini, è previsto il divieto di rilascio di copia di verbali, di supporti e decreti sulle intercettazioni; è inoltre vietata la trascrizione di conversazioni riguardanti fatti circostanze e persone estranei alle indagini, A garanzia del cittadino, le intercettazioni, per le quali l’autorità giudiziaria dispone la distruzione, non potranno in alcun modo essere pubblicate; tutto ciò per evitare la divulgazione di intercettazioni (o stralcio di esse) inerenti soggetti estranei alle indagini, ed in ogni caso non aventi alcuna rilevanza penale; • nel pieno rispetto dell’art. 114 cpp, per evitare qualsiasi fuga di notizie dall’interno degli Uffici giudiziari, è previsto un innalzamento della pena a carico di quei soggetti che rivelino o agevolino la conoscenza di atti e notizie coperti dal segreto, di cui sono a conoscenza per motivi di servizio o di ufficio, stabilendo altresì che la competenza per le relative condotte sarà attribuita ad un Ufficio giudiziario diverso da quello dal quale è originata la fuga di notizie, viene garantita la privacy a ogni cittadino, a maggior ragione a coloro che sono presenti ma non coinvolti nei fatti per cui si sta indagando. Per quanto riguarda invece editori e giornalisti, il decreto specifica che - L’attuale sistema sanzionatorio sulla pubblicazione degli atti di indagine colpisce i giornalisti ma non gli editori; come peraltro già previsto per tantissime ipotesi di reato nei confronti di altre tipologie di imprese, si è deciso di estendere la normativa sulle responsabilità delle persone giuridiche alle società editrici, per i reati di pubblicazione arbitraria degli atti di un procedimento penale; • resta garantito il diritto alla pubblicazione di notizie di indagine, ma ,a garanzia del corretto svolgimento delle indagini, non sarà possibile pubblicare atti o parte di essi, fino alla conclusione dell’indagine preliminare. Gli ultimi punti che ho riportato, infatti, mostrano che non c’è un divieto assoluto alle pubblicazioni di indagini o intercettazioni, si vieta solo che queste possano essere pubblicate prima che le indagini “preliminari” siano concluse, questo per fare in modo che non vengano ingiustamente accusate delle persone estranee ai fatti, o che magari venga troppo protetta anche dall’opinione pubblica, una figura nota che , nonostante si possa pensare il contrario, sia invece coinvolta nelle vicende di cui si parla. Ma anche per fare in modo che le indagini in corso non vengano compromesse. Ritengo che la vicenda sia stata trattata indebitamente sotto l’aspetto politico, ovvero sono state prese delle posizioni contro o a favore del decreto a seconda delle proprie ideologie politiche e di conseguenza di quelle del Ministro Alfano.

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  3. Concetta Clemente24 maggio 2010 17:52

    Anch’io se non mi fossi documentata su quanto prevede il disegno legge, ma leggendo solo i giornali, avrei pensato che si stesse facendo di tutto per soffocare la voce dell’informazione sotto gli interessi di pochi, o meglio che si stesse facendo avanti un’oligarchia politica il diritto di stampa. I media sono stati definiti il quarto potere del governo e oggigiorno sappiamo come è difficile tenere a bada l’opinione pubblica, quindi il potere dell’informazione gioca un ruolo decisivo nelle nostre vite. Come sosteneva Thomas Jefferson “La nostra libertà dipende dalla libertà di stampa, ed essa non può essere limitata senza che vada perduta”. Infatti credo che la preoccupazione principale dei giornalisti non stia tanto nel non poter più informare, con le intercettazioni, i cittadini di quanto accade davvero ma essi temono di perdere, alla luce di questa limitazione nelle pubblicazioni, veridicità e credibilità e quindi il loro potere come quarto stato. Nessuno vieta che si possano maturare idee, critiche e opinioni nei confronti delle vicende che accadono ogni giorno, ma dopo tutte le indagini fallite, dopo che molti sono andati ingiustamente in carcere, dopo che molti, anche tra i giornalisti, durante le indagini hanno perso la vita, è giusto porre un freno alle accuse infondate e affrettate e garantire sicurezza e privacy dei cittadini, almeno fino a quando non venga individuato il vero colpevole di un reato. C’è un’altra questione che ancora ruota intorno al discusso ddl Alfano, vi lascio il link da cui ho appreso la notizia http://www.dirittodicritica.com/2010/05/19/ddl-alfano-il-governo-imbavaglia-lo-stalking-della-carfagna/. A quanto pare il Ministro delle Pari Opportunità Mara Carfagna si è opposta alddl sulle intercettazioni di Alfano, in quanto ritiene che dopo essersi battuta tanto per il reato dello stalking, se vengono vietate le intercettazioni sarà molto difficile individuare gli stalker. “Purtroppo lo stalking è un fenomeno in crescita, in modo che la violenza perpetuata esploda in varie forme e tramite vari canali: SMS, e-mail, chat e social network. Senza parlare ovviamente del telefono. La Carfagna non ha perso tempo e si è subito mossa, su Repubblica, per questa crociata atta a modificare la legge: «Per questa ragione chiedo ai colleghi parlamentari della maggioranza, che conosco come persone sensibili, ragionevoli e concrete, di valutare con attenzione l’ipotesi di estendere al reato di stalking la possibilità di ricorrere alle intercettazioni telefoniche».La differenza è chiara: con l’intercettazione la magistratura non ha dubbi e potrà tutelare la vittima dal colpevole. Senza intercettazione invece non è possibile scoprire alcun caso di stalking. Come si può scoprire una molestia sessuale se non è possibile intercettare lo “stalker”? Sicuramente quello che ne deriva è una nuova grande contraddizione di questo governo”. A questo punto allora per prevenire delle situazioni, se ne creano altre sfavorevoli…ma allora com’è giusto comportarsi? A chi dobbiamo dare davvero ascolto? Concludo lasciandovi due citazioni che in qualche modo possono aiutarci a riflettere. “ per godere degli inestimabili benefici che la libertà di stampa assicura è necessario sottomettere gli inevitabili mali che provoca”-Alexis de Tocqueville”.
    “Se la libertà di stampa significa qualcosa, significa il diritto di dire alla gente ciò che non vuol sentirsi dire”- Gorge Orwell.

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  4. Penso che, come stabilisce anche la Costituzione italiana negli articoli 19 e 21, nella nostra società repubblicana c'è e deve esserci libertà di pensiero e di stampa e quindi non è propriamente nella stessa linea di pensiero il fatto di creare dei limiti alle comunicazioni così come alla scrittura.
    Già abbiamo i media(come e soprattutto la televisione) che decidono per noi cosa farci sapere e cosa meno, se limitiamo pure gli altri mezzi di comunicazione cominceremo a vivere nella completa oscurità e nel buio più profondo! L'unica cosa certa, d'altro canto, è che anche vero che i giornalisti sempre più spesso ingigantiscono, o in alcuni casi inventano, delle notizie, apportando non pochi problemi, soprattutto se si parla di delitti, crimini o intercettazioni. Creare però limiti in questi campi vuol dire limitare i cittadini e, anche se questo viene fatto per la giusta causa di non mettere in giro voci bensì verità, a mio parere stringe quella che deve essere l'oggettività: le notizie possono essere vere o inventate, ma sta a chi legge informarsi meglio su quest'ultime!

    Cioppa Matilde

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  5. non sono daccordo con la collega Matilde perchè per quanto sia possibile autoinformarsi..se le notizie circa lo stesso evento,spesso sono dissimili e numerose,quale metro di giudizio useremo per scandire la notizia più attendibile??ecco perchè sono assolutamente daccordo con il piano previsto dal decreto Alfano,atto a cercare di limitare i danni,e a tutelare non solo i cittadini dalle notizie più romanzate,non solo a non intralciare le indagini,nè a far gridare al mostro prima del verdetto finale,verso persone magari innocenti,ma anche e soprattutto a tutelare anche la vita di certi magistrati,omettendo il nome di chi segue i processi,magistrati che spesso rischiano davvero tanto,nel trattare cause contro la malavita organizzata per esempio..credo che i giornalisti che hanno definito tale decreto "bavaglio dell'informazione",pecchino magari di irrazionalità..il loro lavoro è informare..informare circa ciò che accade nella realtà quotidiana..quindi qual cosa migliore di informare i propri lettori della più attendibile risoluzione dei processi?evitando così anche la spettacolarizzazione di certi elementi malsani della nostra società che spesso i media trasformano in veri e propri protagonisti di reality,tanto per fare un esempio cito il caso di Raffaele Sollecito,Amanda Knox per l'omicidio di Meredith..o ad esempio il delitto di Erba,il delitto di Cogne..o il mostro di Firenze di cui è stata fatta recentemente addirittura una fiction..io credo che limitare tutto questo con più fatti concreti e meno puntate di telenovelas sulla vita e il dolore di certe persone e salotti tra qualunquismi e notizie rettificate continuamente in base al proseguire dei processi,sia una soluzione che possa portare un pò di rispetto e sana informazione..ma anche in questo caso,dove c è legge c è interesse e libera interpretazione..quindi citando una frase di un celebre Cantautore "lo scopriremo solo vivendo.."
    Alessandro Mantico

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  6. Giulia Eleonora Zeno25 maggio 2010 10:32

    Il ddl Alfano sulle intercettazioni ha causato una vera e propria lite tra editori, politici e giornalisti. Editori e giornalisti rivendicano la libertà di stampa che questo disegno di legge sembra minare. Per questo motivo, Stefano Mauri e Giuseppe Laterza hanno lanciato un appello contro il ddl 1425 cui hanno aderito 34 editori al 18/05/2010. L’appello di Mauri e Laterza ha riscosso sia pareri favorevoli sia pareri contrari. Tra le varie posizioni a favore, si schiera l’italianista Alberto Asor Rosa che reputa l’appello ineccepibile ed è pronto a firmarlo. Al contrario, l’accusa più pesante è stata sicuramente quella pronunciata dai dirigenti del gruppo Mondadori che hanno definito l’iniziativa un’operazione di «marketing editoriale». Ma in realtà, come lo stesso Stefano Mauri precisa sul “Corriere della Sera”, il loro appello è una protesta contro sanzioni inaudite nei confronti degli editori e non ha nulla a che fare con politica o marketing contro Mondadori. E’ un comunicato volto a difendere la libertà di parola e dell’informazione, infatti, Mauri scrive: «L’editoria deve opporsi a leggi che restringendo la libertà di espressione privino l’opinione pubblica di essere informata». Come si può non essere d’accordo con tale affermazione? Certo, è pur vero che spesso la privacy è violata, ma molte delle intercettazioni hanno svelato i cosiddetti “scheletri nell’armadio” di politici e via dicendo. Se il ddl non sarà modificato, c’è il rischio che la libertà di stampa sia limitata e di conseguenza tutto ciò ricadrà anche sull’opinione pubblica perché appunto meno informata e quindi incapace di avere un’opinione personale e allo stesso tempo di “ribellarsi”. Contro il decreto Alfano si è schierata anche la tv satellitare Sky annunciando ricorsi a tutte le corti di giustizia europee in caso di approvazione della legge. Si tratta di un ddl che, seppur parta da una giusta causa: quella di eliminare l’abuso delle intercettazioni, potrebbe finire con il mettere, invece, un bavaglio all’informazione! Lascio infine il link di un articolo interessante di Repubblica: http://www.repubblica.it/rubriche/la-legge-bavaglio/2010/05/20/news/appello_a_napolitano-4210955/ e il link della pagina del sito di Laterza dedicata all’appello: http://www.laterza.it/appello.asp dove è possibile anche firmare.

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