mercoledì 29 aprile 2009

Giornale in ateneo - n°5

Per questa settimana il compito per gli studenti coinvolti è quello di analizzare come è riportata la notizia dell'epidemia di influenza in Messico, tracciando, laddove possibile, un parallelo con il precedente caso mediatico dell'influenza aviaira. E' possibile pubblicare i popri commenti in risposta a questo post.

7 commenti:

  1. Ieri:

    fonte: www.asianews.it

    Tokyo (AsiaNews/Agenzie) 22/12/2004 Il Giappone ha confermato oggi il suo primo caso umano di influenza aviaria, affermando che altre 4 persone potrebbero essere state contagiate dall' H5N1, il virus dei polli, durante l'epidemia scoppiata tra i volatili lo scorso febbraio. Il ministero della Sanità ha rassicurato che nessuno dei 5 giapponesi è in condizioni gravi. Finora nel sud-est asiatico l'influenza aviaria ha ucciso 20 persone in Vietnam e 12 in Thailandia.L'Oms (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha reso noto di recente che a gennaio verrà sperimentato il primo vaccino sull'uomo contro l'influenza aviaria. Il responsabile del programma Oms per le influenze mondiali ha annunciato che se i test avranno successo e saranno approvati, "la produzione commerciale potrebbe iniziare dopo 6 o 8 mesi".

    fonte: wikipedia

    L’Influenza aviaria (nota anche come peste aviaria, dal latino aves = uccelli) è una malattia infettiva contagiosa altamente diffusiva, dovuta ad un virus influenzale (orthomyxovirus H5N1), che colpisce diverse specie di uccelli selvatici e domestici, con sintomi che possono essere inapparenti o lievi (virus a bassa patogenicità), oppure gravi e sistemici con interessamento degli apparati respiratorio, digerente e nervoso ed alta mortalità (virus ad alta patogenicità). Il virus può trasmettersi all'uomo, come è stato definitivamente dimostrato a partire dal 1997.
    Il virus è presente nell’intestino dove normalmente persiste in modo inapparente (virus LPAI). Molti di questi uccelli sono migratori e trasportano il virus in tutte le parti del mondo. Durante le soste in prossimità di zone umide (stagni, foci dei fiumi) incontrano altre specie di uccelli migratori o stanziali o domestici creando una situazione ideale per il contagio interspecifico favorito dal fatto che la maggior parte degli stormi è formata da soggetti giovani più ricettivi. Altri gruppi, come i columbiformi (piccioni, colombe, tortore), i turdidi (merli, cesene), irundinidi (rondini), sturnidi (storni e passeri), sembrano poco ricettivi o addirittura resistenti. I rapaci sono sensibili ma non costituiscono un serbatoio importante.
    In realtà il virus aviario può passare all'uomo per cause principalmente professionali. Dal 1997 in poi la prospettiva è drasticamente cambiata con le segnalazioni di diversi casi di influenza nell’uomo trasmessi direttamente dal pollame in occasione delle gravi epidemie che hanno interessato varie parti del mondo ma soprattutto l’estremo oriente.

    Oggi:

    Fonte: CORRIERE DELLA SERA

    All'origine dell'influenza suina, c'è quella umana ed ha il suo picco in autunno ed in inverno. Non è trasmissibile all'uomo mangiando carne cucinata ma soltanto attraverso lo stretto contatto con l'animale infettato. Il rischio pandemia è dovuto dalla trasmissione da uomo a uomo.
    Robert Gallo, virologo che nel 1983 scoprì il virus HIV e direttore dell' Institute of Human Virology a Baltimora, conferma l'esistenza di un parallelo tra la febbre suina e l'aviaria "poiche entrambe trasmesse dall'animale all'uomo e dall'uomo all'animale". Come prevenire i virus lo spiega nel suo nuovo libro (Rizzoli editore), ovviamente!

    Stavolta però il virus parte dal Messico e non dai paesi orientali e, per evitare "un nuovo fiasco come quello del 1976 dove furono vaccinati inutilmente 40 milioni di americani perche si credeva nella diffusione di una nuova febbre spagnola", e siccome è gia stata effettuata "una prova generale con la Sars che ha dimostrato la validita della collaborazione internazionale nell'affrontare l'emergenza", il Corriere lancia un annuncio alla nazione cosi come fa la rivista Lancet: chi ha i soliti sintomi di influenza prenda le distanze dagli altri e metta in atto una forma di autoisolamento.

    Fonte: SOLE 24 ORE

    Portatori del virus dell'influenza aviaria sono gli uccelli selvatici che la trasmettono ai suini che, a loro volta trasmettono, per via aerea o per contatto, all'uomo.
    A Ginevra dal 2004 però è presente un bunker sotteraneo dove scenziati cercano cure e rimedi contro i virus e, mentre twitter diffonde il panico dovuto ad una preoccupante disinformazione, su un treno svizzero esplode una fiala contente virus suino (inoffensivo per l'uomo) contenuta in un involucro dove il ghiaccio secco viene mal posto. La fiala viaggiava da Zurigo verso Ginerva, dove ogni giorno vengono traportati virus in queste condizioni.

    FRANCESCA FORTE

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  2. MARIA GRIMALDI5 maggio 2009 00:17

    La sindrome della febbre suina in Messico non è nient’altro che la ‘vecchia’ influenza aviare che ritorna, dal momento che non è mai andata via.
    Non si capisce perché adesso si utilizzi una definizione diversa da quella ormai consueta di influenza aviare, in quanto il virus chiamato in causa adesso è l’H1N1 ovvero un Ortomixovirus, un tipo di virus che si contraddistingue per avere moltissimi sottotipi, fatto che ha portato a identificare le diverse varianti con le due lettere H e N e una serie di numeri per ogni lettera, 1,2 3, ecc. Il virus dell’aviare era H5N1 quello odierno, come detto, H1N1.
    Per un caso non tanto strano, se la tipologia sarà confermata, si tratta dello stesso agente virale che aveva causato la famosa ‘spagnola’, l’influenza che ha ucciso più di cento milioni di persone in tutto il mondo subito dopo la prima guerra mondiale. Al tempo la condizione sanitaria della popolazione era più fragile di quella attuale e questo è importante da capire perché si deve ricordare che le malattie, per svilupparsi, richiedono sia la presenza dell’agente infettante, virus o batterio, come uno stato immunitario insufficiente e condizioni ambientali predisponenti, ad esempio il freddo intenso. Per questo il virus oggi dovrebbe a fare meno paura che quasi cent’anni fa, per la migliore situazione sanitaria delle popolazioni in generale.
    Perché il virus dai volatili o dai maiali passa all’uomo?
    Da un punto di vista scientifico si ammette che i volatili siano il serbatoio di questi virus, i quali passando da animale ad animale possono mutare le loro caratteristiche, cioè diventare più virulenti, cambiare il potere infettante, cioè colpire animali che prima non erano colpiti, ecc..
    Il modo con cui avviene la trasformazione è stato studiato a fondo. Passando da animale ad animale trova condizioni immunitarie diverse, le quali interferiscono con la sua struttura genetica e facilitano la modificazione del patrimonio genetico.
    È naturale che tali modificazioni siano più facili laddove vi sia una grande concentrazione di animali con caratteristiche immunitarie diverse come può avvenire negli allevamenti industriali, dove gli animali sono sottoposti a stress e a continui trattamenti terapeutici, per cui si generano le condizioni migliori per indurre la trasformazione dell’agente virale.
    Il virus, proprio per le sue possibilità di modificarsi, ha elevate capacità di adattarsi ad altri soggetti cioè di colpire altre specie animali, per quello che viene definito il «salto di specie», passando da quella normalmente parassitata ad altre. E questa possibilità è ciò che lo rende più pericoloso per la specie umana.
    I suini sono sensibili sia ai virus influenzali umani sia a quelli aviari, è quindi abbastanza comprensibile che siano loro i responsabili del riassorbimento genetico del virus, tale da renderlo patogeno per la specie umana. Questo probabilmente è quanto avvenuto e sta avvenendo in Messico e si sta diffondendo nei vicini Stati Uniti, dal Kansas alla California allo stato di New York come nel Regno Unito e in Nuova Zelanda (il rischio di pandemia quindi è reale ed è anche medio-alto, secondo l’Oms).
    Come sempre accade le autorità sanitarie si preoccupano sia per la salute sia di non provocare, come dicono, il ‘panico’ nel mercato che potrebbe mettere a rischio la filiere produttive degli animali da allevamento. Qual è allora la situazione reale o realistica? ...



    Il primo bimbo contagiato dall'influenza suina si chiama Enrique Hernandez e oggi gioca a calcio, si arrampica sugli alberi. Un monello vispo e sorridente che davanti ai giornalisti giura: «Mi sento bene». Difficile non credergli. A Ginevra l'Organizzazione mondiale della Sanità continua a giocare con i livelli d'allarme. Era tre, poi è diventato quattro, ieri ha toccato il cinque su una scala di sei. Ma leggendo attentamente i suoi ansiogeni comunicati si scoprono dati tutt'altro che preoccupanti. I morti accertati per il virus dei porci sono sette. Anzi, otto, calcolando l'infante messicano morto ieri in una clinica del Texas. Otto? Ma non erano 159 solo in Messico? E i casi sospetti non erano duemilacinquecento?
    Qualcosa non torna. Il dubbio che la vicenda sia stata ingigantita ad arte è sempre più forte, sempre più concreto. Anche perché le analogie con l'influenza aviaria sono evidenti, innanzitutto considerando come è sorto il contagio. Il focolaio del virus degli uccelli fu individuato nel sud della Cina in un allevamento di oche, tenuto, come consuetudine da quelle parti, in condizioni igieniche disastrose. E oggi? Nel villaggio di La Gloria, 2500 abitanti nello stato Veracruz, in Messico, celebre per la sua povertà e per i giganteschi allevamenti di maiali, non certo esemplari per pulizia e rispetto delle norme di tutela della salute.

    E chi morì allora? Coloro che vivevano a contatto con gli animali infetti senza adottare le dovute precauzioni e il cui fisico era debilitato da un'altra malattia o con carenze immunologiche che abbassavano il livello degli anticorpi; guarda caso, come oggi. Ad ammalarsi non erano (e non sono) persone in salute, bensì predisposte, per un verso o per l'altro.
    Questo, evidentemente, non significa che un'influenza mutuata dagli animali debba essere trascurata. Al contrario, ma un conto è monitorare una situazione e prendere le precauzioni nella giusta proporzione; un altro è ingigantire un problema locale e trasformarlo in un allarme mondiale, alimentando lo spettro di una pandemia.

    Quando ciò accade è consigliabile diffidare. C'è odore di spin ovvero di quelle tecniche che consentono di orientare e talvolta di manipolare l'opinione pubblica. A vantaggio di chi e perché? Sull'aviaria - come dimostrò, tra l'altro, una splendida inchiesta di Sabrina Giannini per Report - a beneficiarne furono una società di ricerca americana, la Gilead Science, a lungo presieduta dall'ex capo del Pentagono, Donald Rumsfeld, che aveva creato il Tamiflu. E la Roche, come noto, produce e commercializza l'ormai famosissimo antivirale, le cui vendite esplosero. Non si è mai saputo chi fu il regista; ma il film di allora assomiglia assai a quello di oggi, perché diffondere il panico collettivo è meno complicato di quanto si creda. A condizione di coinvolgere le istituzioni, che, spesso inconsapevolmente, garantiscono l'effetto leva.
    L'operazione richiede: primo, un committente, che resta sempre nell'ombra. Secondo, specialisti della comunicazione che sanno usare a proprio vantaggio le dinamiche della moderna società dell'informazione. Terzo, Una prova, vera o apparente: qualche morte sospetta, alcuni contagiati. Quarto, un angosciante mistero: la malattia sconosciuta e capace di evocare paure ataviche come quella dell'influenza spagnola. Finché l'allarme è confinato a una realtà locale, l'opinione pubblica resta quieta; ma non appena un governo o un istituzione internazionale si accorge del problema, il panico inizia a diffondersi e si auto-alimenta.
    L'allarme per la suina è scattato quando il governo messicano ha parlato al Paese con toni drammatici, seguito a distanza di poche ore da quello americano. A quel punto l'Oms è entrato in fibrillazione e, a ruota, tutti i governi del mondo. Quale Stato può correre il rischio di essere accusato di aver sottovalutato la «peste del Duemila»? E allora via con comunicati e conferenze stampa, che inviano messaggi spesso contraddittori. Il virus c'è, ma non è grave. Anzi sì, e presenta «potenziale pandemico». Il vaccino manca? Aiuto, ma sta per arrivare; anzi, no e comunque ci sono gli antivirali. La gente è confusa. Meno capisce, più ha paura. Una paura che a qualcuno giova e tanto. Per ragioni che noi, ancora, non sappiamo.

    (il giornale .it)


    Ho cercato due articoli che mettessero in evidenza la continuità tra l’influenza aviaria e quella suina..sia per quanto riguarda il virus in quanto tale,come leggiamo dal primo punto,e anche sul panico che prende il sopravvento.
    Secondo il mio parere è lecito il nostro panico in quanto viviamo in funzione dell’informazione se anch’essa ci viene a mancare e non dobbiamo attenerci troppo.. è la fine!!!!
    Siamo in un mondo che scindere il vero problema da come lo si è posto è molto difficile ..E’ molto più semplice attenerci a ciò che dicono i mass media in generale..che a valutare se è meno grave o no!!!
    Ognuno di noi sicuramente fa di tutto per salvaguardarsi..
    Mi rendo conto che l’epidemia sta avanzando..sto guardando la trasmissione su canale 5 MATRIX e parlano appunto di questo…la domanda che hanno appena fatto è:
    -è un’influenza curabile??
    -SI’.può essere paragonata all’influenza “normale” che provoca 5000 morti l’anno!!!
    -e quindi dov’è il panico???
    -è nuova rispetto ad altre..quindi bisogna trovare nuovi vaccini..

    Beh cosa dire..come al solito si dimenticherà tutto in pochi giorni..finchè questa nuova influenza non diventerà anch’essa “normale”o addirittura dimenticata..


    MARIA GRIMALDI

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  3. Valeria Pezzella5 maggio 2009 14:18

    Sos influenza da suini: è scattato l'allarme a livello internazionale dopo i recenti casi di decessi e infezioni verificatisi in Messico e Stati Uniti.Il governo messicano ha annunciato ieri che sono 16 i casi confermati di persone morte a causa di una nuova variante del virus dell'influenza dai suini, ai quali bisogna aggiungere altri 48 decessi «sospetti» e 934 pazienti che potrebbero aver contratto la malattia, e le autorità della capitale hanno chiuso tutte le scuole per il timore scatenato dall'epidemia. Vano segnalati anche cinque casi in California e due in Texas. Il ministro della Sanità, Josè Angel Cordova Villalobos ha dato le nuove cifre ufficiali sulla malattia dopo una riunione del consiglio dei ministri, sottolineando che si tratta di una nuova varietà del virus, più aggressiva di quelle precedentemente conosciute. «Siamo di fronte ad un nuovo virus influenzale i cui sintomi sono: febbre superiore ai 39 gradi che si presenta all'improvviso, tosse, mal di testa intenso, dolori muscolari e alle articolazioni, irritazione degli occhi». I casi finora rilevati si concentrano a Città del Messico, la cui area urbana rappresenta una megalopoli di oltre 20 milioni di abitanti, ma sono stati scoperti anche a San Luis Potosì, nella Baja California (nord) e a Oaxaca (sud). Cordova ha chiesto ai cittadini di prendere misure di protezione per evitare il contagio: non visitare luoghi affollati, mantenersi lontani da persone con problemi respiratori, lavarsi le mani con acqua e sapone, non condividere i pasti, ventilare le case e gli uffici e pulire gli strumenti di uso condiviso. Le autorità di Città del Messico hanno annunciato una vasta campagna di vaccinazione contro la malattia. Il virus noto come H1N1, ha sottolineato il ministro, «ha subito una mutazione dai maiali agli esseri umani» ed è comparso per la prima volta circa due mesi fa nel sud degli Stati Uniti, e anche se è diverso «da quello dell'influenza aviaria, che è molto più agressivo». Sulla base delle prime notizie, «sembrerebbe trattarsi di un virus che si è rimescolato geneticamente nei maiali acquisendo caratteristiche nuove e che lo rendono capace di infettare e propagarsi nell'uomo»: ha detto il direttore del reparto di Epidemiologia dell'Istituto Superiore di Sanità (Iss) Stefania Salmaso. In altre parole, il virus H1N1 dell'influenza dei suini si sarebbe rimescolato con altri ceppi risultando potenzialmente infettivo per l'uomo. Al momento, ha precisato l'esperta, «non vi sono vaccini disponibili, poichè non si tratta di un virus di origine umana». Se l'ipotesi di una trasmissione diretta uomo-uomo fosse confermata, ciò indicherebbe, ha spiegato l'esperta, «che il rischio pandemia nell'uomo potrebbe arrivare non solo dal virus H5N1 dell'influenza aviaria degli uccelli ma anche da virus influenzali tipici di specie più vicine all'uomo, come appunto i maiali». Va detto, ha aggiunto, che «la preparazione ad un'eventuale pandemia nell'uomo è già in corso in quasi tutti i paesi del mondo». L'esperta ha infine invitato ad evitare gli allarmismi: «In Italia e in Europa - ha detto - non ci sono casi segnalati di influenza da suini nell'uomo, e sono in atto sistemi di sorveglianza e monitoraggio degli animali».

    http://iltempo.ilsole24ore.com/2009/04/25/1017220-influenza_suini_epidemia_messico.shtml

    Negli ultimi 100 anni l'umanità ha subito tre grandi pandemie influenzali che hanno causato fino a 50 milioni di morti. Oggi la minaccia sono le cosiddette "pesti aviarie", trasmesse dai volatili, che possono colpire anche la specie umana. Dai paesi asiatici è in arrivo un nuovo virus dotato di una particolare virulenza, che decima i volatili senza poter essere arrestato. Il virus dell'influenza aviaria potrebbe presto "imparare" a passare da uomo a uomo e scatenare una pandemia pericolosissima; ci difenderemmo con farmaci e vaccini, ma … siamo preparati?Fino a luglio era una minaccia, spettrale, che si aggirava sull'estremo oriente. Poi, improvvisamente, l'Europa si è accorta che la minaccia era sull'uscio di casa: con una lettera dal linguaggio estremamente burocratico, un veterinario del ministero dell'Agricoltura russo informava l'Organizzazione Mondiale della Sanità Animale (Oie) che i suoi colleghi di Novosibirsk, nella Siberia meridionale, avevano contato decine di cadaveri di anatre, e che gli esami effettuati avevano attribuiti la loro morte all'influenza aviaria, documentando cosi il suo arrivo agli Urali, catena montuosa che divide l'Asia dall'Europa. Da qui avrebbe potuto, presumibilmente, invadere l'Europa migrando insieme alle anatre.Perché tanto allarme per la morte di semplici anatre? Il problema è che il virus dell'influenza aviaria, chiamato "H5N1", può minacciare anche l'uomo. Per ora sono state colpite solo un centinaio di persone, tutte nel sud‑est asiatico, per contagio diretto da uccelli di allevamento con cui erano a contatto. Ma gli scienziati temono che presto possa "imparare" a trasferirsi da uomo a uomo scatenando una pandemia, cioè un'epidemia di dimensioni mondiali.Questo, fortunatamente, non vuol dire che il passaggio, in corso in questo periodo, delle anatre siberiane sulla penisola italiana possa essere pericoloso per la popolazione: finora il virus per passare da animale a uomo ha avuto bisogno di sfruttare la strettissima convivenza dei due e le precarie condizioni igieniche (situazione che, fortunatamente, in Italia non è frequente).

    Ci sono però indizi del rischio del passaggio del virus da uomo a uomo: la ragazzina tailandese di 11 anni che si infettò nel settembre 2004 viveva a stretto contatto con i polli, ma morendo trasmise l'infezione alla madre e alla zia, entrambe non esposte al rischio. Questo è il primo focolaio di "probabile" trasmissione da uomo a uomo. In un altro caso, invece, non si trova il volatile responsabile della malattia: in un ricco sobborgo di Giacarta (Indonesia), dove ci sono solo ville e giardini curati e non ci sono polli, anatre e neppure tacchini, a luglio sono morti un uomo di 38 anni e, poco dopo, le sue 2 figlie. Un terzo focolaio sospetto, il più numeroso finora, è stato registrato ad agosto in Vietnam, dove sono stati coinvolti una coppia e i loro tre figli.La grande paura degli esperti è che questo sia solo l'inizio di un incubo e che un virus mortale, capace di trasmettersi facilmente da uomo a uomo come il virus della comune influenza, stia per nascere.

    Un virus per scatenare una pandemia deve avere almeno tre caratteristiche:

    1- Avere sulla sua "copertura" esterna delle proteine sconosciute al sistema immunitario umano.

    2- Essere capace di far ammalare l'uomo.

    3- Essere capace di trasmettersi da uomo a uomo.

    Per ora il virus H5N1 soddisfa solo i primi due criteri, ma non ancora (se i casi sospetti non saranno confermati) il terzo. L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) valuta comunque elevato l'attuale rischio di pandemia e non è in grado di prevedere quando si verificherà e quale sarà la sua gravità.

    Le probabilità che il virus si modifichi per potersi trasmettere da uomo a uomo aumentano con la diffusione del virus e con l'aumento delle opportunità di infezione. Per questo motivo gli epidemiologi sono pronti ad intervenire per contrastare ogni focolaio di infezione sospetto.

    Se si individua subito il focolaio, la somministrazione di un antivirale ai potenziali contatti delle persone ammalate può bastare per limitarne la diffusione. Un gruppo di ricercatori della Emory University di Atlanta in Georgia, ha ipotizzato che il primo focolaio possa essere di 500 mila casi. Se ogni paziente infetto non trasmette la malattia a più di 1-2 altre persone, intervenendo con l'antivirale entro 21 giorni si potrebbe spegnere il focolaio stesso.

    L'influenza aviaria spaventa perché fin dai primi casi del 1997, il virus ha causato spesso polmoniti virali, che sono di solito una complicanza secondaria dell'influenza classica dovuta al sovrapporsi di infezioni batteriche, curabili con gli antibiotici. Ma nell'influenza da H5N1 la polmonite è strettamente correlata al virus e non risponde agli antibiotici, risultando spesso fatale. Nei 2‑3 giorni che intercorrono fra infezione e manifestarsi dei sintomi, il virus penetra nelle cellule della parete polmonare ed è possibile il contagio. Il sistema immunitario risponde a questa invasione liberando le citochine, proteine che rendono permeabili i capillari polmonari, consentendo alle cellule di "pattuglia" di raggiungere il "nemico" ed attaccarlo. Una percentuale di malati guarisce spontaneamente, altri (pochissimi) non manifestano sintomi, ma per alcuni di essi le pareti dei vasi diventano troppo permeabili e nei polmoni fluiscono i liquidi del sangue che cominciano a riempire i singoli alveoli: se la malattia non regredisce, la quantità di liquidi aumenta, rendendo necessario il ricovero in ospedale e la ventilazione forzata (per permettere all'ossigeno di arrivare ai polmoni, incapaci di assorbirlo dall'aria).

    Probabilmente al momento non ci sarebbero vaccini e pochi Paesi sarebbero pronti con adeguati farmaci antivirali; inoltre la dotazione di apparecchiature per la ventilazione forzata sarebbe, in caso di pandemia, insufficiente.

    http://www.sportmedicina.com/influenza_aviaria.htm

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  4. Concetta Clemente5 maggio 2009 17:32

    Da alcuni giorni a quetsa parte telegiornali e quotidiani non fanno altro che parlare della nuova influenza che sta diffondendo preocccupazioni e paure ormai in tutto il mondo: la FEBBRE SUINA. Dal modo in cui i media trattano la notizia sembra davvero un qualcosa di serio, che desta timore tra la gente. La FEBBRE SUINA è strettamente imparentata con la nota, e non troppo remota, AVIARIA: 1)gli uccelli selvatici (e in un secondo momento il pollame domestico) sono portatori del virus dell'influenza aviaria, che viene poi trasmessa ai suini; 2)all'interno del maiale il virus aviario si combina con il virus umano dell'influenza stagionale; 3)il nuovo virus (combinazione di aviario-umano-suino) si trasmette per via aerea o per contatto dal maiale, vivo, all'uomo, ma la trasmissione non avviene mangiando carne perchè la cottura uccide il virus; 4)il maiale esce di scena e il nuovo virus passa da uomo a uomo come un'influenza comune, con sintomi che vanno dalla tosse, alla febbre, ai dolori articolari, il tutto talvolta accompaganto da vomito e diarrea. Così Il Sole 24Ore introduce la notizia più discussa del momento,insieme ad altre testate che non sono da meno in fatto di incutere timore nei lettori. Sul CORRIERE DELLA SERA ad esempio leggiamo: "Centinaia di infettati"...oppure "pandemia evitabile". L'influenza che ha colpito il Messico di recente, e che sembra aver contagiato altri paesi, è tale da essere definita infatti come pandemia ed è così potente da essersi aggiudicata il livello 5 di allerta (ricordando che i livelli di allerta arrivano fino a 6). Forse nessuno ancora con certezza può dire se tale malattia si evolverà a tal punto da contagiare davvero tutti i paesi del mondo, ma non è troppo tardi per accorgerci di come, dal punto di vista mediatico, la notizia ci sta influenzando. Forte è stato l'impatto, già previsto, sull'economia: inizialmente sono infatti saliti i titoli in borsa delle principali case farmacetuiche e inoltre molto importanti sono gli effetti che si ripercuoteranno sul PIL del Messico. Sono molti coloro che sostengono che la nuova influenza sia simile alle altre di cui si è parlato in passato e credono anche che presto i giornali non ne parleranno più, perchè terminata l'enfasi del momento si cercherà altro di cui servirsi per fare audience. Riprendendo notizie vecchie e non su aviaria e febbre suina leggaimo:
    "Mass media e influenza aviaria. Ci siamo cascati come dei polli, è proprio il caso di dirlo.
    Telegiornali e quotidiani, periodici e servizi speciali hanno posto per un bel po’ di tempo l’attenzione sull’influenza aviaria. Alcuni hanno creato lo spauracchio aviaria, diffondendo allarmismi esagerati e senza un reale fondamento; dall’altro lato si è cercato, invece, di minimizzare la questione facendo perdere di vista un pericolo possibile. Sbagliando da entrambe le parti: chi ne ha parlato troppo e chi poco, chi ha diffuso panico e terrore e chi ha ridotto il problema a evento mediatico senza basi scientifiche. È sbalorditivo constatare tutto ciò che può celarsi dietro alla diffusione di una notizia. È sconcertante prendere atto di politici che lucrano su dei vaccini generando una psicosi ingiustificata nella cittadinanza. È triste notare che le persone siano così poco e così male informate. È avvilente osservare che non si possono prendere per vere le notizie così come vengono date. È forse troppo ottimista sperare che la situazione possa cambiare. Uno apre il giornale e crede che ciò che c’è scritto, più o meno mediato dalla corrente politica seguita dalla redazione, sia vero. Uno ascolta il tg e crede a ciò che sente. Ma se non ci si può più fidare di chi dovrebbe diffondere le notizie dopo averle attentamente verificate e vagliate, come si può rimanere informati?
    Orson Welles nel 1941 aveva parlato e mostrato al mondo il Quarto potere, quello della stampa. Ora questo potere si è ulteriormente esteso: alla televisione, a internet. Oggi si deve parlare di potere dell’informazione, un potere che va ben oltre ciò che si può immaginare. Non sono solo il numero di copie vendute o il numero di telespettatori a interessare i burattinai che muovono i fili di questo gigantesco teatro; il sensazionalismo giornalistico serve anche interessi politici ed economici. Il lettore/spettatore deve quindi prestare molta attenzione al modo in cui recepire le notizie, deve essere capace di distinguere tra vera e propria informazione e parole fuorvianti che mirano a deviare dalla corretta interpretazione dei fatti per diffondere allarmismi e paure al servizio di un qualche interesse che col corretto giornalismo ha ben poco da spartire.

    http://sociologia.tesionline.it/sociologia/tesi.jsp?idt=18132

    "Certo che oramai dovrebbe essersi inziato a capire che non possiamo pensare di trattare gli animali come semplici “oggetti atti a far soldi”.
    Onestamente a leggere le aperture dei quotidiani viene il dubbio che ci sia un’ennesima “speculazione sull’emergenza” nella quale sicuramente qualcuno lucrerà. Vorrei credere che effettivamente sia un sincero interessamento alla salute umana ma leggendo come, banalmente, l’essere superiore stava arrivando a diffondere l’aviaria e come la notizia stessa non sia stata altrettanto pubblicizzata …
    Corriere della sera, La Repubblica, e tanti altri quotidiani si lanciano nell’emergenza che speriamo che effettivamente non abbia a propagarsi anche se siamo già arrivati ad un caso in Spagna … di buono c’è che sembra che il contagio non avvenga mangiando la carne … ma noi siamo tranquilli … abbiamo Sadurano che ci alleva i maiali e ne sappiamo anche abbastanza sugli stessi".
    http://www.ingasati.net/2009/04/27/dopo-mucca-pazza-ed-influenza-aviaria-influenza-suina/

    "L’ipotetica pandemia di influenza Suina è un esempio di terrorismo mediatico basato sul nulla.
    Quale sia lo scopo di queste forme di terrorismo mediatico, non è dato di sapere. In genere servono o nel coprire malefatte politiche o giudiziarie o nel fare lucrare somme enormi alle industrie farmaceutiche.
    La prima cosa, vorrei far notare, che l’uso di determinate terminologie non solo è difforme dalla realtà, ma a mio avviso, configura il reato di “ procurato allarme “.
    Partiamo dal nome dell’ipotetica “ influenza” .
    La si chiama” influenza suina” nonostante sia accertato, che di suino non c’è nulla, ma, come capita in ogni influenza, il virus primario, muta in una specie animale, per poi diffondersi tra gli umani.
    Ogni anno, periodicamente, viviamo “ influenze “ nate nello stesso modo e nessuno ne fa un’allerta se non per i così detti soggetti deboli o rischio( sono le normali influenze stagionali).
    Ma, parlare di Pandemia, dimostra ignoranza nella migliore delle ipotesi o addirittura malafede.
    Perché, chiediamoci, terrorizzare la gente con idiozie simili?
    Vorrei che leggeste quello che un banalissimo vocabolario dice sulla parola: Pandemia
    “Pandemìa sf. [sec. XIX; dal gr. Pandemía, il popolo tutto, da pân , tutto + démos, popolo].( avete capito bene- Tutto il popolo ) Epidemia di grande estensione, tale da coinvolgere diverse regioni, Stati e Paesi. Presupposti fondamentali per un simile evento sono: contemporanea presenza di numerose sorgenti di infezioni in molteplici.”
    In Italia non vi è un caso accertato e nel mondo su Miliardi di abitanti si contano massimo un centinai di casi, che bisogna anche verificare se veri o pure bufale. ( chi mastica un poco di statistica sa bene che numeri così bassi sono influenti su di un numero cos’ enorme).
    Ma le avete viste quelle immagini alla televisione: popolazioni, con bende sulla bocca, gente che si aggira sperduta come dopo un cataclisma? Dove sono state girate? Quando?
    A parte la pessima qualità video, chi ci dice che siano attuali ed attinenti.
    Basta, dobbiamo ribellarci con rabbia a chi vuole con la paura, tenere sotto controllo un popolo.
    Ho sentito paragonare questa “ influenza inventata “ alla Spagnola.
    Ma, si possono fare simili raffronti, come se gli anni passati non abbiano cambiato nulla sull’igiene e le scoperte scientifiche e sulla tecnologia.
    Ma siamo pazzi? A chi si vuole prendere in giro. Come si possono fare certi paragoni?
    Ve la ricordate l’aviaria. L’unico caso scandaloso di “Pandemia con nessun caso in Italia”.
    Solo miliardi di euro per vaccini inutili. Nostri soldi sprecati, per arricchire le aziende farmaceutiche".
    http://orroridicomunicazione.blogspot.com/2009/05/lipotetica-pandemia-di-influenza-suina.html

    "Influenza suina: torna l’effetto Aviaria? tra panico mediatico e medicinali.
    Dal Messico alla Nuova Zelanda, passando per gli Stati Uniti e l’Europa, il mondo sembra essere preso da una nuova paura globale quella dell’influenza suina. Dopo la conferma di una ventina di decessi in Messico, dove l’influenza trasmessa dal virus H1N1 tra i suini sembra aver iniziato a contagiare anche l’uomo, e dopo la decisione degli Stati Uniti di dichiarare l’emergenza sanitaria, sembra nuovamente scatenarsi un panico globale come quello che caratterizzò la febbre aviaria (che aveva interessato i polli) o la ‘mucca pazza’ (che aveva interessato i bovini) prima ancora. Col passare delle ore presunti casi di influenza suina, o porcina come la definiscono alcuni, vengono segnalati in continuazione da ogni angolo del pianeta: dalla Spagna, alla Francia, dall’Italia a Israele, all’Asia. Non è ancora chiaro se e in che modalità questo nuovo ceppo di influenza si possa trasmettere da uomo a uomo (per il momento gli esperti sostengono sia avvenuto solo in un numero limitato di casi e con contatti fisici molto stretti). Quel che appare certo, secondo i parametri diffusi dall’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms), è che a fronte di un alto tasso di contagio il tasso di mortalità di questa nuova influenza è molto basso e varia dall’1% al 4%. Nonostante ciò, come accaduto per l’influenza Aviaria, l’Oms ha lanciato l’allarme e ha ricordato che esiste il rischio di una pandemia. Un allarme amplificato dai media internazionali e che al momento sembra aver avuto solo la conseguenza di creare allarme tra la popolazione.
    Salgono le azioni delle case farmaceutiche. In attesa che il virus e la nuova influenza vengano studiati e compresi a fondo (oltre al fatto che vengano verificati da un punto di vista diagnostico quanti dei casi annunciati in queste ore siano realmente casi di influenza suina), però, l’allarme di queste ore ha provocato anche un’altra conseguenza già registrata in passato: l’impennata delle azioni delle grandi multinazionali farmaceutiche. La minaccia di una nuova pandemia influenzale di origine animale ha portato due dei giganti del settore farmaceutico, la svizzera Roche Holding e la britannica GlaxoSmithKline a registrare, rispettivamente, una crescita delle proprie azioni del 4% e del 3%, crescita che, secondo gli esperti, è destinata ad aumentare col passare delle ore e il diffondersi dei timori alimentati dai media. Le due aziende producono infatti due medicinali antiinfluenzali, il Tamiflu della Roche e il Relenza della Glaxo, che (come accadde per l’aviaria) potrebbero essere acquistati in grandi quantità per far fronte alla nuova, presunta, minaccia. L’azienda farmaceutica australiana Biota Holdings, che ha inventato il Relenza, la cui licenza è stata successivamente venduta alla Glaxo, ha visto oggi crescere le sue azioni sul mercato di ben l’82%.
    Replica dell’effetto aviaria?
    Tra il 2006 e il 2007, dopo mesi che l’allarme aviaria aveva provocato una sorta di isteria planetaria, la Roche ha venduta ai governi di tutto il pianeta oltre 3,5 miliardi di dollari del proprio Tamiflu. È bene sottolineare che anche con l’aviaria, come oggi con la suina, l’Oms aveva parlato di rischio pandemia. Un rischio pandemia, quello dell’aviaria, che l’Oms conferma anche oggi, nonostante i casi verificati sono ormai pochissimi. Un rischio che, è bene ricordare, è soprattutto teorico e scientifico, dal momento che dal 2003 ad oggi l’aviaria ha provocato, secondo i dati della stessa Organizzazione mondiale della Sanità, 421 contagi e 257 morti. Poco più di 250 morti in sei anni, ovvero poco oltre 40 morti all’anno in tutto il pianeta".

    Lo scetticismo che molti mostrano nei confronti di questa nuova, presunta pandemia può dunque derivare dal fatto che essa non è l'unica nè la prima di cui si sia ipotizzata una possibile diffusione. Sono maggiori le probabilità di morte per una comune influenza che non per tali infezioni: infatti in Italia, ad esempio, i casi di febbre suina accertati hanno dimostrato che si trattava di un virus molto più debole rispetto alla comune influenza di stagione, ma la diffusione della malattia è comunque grave se pensiamo al fatto che vi sono centinaia di contagiati in decine di Stati.
    Non sappiamo, quindi, se tale situazione venga o no trattata con il giusto peso e nemmeno se la colpa è nostra che siamo così dipendenti dai media da credere a tutto, oppure se essi sono così potenti che basta poco affinchè prendano il sopravvento su di noi: ma in ogni caso la colpa è sempre dell'uomo. Speriamo solo di non ritrovarci a vivere le scene del film "Virus letale" con Dustin Hoffman.
    E' possibile ritrovare interessanti spunti nella puntata di Matrix del 28 Aprile 2009 disponibile al seguente indirizzo:
    http://www.matrix.mediaset.it/videogallery/2009/04/28/videogallery.shtml.

    Oppure nella puntata del 4 Maggio 2009 disponibile all'indirizzo:
    http://www.matrix.mediaset.it/videogallery/2009/05/04/videogallery.shtml

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  5. SOLE 24 ORE
    “Quando Twitter diffonde panico”(pag.2)
    “Il virus si diffonde negli Usa – Un morto sospetto a Los Angeles – A New York centinaia di casi” (pag3)
    Se da una parte un celebre social network “Twitter” adoperatissimo negli Stati Uniti,viene attaccato per aver creato allarmismo nella rete lasciando passare notizie errate ed esasperate,contro le quali è intervenuto il “CENTRE FOR DISEASE CONTROL AND PREVENTION DEL DIPARTIMENTO DELLA SALUTE USA” che ha diffuso informazioni qualificate per riportare ordine troncando “una pericolosa isteria collettiva”..
    Dall’altra parte l’allarme,in modo non fraintendibile,viene lanciato già dal titolo che è solo l’incipit ad un susseguirsi di numeri e casi accennati in tutto l’articolo: “l’influenza avrebbe contagiato: tre scuole di Manhattan e del Queens,numerosi altri casi,alcuni confermati e altri sospetti,sono riportati in Indiana,Florida,South Carolina e nel vicino Canada..”
    A governare l’articolo e la paura,sono due morti in California..”Schwarzenegger (governatore della California)ha dichiarato lo stato di emergenza..
    Quindi se da una parte una fetta di Americani possono stare tranquilli e vengono anche richiamati all’ordine per l’allarmismo diffuso in internet tra blog e social network,dall’altra parte scappi chi può..morte in vista..!
    Dov’è la verità?
    Chi può tutelarci in questi casi?
    Professionisti nel campo giornalistico,medico,politico,possono garantirci un’informazione filtrata da interessi e giochi mediatici?
    Non so darmi una risposta certa per umiltà e beneficio del dubbio.. ma ho cercato plausibili risposte in rete e credo che in questo link che vi allego forse qualche pensiero diverrà più nitido.. o forse no…;)

    “RIFLETTIAMO”: 1976 influenza suina: “..La farsa del 1976..”
    http://www.newmediaexplorer.org/rinaldo_lampis/2009/04/30/lallarme_sullinfluenza_suina_la_solita_tempesta_nella_solita_vaschetta.htm

    L’allarme sull’influenza suina. La solita tempesta nella solita vaschetta?
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    Ma è vero che noi, popolo, abbiamo la memoria corta e che siamo facilmente abbindolabili?
    Forse si, se non vediamo che ci stanno propinando nuovamente la farsa della (mancata) influenza aviaria così in voga negli anni passati. rl
    Da un articolo del dr. Mercola del 29 aprile 2009. Per l’intero articolo (in inglese) visitate: http://mercola.com
    Perché i media vendono paura?
    Sospetto che anche voi vi siate allarmati dalla copertura a tappeto praticata dai media riguardo l’influenza suina. Mi sembra di notare già il secondo fine: prepararci alle misure draconiane che ci forzeranno ad accettare l’idea delle vaccinazioni forzate.
    …Ma considerate questo: nell’ultimo numero della rivista TIME (del 27 aprile 2009) si legge un articolo che spiega come dozzine di persone sono morte e centinaia sono state menomate dai vaccini usati contro l’influenza suina del 1976, quando il presidente Ford tentò di usare il pretesto di una manciata di soldati influenzati, per forzare la vaccinazione dell’intera nazione.
    Malgrado il riconoscimento che la farsa del 1976 sia stato il classico esempio di “come non maneggiare un’epidemia d’influenza”, l’articolo introduce di nuovo l’idea che “gli ufficiali sanitari potrebbero forzare misure d’emergenza per combattere questa influenza”.
    Quindi questo non è il primo panico sull’influenza suina
    Allora ero appena entrato alla scuola di medicina. Mi ricordo ancora la campagna di vaccinazione condotta nel 1976.
    Vi ricordate anche voi i risultati della campagna?
    In pochi mesi, le vittime delle vaccinazioni che avevano subito varie forme di paralisi a causa di queste, avevano chiesto al governo oltre 1,3 miliardi di dollari di danni. Il vaccino è anche stato accusato di aver causato la morte di 25 persone.
    In più, alcune centinaia di persone svilupparono la sindrome di Guillain-Barrè (una forma di paralisi) ed anche dei ventenni in ottima salute finirono sulla sedia a rotelle.
    Ma cosa successe alla pandemia dell’influenza suina?
    Non si materializzò mai, significando che:
    Più persone morirono dal vaccino contro l’influenza che dall’influenza suina stessa.
    Per mettere le cose nella sua giusta prospettiva, la malaria uccide 3000 persone AL GIORNO, ma questa malattia è considerata un normale “problema di salute”… Naturalmente non ci sono costosi vaccini contro la malaria che possono far guadagnare a “qualcuno” miliardi di dollari in breve tempo!
    Dall’Australia arriva la notizia che anche una forma contenuta di epidemia d’influenza suina porterebbe alla morte di 1,4 milioni di persone, con un danno all’economia di 5 trilioni di dollari.
    Ma per favore!
    Se questo non ci ricorda le grida allarmistiche che la stampa emanava al tempo della buffonata dell’influenza aviaria non so a cos’altro paragonarlo. Vi ricordate quando il presidente Bush diceva che due milioni di Americani sarebbero morti a causa dell’influenza aviaria?
    Sono ora fermamente convinto che quelle paure sono state diffuse per riempire le tasche di pochi individui e le casse dell’industria farmaceutica.
    Cosa è l’influenza suina?
    L’influenza suina è una malattia respiratoria contagiosa, causata da un virus influenzale di tipo A che colpisce i maiali. Il ceppo corrente A(H1N1) è una nuova variante del H1N1 virus.
    Probabilmente non ne sarai a conoscenza, ma tutte le influenze dovute all’H1N1 sono discendenti del ceppo che ha causato la “spagnola” nel 1918.
    Le vaccinazioni sono difficili che funzionino da un anno all’altro, a causa dalle mutazioni del virus. Questo fattore causa la paura che, prima che una vaccinazione “efficace” possa essere disponibile, molti moriranno.
    Ma permettetemi di rammentarvi un fatto molto importante.
    Solo un paio di mesi fa, gli scienziati hanno concluso che la pandemia del 1918, che ha ucciso tra i 50 e i 100 milioni di persone nel mondo in circa 18 mesi, non è stata causata dall’influenza stessa, ma da una infezione da strep (streptococcus pneumoniae).
    Usando la medicina moderna, lo strep è molto più facile da trattare di quanto lo fosse stato nel 1918.
    Per favore, ricordate anche che, dal 2003, solo 257 persone, nel mondo, sono morte a causa dell’influenza aviaria. Solo nell’anno 2004, più di 1170 persone sono morte nel mondo a causa dei fulmini… Quindi teniamo i piedi per terra e non permettete che la paura ci faccia sragionare.
    Se no, la vostra paura farà poche persone MOLTO RICCHE
    Per stare sul sicuro, dovresti accettare il vaccino?
    Come dichiarato da scienziati nel New York Times ed in altri giornali, gli esperti non sanno se le vaccinazioni correnti hanno una qualche utilità contro questi virus mutanti. Quindi, una vaccinazione al presente porterebbe solo degli effetti dannosi all’organismo, a causa della presenza nei vaccini del tossico mercurio, usato come conservante.
    Come proteggerti più efficacemente, senza usare vaccini o medicine pericolose
    • Ottimizza i tuoi livelli di vitamina D.
    E’ in assoluto la migliore strategia per evitare qualsiasi tipo d’infezioni dovute alle influenze stagionali. Per mantenere i fatti nella loro giusta prospettiva, dallo scorso gennaio, negli Stati Uniti l’influenza stagionale (non l’influenza suina) ha ucciso oltre 13.000 persone.
    Ti sei mai preoccupato di queste morti prima che i media iniziassero il can-can?

    Alessandro Mantico

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  6. Giulia Eleonora Zeno6 maggio 2009 01:48

    La neo-influenza, così ribattezzata dall’Unione Europea per togliere l’attenzione dai suini, ha generato il panico in tutto il mondo!
    Il “Corriere della Sera” e il “Sole 24 ore” presentano la notizia in modo equilibrato, si occupano sia di informare il lettore sull’accaduto degli ultimi giorni, sia di tranquillizzare l’opinione pubblica con notizie “positive”.
    L’Oms (Organizzazione mondiale della Sanità) getta acqua sul fuoco, solo 7 i morti accertati per il virus H1N1 su un totale di 152. Inoltre lo scienziato Robert Gallo sostiene che il panico collettivo è ingiustificato: «Nel mondo esistono emergenze ben più gravi dall’ Aids all’epatite C, dalla tubercolosi alla malaria».
    Vi sono riferimenti anche all’influenza aviaria del 2005, per la quale si profetizzò, erroneamente, una pandemia mondiale.
    Sul sito di aggregazione sociale Twitter
    –informa il Sole 24 ore- la situazione è degenerata propagando disinformazione e diffondendo grande paura. Sembra infatti che per l’Europa non si può parlare di allarmismo in quanto Paola Testori Coggi (Direttore Generale Aggiunto per la Salute e la Sicurezza Alimentare ) ricorda: «Siamo l’unica regione del mondo ad aver sradicato l’influenza aviaria».
    E, alla domanda: “Teme una pandemia a livello mondiale?” Risponde: «La comune influenza ogni anno, provoca 3-5 milioni di malati gravi nel mondo, con 200-500,000 decessi».
    Per adesso l’influenza suina pare non avere gravi conseguenze sui mercati, la Sars invece, esplosa ad Hong Kong, costò 40 miliardi di dollari. Da notare tuttavia che in Italia sono stoccate al ministro della salute 40 miliardi di farmaci antivirali; negli Usa, Obama ha chiesto al Parlamento uno stanziamento straordinario di 1,5 miliardi di dollari per un piano di emergenza; e nella Città del Messico 450,000 persone impiegate nei ristoranti non sono andate a lavorare.

    Commento personale: I giornali esaminati non mi sembra abbiano approfittato della situazione a scapito della “massa” a differenza invece degli altri media, come ad esempio la tv, che come ben sappiamo, punta soprattutto allo share! Quando si tratta di temi così importanti, noi opinione pubblica, dovremmo pesare sulla bilancia le varie informazioni che riceviamo e soprattutto non credere a tutto come se fosse oro colato ma bensì setacciare le notizie con attenzione.

    Giulia Eleonora Zeno

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  7. Febbre suina, virus creato in laboratorio:
    http://www.youtube.com/watch?v=nYu9ejXZ8Q8.
    Febbre, e chi ci guadagnerà?http://www.youtube.com/watch?v=RmpyJpkgW6c

    Ne ho sentite di notizie morte orfane, ma queste sulla febbre suina partita dal Messico o meglio virus h1n1 sono particolarmente strane. Sono piombate sui mass-media come un fulmine a ciel sereno. Da subito è stato allarme (o allarmismo) e si è parlato di una nuova pandemia anche se l'Oms ha sempre mantenuto il livello d'allerta 5. L'iter sembrava lo stesso della mucca pazza, dell'aviaria o della sars scoppiata nella provincia del Guandgong in Cina (da Wikipedia: "A seguito dell'iniziale difficoltà nel diagnosticare correttamente tale sindrome, nei paesi colpiti si verificò un iniziale timore di massa, indotto anche dalle errate notizie che venivano fornite dai mass media"):prima titoloni, aperture di telegiornali, smentite, attese, conta dei contagiati, tristi bilanci di morte, poi d'improvviso il silenzio totale. Epidemie svanite nel nulla. In questo caso però mi ha colpito la velocità, degna di un gp, con cui l'argomento è apparso e scomparso. Non solo il Corriere della Sera o il Sole 24 Ore, ma tutti i quotidiani e i tg quasi non trattano più l'argomento. La febbre si è sgonfiata come un soufflè. Curioso perchè i contagiati aumentano in tutto il mondo compresa l'Italia (alla faccia delle rassicurazioni). A fare la differenza parrebbe essere la cura "miracolosa": banali antivirali, tachiflu su tutti, in grado di sconfiggere nel giro di poche ore il temibile morbo. Altra particolarità: gli antivirali sono quelli che ogni paese aveva già pronti, indovinate per cosa? per l'aviaria. Tre indizi fanno una prova, gli attuali governi ricorrono al format della paura per governare.

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