martedì 20 aprile 2010

Giornale in ateneo - n°5

Per questa settimana il compito per gli studenti coinvolti è quello di individuare, nei media pubblicati in questi ultimi giorni, riflessioni significative sul tema della fragilità del "sistema mondo" di fronte a interruzioni, anche temporanee, di importanti sistemi di comunicazione.
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16 commenti:

  1. Anche se per molti l'esempio apparirà poco calzante sembra la storia della farfalla in Giappone il cui battito d’ali provoca un terremoto in California.
    La cosa particolare di questa situazione è che appunto non è successo nulla di sofisticato; solo cenere.
    Come scrive Gabriele Romagnoli su "La Repubblica" ci si era preparati ad eventi completamente diversi: erano stati predisposti interventi di ogni genere contro il baco del millennio; niente ci aveva preparati alla cenere e stiamo qui con il naso all’insù ad aspettare che passi."
    Il blocco forzato degli aerei infatti costa caro non solo alle compagnie aeree, ma anche all'economia mondiale, circa due miliardi di dollari è la previsione del danno globale causato dallo stop agli aerei, fatta dal Centre for Asia Pacific Aviation (Capa) di Sydney, società di consulenza e ricerche specializzata nell'aviazione.
    C'è poi da considerare il costo totale per l'industria del trasporto aereo ovviamente in aumento con ogni giorno di interruzione.
    Le conseguenze del blocco dei cieli sull'export di prodotti agroalimentari «made in Italy» potrebbe quantificarsi in oltre 15 milioni di euro e se lo stop aereo dovesse proseguire ulteriormente gli effetti economici potrebbero essere disastrosi.
    Da questo scenario scaturisce immediatamente la fragilità del sistema che è stato costruito; la globalizzazione ha le ali di cera come Icaro, basta un po’ di fuoco per scioglierle e precipitare nel tempo delle tribù: satelliti in orbita, fibre ottiche nelle viscere, torri di controllo, catene di comando, interi empori stipati di possibili spiegazioni per ogni causa ed effetto che si disperdeono in un mattino di primavera, nell’ impalpabilità e nell’ invincibilità della cenere.
    Pensando al mezzo di trasporto preferito per i lunghi tragitti, al mezzo quindi che trasforma la globalizzazione in realtà, fa riflettere la fragilità che si nasconde dietro questo bisonte alato simbolo dell'era moderna.
    Il nostro mondo è globalizzato anzitutto dai media e dalle informazioni che scorrazzano velocemente per il pianeta, ma questo non basta a determinare i presupposti di una globalizzazione, che nella sua idea dovrebbe consentire a tutti i cittadini e a tutte le merci del pianeta, di essere destinati ovunque, e di giungervi in tempi accettabili.
    Che l'aereo ed il motore a reazione siano alla base della possibilità che questo avvenga, da un lato gratifica per le enormi possibilità che comporta, ma dall'altra stupisce per quanto drastiche siano le conseguenze nel momento in cui questo mezzo non possa staccarsi da terra. L'assurdo a questo punto appare la mancanza di alternative.
    A tale proposito il giornale "Internazionale" citando pubblicazioni del " Frankfurter Allgemeine Zeitung" , influente giornale Tedesco, parla di "un mondo di spettatori" in cui anche i politici sono uomini, ma in fondo non possono fare altro che agire come algoritmi. Gli stessi algoritmi che nel caso della crisi finanziaria hanno scatenato una una serie infinita di reazioni sui mercati: <>
    Ma così facendo,restiamo inermi a frasi del tipo: "Oggi il tuo aereo è fermo. Domani potrebbe essere bloccata la tua carriera." Si tratta quindi di trovare una reazione adeguata alla dittatura dei computer>> e in questo caso alla indispensabilità dei mezzi di trasporto come gli aerei.
    Sarebbe interessante tracciare un quadro dei danni economici e sociali che verrebbero a crearsi nel caso in cui questa eruzione proseguisse per diversi mesi. Sarebbe interessante capire quali cambiamenti subirebbe la vita delle persone e le economie dei paesi "globalizzati".
    Sempre su Internazionale leggiamo: <>

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  2. http://www.presseurop.eu/it/content/article/235651-senza-gli-aerei

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  3. "Il ritorno alla normalità è graduale".Così si legge in un articolo di Paola Coppola su Repubblica riguardo la ripresa a singhiozzo dei voli aerei, bloccati a causa della nube di cenere che si aggira per l'Europa.La frase sembra calzare a pennello, quasi a ricordare e ribadire che la nostra "normalità" sia caratterizzata dal diritto e dovere di essere in grado di non avere un qualsiasi intoppo, una spavalda e falsa presunzione che di fornte ad un arresto di un mezzo di comunicazione vi è cirisi e allerta un intero sistema. La famosa Paura Liquida di Bauman si concretizza e prende vita assumendo la forma di una nube di cenere che colpisce gli abitanti di questo grosso villaggio globale.Un intero sitsema che è portavoce di un ferreo progresso ma che non riesce a far fronte a un temporaneo "regresso", la cosa sembra quasi un paradosso. Forse la nostra vera paura è l'impotenza nei confronti di un sistema che benchè visibile risulta essere sempre più aleatorio.Il che non è il massimo.


    Vincenzo Perfetti

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  4. Riguardo alla fragilità del sistema costruito, mi sono sembrati particolarmente significativi alcuni degli articoli pubblicati su "Il sole 24 ore" di martedì 20 aprile. Da questi è emerso come, per una semplice nube di cenere, sia andato in tilt l'intero sistema economico, turistico, politico mondiale e quanto importanti siano i mezzi di comunicazione di massa, includendo tra questi anche i mezzi di trasporto, perchè il sistema mondiale continui a funzionare in modo adeguato per soddisfare le nostre esigenze.
    In Italia, sono state calcolate, in pochi giorni, ben 20 milioni di perdite nel settore alimentare per prodotti come mozzarella, formaggi, frutta, jogurt, aragoste, ostriche primizie romagnole, 8 milioni di perdite nel settore fieristico a causa dell'impossibilità per 20 milioni di partecipanti europei di prendere parte alle rassegne, blocco dell'aviazione generale che vola a bassissima quota, degli aerei militari e di quelli per le rilevazioni fotografiche, danni di 100 milioni al sistema turistico italiano tra settore alberghiero, tour operator e agenzie di viaggio, circa 600-700 milioni di perdite per le compagnie aeree di tutto il mondo, rischi anche per 500 milioni di personale aeroportuale, senza contare poi le spese per formare taskforces di emergenza nelle aziende e negli aeroporti per assistenza ai viaggiatori, oltre che quelle per pagare il personale extra nelle stazioni e nel settore dei viaggi marittimi presi d'assalto dai viaggiatori.
    L'emergenza ha influenzato in maniera consistente anche la vita dei singoli: milioni e milioni di persone sono rimaste bloccate negli aeroporti per giorni, altre hanno dovuto aspettare pazientemente il loro turno nelle stazioni, altri ancora hanno dovuto prolungare le loro vacanze, mentre i fortunati che hanno trovato un passaggio fino a casa si sono dovuti sottoporre a lunghissimi e stancanti viaggi, fino ad arrivare a casi estremi come quello di 10 milanesi che sono tornati in Italia in taxi dalla Norvegia per una spesa di 14 mila euro.
    L'emergenza ha toccato il settore sportivo: basti pensare al viaggio in pulmann che i giocatori del Barça hanno dovuto affrontare per giocare la semifinale di Champions League a San Siro e al rinvio del Moto GP Giappone al prossimo 3 ottobre come appreso dall'articolo "Nube Vulcano: conseguenze MotoGP: con annullamento GP Giappone", rinvenuto al link http://notiziefresche.info/nube-vulcano-conseguenze-motogp-con-annullamento-gp-giappone_post-16625/.
    Altri danni sono stati quelli roportati a livello politico-diplomatico a causa dell'assenza di numerosi leader nazionali ai funerali del presidente polacco a Cracovia, come rivelato dall'articolo: "A Cracovia i funerali di Stato di Kaczynski. Ma i leader stranieri disertano per la nube", al link http://www.adnkronos.com/IGN/News/Esteri/A-Cracovia-i-funerali-di-Stato-di-Kaczynski-Ma-i-leader-stranieri-disertano-per-la-nube_269196780.html.

    Claudia Agostino

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  5. Infine, mi ha particolarmente colpito l'articolo del Corriere della sera del 20 aprile, intitolato "Se un piccolo vulcano può fermare il mondo". In questo pezzo, si riflette sil fatto che un piccolissimo vulcano islandese, dalle dimensioni insignificanti, abbia provocato tanti danni al sistema mondiale. Secondo l'autore Bernard-Henri Levy, si è trattato di un avvertimento della natura che ha dimostrato la sua immensa potenza di fronte all'altrettanto immensa fragilità del sistema che noi abbiamo costruito, sistema che, per quanto tecnologizzati possa essere, non è riuscito a prevedere, prevenire o evitare l'evento. Vulcanologi e metereologi sono stati paragonati ad auguri romani perchè, impotenti e timorosi, si sono dovuti accontentare di scrutare il cielo.
    Insomma, la Natura ha voluto lanciare un messaggio di umiltà e un appello alla misura all'uomo ricordandogli che, per quanto intelligente possa essere e per quante nuove tecnologie possa inventare ed utilizzare, non potrà mai assoggettarla in tutto e per tutto e che è sempre lei, Madre Natura a dettare le nostre sorti e la sua legge.
    Dagli articoli analizzati, risulta dunque chiaro come un evento minuscolo abbia portato uno stato di regressione verso epoche in cui spostarsi anche di città in città nello stesso Paese risultava difficile. Credo che l'avvenimento ci abbia fatto riflettere su quali potrebbero essere le conseguenze, se improvvisamente tutti i mezzi di comunicazione/trasporto da noi utilizzari quotidianamente smettessero di funzionare: provabilmente il sistema globale crollerebbe e per noi sarebbe difficile, quasi impossibile tornare a vivere chiusi nelle proprie città, senza avere notizie del mondo che ci circonda, senza comforts e privi dello spirito di sacrificio dei nostri antenati che si prodigavano in viaggi lunghissimi, a piedi o a cavallo. Sarebbe una vera e propria catastrofe.

    Claudia Agostino

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  6. Magdalena Sanges26 aprile 2010 01:08

    Una semplice eruzione è riuscita nuovamente a farci rendere conto della fragilità del sistema che abbiamo creato intorno a noi!

    Ci sono cose che nemmeno l’uomo con la sua intelligenza e le sue lodate capacità può prevedere, né tanto meno evitare.

    In questi ultimi giorni infatti siamo stati travolti dal panico più totale, tutto quello che fino ad ora ci era sembrato semplice e sbrigativo, all’improvviso è divenuto complicatissimo, se non anche per certi versi impossibile, abituati come siamo a spostarci come se niente fosse da un capo all’altro del mondo senza curarci nemmeno di quanto lavoro e quanta fatica ci abbiano portato col tempo a muoverci così liberamente.

    Il problema è che abbiamo potuto constatare che l’interruzione dei trasporti per qualche giorno ha colpito non solo noi tutti in quanto singoli individui, ma a risentire del disagio causato da questo evento naturale è stata la nostra intera società.

    Sia il Corriere della Sera che Il Sole 24 Ore, naturalmente, ci hanno prontamente informati sulle dinamiche della vicenda, facendo anche particolare attenzione alle perdite subite in campo economico.

    Molte persone, come riportato anche sulla maggior parte dei quotidiani esteri, si sono viste costrette a trovare mezzi alternativi per tornare a casa, soluzione piuttosto ovvia ma che, come hanno fatto intendere diversi servizi mandati in onda da vari telegiornali, ha creato un certo scompiglio viste le ore di viaggio che naturalmente sono state impiegate per poterlo fare, a differenza di quelle generalmente necessarie per determinati spostamenti.

    Purtroppo contemporaneamente al blocco dei trasporti aerei si sono svolti anche i funerali del Presidente polacco Kaczynski, al quale gran parte dei leader di tutto il mondo non ha potuto partecipare.

    Abbiamo visto tutti quindi che per quanto possiamo considerarci evoluti e capaci di fare ancora grandi cose, non riusciremo mai a sovrastare la forza della Natura, infatti ogni suo piccolo movimento riesce sempre a gettarci nella nebbia, impreparati come siamo ad affrontare anche solo un semplice e brevissimo ritorno al passato, a quando tante comodità non esistevano ancora, ma stranamente i nostri antenati più prossimi riuscivano a cavarsela lo stesso!

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  7. La nube emessa dal vulcano islandese ha letteralmente paralizzato molte delle grandi potenze mondiali.
    Al di là degli ingenti danni economici subiti dalle compagnie aree,dal settore del turismo e da quello alimentare che sembra essere stato quello più colpito, la riflessione più importante da fare a mio avviso è quella su come un vulcano sia riuscito a bloccare il “sistema mondo”.
    Molti giornali non hanno fatto altro che elencare i milioni di dollari e di euro persi in questi giorni in cui la più veloce via di comunicazione è stata bloccata,ma c’è un articolo che trovo particolarmente significativo ed è quello di Bernard-Henry Lévy su “ Il Corriere della Sera” intitolato “ Se un piccolo vulcano può fermare il mondo”.
    Il filosofo sottolinea come sia quasi superfluo discutere sui danni apportati dall’eruzione del vulcano islandese e suggerisce come invece sia più importante soffermarsi a riflettere su quanto sia precario l’equilibrio del “sistema mondo”.
    Il vulcano in questione è un vulcano dalle dimensioni ridotte in contrapposizione ad altri vulcani che hanno segnato la storia dell’umanità come per esempio il nostro Vesuvio. E’ un vulcano che per di più è situato in uno di quei posti dimenticati da tutti,lontano dalla nostra visione classica del mondo contemporaneo.
    Questo vulcano si è svegliato dopo 187 anni e riesce a mettere in crisi le economie cosiddette “sviluppate” e il filosofo spiega che “ad incepparsi non sono stati i flussi di capitali,bensì i flussi di comunicazione e di circolazione degli uomini e delle merci” . La frase appena citata ci fa pensare a come le comunicazioni siano indispensabili per il movimento dell’economia nel nostro sistema e di come gli uomini siano risorse economiche allo stesso modo in cui lo sono le più svariate merci. Uomini come materia di scambio e di guadagno.
    Oggi l’uomo ha la superbia di poter controllare il mondo,crede di poter assoggettare la Natura e renderla schiava della propria legge. Eppure i supertecnologici vulcanologi e metereologi d’oggi non sono riusciti a prevedere nulla e hanno dovuto tener il naso all’insù proprio come i romani facevano per spiare gli uccelli e leggerne i relativi messaggi fatali. E’ questo che ci ricorda Lévy.
    Un “piccolo” vulcano ha messo in crisi il “grande” Uomo. “ E noi tutti ci sentiamo correre un brivido nella schiena all’idea di una potenza che di colpo sovrasta la nostra volontà e si mette a dettare la sua legge”.
    Allora bisogna chiedersi chi sia il “grande” e chi il “piccolo” ,mettendo forse in discussione la prospettiva gerarchica imposta sin’ora dall’uomo approfittando del “messaggio di umiltà e un appello alla misura “ che ci sono stati mandati dal “piccolo” vulcano.



    Carmen Scialò

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  8. Concetta Clemente26 aprile 2010 17:39

    Riguardo i disagi sopraggiunti dal blocco aereo causato dall’eruzione del vulcano in Islanda mi hanno colpito molto le riflessioni che ho letto in questi due post, perché anch’io concordo con quanto qui viene detto:

    “Il recente blocco che ha sconvolto il traffico aereo sull’intero continente europeo, che piano piano sta riacquistando la sua normalità in questi giorni, non ha solo scatenato nei giorni a seguire un computo dei danni subiti dalle compagnie aeree ma anche un acceso dibattito che prende spunto da quanto capitato per fare riflessioni anche corrosive sul mondo ad ”alta velocità”.
    Molti sono i commentatori ed i blogger che hanno tentato di puntare l’attenzione dei lettori su un aspetto che in questi giorni di ansia per un volo cancellato, o un appuntamento da rivedere, è stato trascurato, ovvero il fatto che il mondo moderno, impostato su comunicazioni e trasporti sempre più frenetici è di fatto inevitabilmente vulnerabile nei confronti delle manifestazioni della natura.E’ bastato una semplice eruzione vulcanica di ceneri in Islanda perchè d’incanto migliaia di voli venissero cancellati con la conseguenza che migliaia di riunioni, anche importantissime come quella sugli aiuti economici alla Grecia, venissero rinviate a nuova data.Bisognerebbe avere il tempo di fermarsi un attimo e comprendere, è questo il succo di quanto si può trovare tra i commenti in rete, che il mito del progresso e quello della velocità non sono sempre così vincenti come siamo abituati a pensare, e che l’eruzione islandese potrebbe essere l’occasione per rivedere alcune certezze date troppo spesso per scontate su quanto l’uomo moderno sia davvero in grado di padroneggiate il mondo che lo circonda ed affrontare le manifestazioni della natura, talvolta da lui stesso provocate”. http://www.piazzaffari.info/notizie/riflessioni-sul-blocco-aereo-di-questi-giorni-oltre-ai-danni-economici.html

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  9. Concetta Clemente26 aprile 2010 17:41

    E’ tutto uno stracciarsi le vesti, in Europa e altrove, per la mancata spedizione e il mancato arrivo dei prodotti freschi e deperibili, che viaggiano appunto in aereo. Ostriche e pesce dell’Atlantico, frutta non di stagione. Mai più senza, davvero. Stiamo facendo prove tecniche di vita diversa ed è anche il caso di dire: benvenuta, nube. Intendiamoci bene. Mi fermo in rispettoso silenzio davanti alle tante vicende private scombinate dall’impossibilità di viaggiare. Davanti a chi deve, assolutamente deve, volare per necessità di lavoro, o magari – ancor più grave – di salute. Però le merci di importazione che viaggiano in aereo sono il più delle volte voluttuarie. Inutili, anzi dannose, dal momento che il traffico aereo inquina e contribuisce al riscaldamento globale. E non solo, se avrete la pazienza di continuare: anche per il mancato introito dei produttori, magari nei Paesi poveri, c’è una soluzione economica, ecologica e sociale.
    Stando a quel che dice Coldiretti, a causa del blocco del traffico aereo mancano dalle nostre tavole cibi come le susine fuori stagione. Simmetricamente l’Italia non ha potuto esportare fragole e mozzarelle.
    Questa mancanza di roba inessenziale provoca un danno al Pil in Europa attorno ai 3 miliardi di euro al giorno. Un grido di dolore particolarmente alto si leva dall’Inghilterra. Non riesce ad importare dal Kenya fiori e ortaggi. In Kenya, i coltivatori hanno addirittura detto ai lavoranti – tutta povera gente, si suppone – di starsene a casa, perchè non c’è nulla da fare. I poveri diventano ancor più poveri quando non possono produrre rose destinate ai ricchi? Mica detto. Per loro, liberarsi da una situazione del genere potrebbe essere anzi una benedizione. Il liberismo e la globalizzazione, anzichè contribuire allo sviluppo dei Paesi del Terzo Mondo, li hanno stritolati economicamente e socialmente in seguito all’integrazione col modello occidentale. Li hanno privati della possibilità di bastare a se stessi e ai loro bisogni, trasformandoli nell’ultima ruota del carro commerciale. Li hanno ridotti alla miseria e spesso alla fame, che continua a crescere a dispetto di tutti gli sforzi e di tutti gli aiuti. In questo senso per il Kenya è meglio coltivare i propri campi anzichè i fiori destinati ai mercati occidentali. E l’Europa, l’Italia? Ne ha tanta, di strada da fare, per provvedere meglio e da sola ai propri bisogni alimentari. L’Unione Europea è il maggiore importatore mondiale di cibo. L’Italia – dati Fao – esporta vino, alimenti trasformati, pasta, pelati e altre delikatessen, ma importa in quantità grano, olio d’oliva (addirittura!), latte, formaggi e bestiame. Non sarà il vulcano islandese a mutare – se non per un brevissimo periodo – le abitudini alimentari e commerciali. Però, al di là delle ingiustizie create dalla globalizzazione, importazioni ed esportazioni alimentari viaggiano su ali e su ruote mosse dal petrolio che – parola dell’esercito americano – fra cinque anni comincerà a scarseggiare.
    E dunque la nube di cenere sia la benvenuta, se aiuta a liberarci innanzitutto dall’inessenziale. Se aiuta a fermarci e soprattutto a pensare.http://www.blogeko.it/2010/il-vulcano-islandese-il-blocco-degli-aerei-e-leconomia-prove-tecniche-di-vita-diversa/

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  10. Concetta Clemente26 aprile 2010 17:41

    Il borbottio del vulcano islandese, a quanto pare, ha messo a dura prova pazienza e spirito di adattamento degli europei. Ha reso ancor più infelici gli abitanti del Kenya che per qualche giorno si sono trovati senza lavoro e ha reso felici i fortunati tassisti che hanno intascato migliaia di euro per accompagnare qualche ricco capriccioso che di aspettare proprio non ha voluto saperne. Ha sicuramente causato ancor più dolore a chi aveva bisogno dell’aereo per andare a curarsi; ha reso ancor più triste i funerali per il presidente polacco non consentendo ai leader politici di partecipare; ma non ha cambiato la vita di chi non è riuscito a tornare dalle vacanze per il giorno previsto…era gente che si stava riposando non erano andati a fare lavori forzati; e non ha nemmeno cambiato il conto in banca dei calciatori che sono venuti in Italia con il pullman. Tuttavia forse questo evento naturale potrebbe essere accolto come una manna dal cielo, visto che è giunto in un momento di grande spreco e di qualsivoglia tipo di eccesso: ci ha spinto a riflettere, a capire che una cosa è il bisogno reale di prendere un aereo, ma anche di utilizzare un altro mezzo di trasporto, altra cosa è l’utilizzo che di questi mezzi facciamo per viaggi di piacere, hobby e quant’altro. Pensiamo sempre che alcune cose a noi non potrebbero mai capitare, le vediamo come lontanissime: ad esempio un attentato, una catastrofe naturale, un blackout. E nel momento in cui ci troviamo a fare i conti con questi disagi, (riprendo anch’io come il collega Vincenzo Perfetti il libro di Bauman Paura Liquida), magari cerchiamo un colpevole che ci risarcisca, in questo caso colui che ci aveva garantito che l’aereo in una situazione come questa avrebbe volato comunque –neanche il Titanic era inaffondabile come invece era stato detto. Crediamo forse che la tecnologia sia onnipotente e che ci salvi da ogni imprevisto? Dobbiamo imparare a trattarla come qualcosa che noi comandiamo e gestiamo, qualcosa che sappiamo quando e come usare, altrimenti se la macchina si ribella, si fa beffa di noi prima che si distrugga o che noi la distruggiamo per aver perso la pazienza. La cosa fondamentale che ho capito da questa vicenda è che il paragone con il passato proprio non possiamo farlo: perché mentre i nostri avi dal niente hanno imparato a costruire il tutto, noi dal tutto al niente possiamo arrivare in un attimo il problema è che non saremo mai in grado di ritornare di nuovo al tutto se in caso di blackout generale ci vogliamo fare luce con il cellulare mentre loro sfregando le pietre scoprirono il fuoco!

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  11. Da sempre le calamità naturali hanno arrecato danni all'ambiente circostante e all'uomo, ma mai l'uomo contemporaneo avrebbe pensato che l'eruzione di un vulcano potesse comportare una catastrofe economica.
    Ecco alcuni titoli e frasi tratti da articoli del quotidiano "Il Sole 24 ore":"L'Odissea di 300mila viaggiatori";"Le assicurazioni non rimborsano i passeggeri";"Per le compagnie 600milioni di perdite"e ancora"niente arrivi di prodotti alimentri freschi dall'estero..stanze vuote in hotel..manager bloccati oltre frontiera..posti di lavoro a rischio nelle compagnie aeree..danni fieristici..colpite le città d'affare,d'arte e le località vacanziere..difficoltà per le agenzie di viaggio..assalti al social network roadsharing da parte dei viaggiatori per condivisioni noleggio auto,furgoni per il rientro a casa".
    Cosa pensare di tutto ciò?Può la vita dell'uomo dipendere da un mezzo di trasporto?
    Voli sospesi temporaneamente?Temporaneamente sospesi gli impegni,i doveri,i piaceri di un uomo e,cosa molto grave,l'economia mondiale.
    E ancora,perchè un fenomeno naturale può tuttora spiazzare,confondere,terrorizzare e disarmare l'uomo contemporaneo che appare così cosciente,pieno di sè,di quelle capacità,di tecniche e qualifiche col tempo acquisite?E quindi vien da chiedersi se l'uomo sia realmente padrone o schiavo della tecnologia.
    La tecnologia è senz'altro sinonimo di progresso.Negli anni il tenore di vita nelle società contemporanee sviluppate è migliorato e ha permesso all' uomo di modernizzarsi. L'istruzione e l'informazione hanno fatto si che l'uomo potesse migliorare le proprie condizioni sociali ed economiche:lo studio,le ricerche,la scienza,si evolvono e,gli uomini più capaci,preparati e
    soprattutto "ottimisti",pongono il loro sapere alla mercè delle masse.
    Ma ciò che la massa oggi ha a disposizione non l'ha conquistato personalmente,e ciò che ci appare gratuitamente "regalato",possiamo viverlo come un sogno illusorio.
    Alla luce di quanto è accaduto ed ho,nelle prime righe del testo citato,ritengo sia una convinzione al quanto aleatoria credere che la stessa tecnologia,che ci distingue e ci rappresenta,ci appartenga:tutto ciò che ci è stato direttamente o indirettamente "donato" non lo si può custodire come un diario segreto e personale.
    I moderni sistemi di comunicazione,che siano mezzi di trasporto o i media,permettono all'uomo di ridurre le distanze geografiche,facilitare qualsiasi tipo di rapporto sociale;di comunicare,interagire comodamente e simultaneamente;di informarsi,aggiornarsi,istruirsi,partecipare ad eventi;ascoltare musica e guardare film in anteprima;contattare online aziende,visitare siti bancari ed effettuare pagamenti.
    Per soddisfare l'esigente e ormai viziato uomo moderno,i mercati mettono a disposizione delle società,continue e sofisticate innovazioni tecnologiche,dallo spettacolo e l' intrattenimento alla salute dell'uomo e dell'ambiente.Detto fatto la tecnologia sforna:televisori ultrapiatti;3dtv;controller emotion sensor nel settore dei videogames;smartphone con schermi touchscreen dalle innumerevoli ed impensabili applicazioni;costumi da bagno "spaziali";chip commestibili per monitorare il nostro stato di salute;strumenti che sfruttano fonti di energia alternativa e rinnovabili.
    Oggi l'uomo non ha da lamentarsi poichè tutto ciò che vuole,desidera,gli occorre è alla portata di un clic al pc,per quanto riguarda l'informazione,e dei mezzi di trasporto per materializzare ogni desiderio.
    (to be continued ... Elisabetta De Vito)

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  12. Elisabetta De Vito
    ...Beh non c'è che dire..baciati dalla fortuna!?Definire,triste realtà o piacevole inganno,ottenere l'impensabile negli anni e perderlo,seppur temporaneamente,in un attimo?Tecnologia vs forza della natura:guerra aperta,se pensiamo che terremoti,onde anomale,uragani ed eruzioni vulcaniche ancora oggi vincono battaglie contro l'uomo,il suo sapere, le sue capacità,la sua organizzazione.E così nel 2010 ancora milioni di persone muoiono,subiscono disagi di diversa entità e natura,l'economia mondiale si arresta e comporta danni e perdite inestimabili.
    Possiamo considerare la tecnologia come una madre spartana,la quale si dimostra allo stesso tempo premurosa e distaccata:è bastato che temporaneamente ci lasciasse per gettarci nello scompiglio totale,soli con le nostre fragilità ed un enorme senso di impotenza. E' il caso di dire che "chi troppo vuole nulla stringe" e ciò accade perchè l'uomo oggi dipende totalmente dai nuovi sistemi di comunicazione che sono parte integrante della società contemporanea.Egli si è completamente assuefatto a questo nuovo modo di vivere le proprie esperienze e sentirsi così"cittadino nel mondo".
    Dalle notizie al telegiornale si apprende che si sta cercando di far fronte ai disagi dei viaggiatori,i voli sono ripresi su decisione dell'Enac,in quanto i ministri dei trasporti UE hanno deciso la riapertura degli spazi e la suddivisione del cielo in tre zone:rossa(chiusa ai voli);gialla(rischiosa);verde(aperta al traffico).I media assicurano al pubblico lettore,ascoltatore ma soprattutto viaggiatore, che non ci saranno ulteriori e possibili danni e pericoli.
    Ma come sentirsi sicuri e protetti leggendo tale notizia?: “se le polveri emesse dal vulcano islandese avranno quantità e soprattutto energia (termica) tale da ‘bucare’ la tropopausa e finire nella stratosfera, potrebbero restare anche anni e determinare cambiamenti climatici più significativi”(www.ecologiae.com).
    Bisogna a questo punto essere ottimisti e sperare nei progressi di una scienza e di una tacnologia più attente non solo ai piaceri dell'uomo ma anche alla sua incolumità ed interessi, ma soprattutto capaci di salvaguardare l'ambiente e l'economia mondiale.

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  13. Leggendo gli articoli pubblicati in queste ultime settimane emergono vari spunti di riflessione. Non si può ignorare la debolezza del nostro sistema economico già provato ultimamente dalla recente crisi, che i vari capi di governo hanno cercato di occultare. Stavolta a quando pare è stato toccato un tasto dolende, il sistema di comunicazione, anzi il più veloce dei sistemi di comunicazione. I danni economici sono stati inevitabili, ma non solo. Pochi sono stati i giornali che hanno parlato dei danni che quest'eruzione ha provocato alle persone. Pochi giornali hanno detto che gli islandesi, in questi giorni devono girare con le maschere anti-gas e non possono uscire di casa http://www.corriere.it/esteri/10_aprile_15/islanda-vulcani-voli-sospesi_7d5fbb98-485f-11df-8e1e-00144f02aabe.shtml
    ma il dato più interessante non emerge tanto da un articolo, ma dai commenti che ho ritrovato su questa pagina
    http://www.ilgiornale.it/interni/islanda_eruzione_secondo_vulcano_ue_8_domani_si_torna_volare/voli-aerei-alitalia-nube_vulcano/19-04-2010/articolo-id=438841-page=0-comments=1
    l'articolo, come potete vedere è stato pubblicato su il giornale.it.
    I commenti parlano del 2012, addirittura vedono in questa catastrofe naturale un presagio della fine del mondo.
    Io voglio capire chi dice che quello che è accaduto in Islanda è la dimostrazione del fatto che per quanto questa società possa essere tecnologicamente evoluta la natura sarà sempre una forza maggiore. Ma questo già lo sapevamo. Non ci serviva che un vulcano bloccasse gli aerei ma bastava vedere i vari terremoti e maremoti avvenuti nel corso della storia che hanno distrutto intere città. Ma da quì a parlare della fine del mondo mi sembra esagerato. Eppure anche questo è un altro effetto creato dai media. Quanto tanto hanno parlato della profezia maya. Quindi io non trovo altro modo di concludere che riportandovi uno di questi commenti #10 mistereaster (85) - lettore il 19.04.10 alle ore 14:26 scrive:
    il 2012 si avvicina ragazzi..... sarà pur una battuta ma a chi certi segni fanno paura....
    Marilena Passaretti

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  14. Giulia Eleonora Zeno26 aprile 2010 23:23

    «La Natura esiste […] nessuno ha il potere di assoggettarla in tutto e per tutto». Queste poche righe, del filosofo Bernard-Henri Lévy, tratte dal “Corriere della Sera” esplicano alla perfezione il fulcro della vicenda della nube islandese e dei problemi ad essa connessi. Nella società di oggi, dove tutto (o quasi) è possibile con un semplice click, la natura ancora una volta ha dimostrato di essere più forte dell’uomo. Potrebbe quasi sembrare una leggenda metropolitana il fatto che un piccolo vulcano, ricoperto da un ghiacciaio e dal nome impronunciabile (Eyjafjallajokull) abbia mandato il mondo in tilt. Eppure è proprio così. L’eruzione del vulcano, infatti, ha bloccato il traffico aereo di gran parte dell’Europa lasciando a terra oltre 8,5 milioni di persone in cinque giorni. Molti passeggeri hanno preso d’assalto le stazioni ferroviarie di Roma e Milano per tornare “in tempo” a casa, altri al contrario hanno viaggiato in pullman o addirittura in taxi. La Gran Bretagna, invece, ha messo a disposizione dei cittadini britannici bloccati a Barcellona delle navi della Marina militare. Mentre molti altri passeggeri hanno trascorso la notte nelle brande allestite nei vari aeroporti nazionali. Da notare anche le richieste boom di passaggi auto via Internet attraverso i social network come Twitter o il portale www.roadsharing.com grazie ai quali molti viaggiatori bloccati hanno cercato un passaggio verso casa. Durante il blocco, molte compagnie aeree hanno effettuato test in volo senza riscontrare danni ai motori. E come si legge nell’articolo di Vittorio Sabadin su “La Stampa”, secondo Aage Duenhaupt, portavoce di Lufthansa, «quello che i nostri piloti hanno verificato in quota non corrispondeva per nulla a quello che ci avevano detto i computer». Se le ulteriori inchieste confermeranno quanto sta emergendo- dice Sabadin- dovremmo concludere che non è stata la natura selvaggia a piegare il nostro mondo tecnologico. E’ stata anzi l’eccessiva fiducia che riponiamo nella tecnologia a causarci gravi danni.
    In Italia sono stati stimati almeno di 125 milioni di danni, e il settore produttivo più colpito dallo stop ai voli è stato quello alimentare. Per quanto riguarda il turismo le aree maggiormente colpite sono state le città d’affari e d’arte, ad esempio a Perugia in occasione dell’'International Journalism Festival ci sono stati dei problemi con gli arrivi di importanti personaggi.
    Concludo dicendo che la tecnologia è senza dubbio una grande comodità per tutti, ma l’uomo non può e non deve dipendere completamente da essa!

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  15. (1°parte Alessandro Mantico)Sembra uno di quei film sulle catastrofi naturali,eppure è realtà ed è l’ennesima dimostrazione della potenza distruttiva della natura,se il terremoto in Abruzzo ha rispedito con dolore e strazianti perdite i cittadini all’epoca delle capanne,l’esplosione del vulcano d’Islanda riporta all’era delle navi da crociera,delle trasferte in auto o in bus e non solo…
    Riporto di seguito una notizia dell’ansa circa un altro esempio di interruzione causato a quanto sembrerebbe proprio da tale esplosione..
    Vulcano Islanda: Raf ferma addestramento
    Trovata cenere nel motore di alcuni Eurofighter
    (ANSA) - LONDRA, 22 APR - L'addestramento al volo di alcuni aerei della Raf e' stato 'temporaneamente sospeso' dopo la scoperta di cenere nei motori di diversi jet. Un portavoce del ministero della Difesa britannico ha annunciato che queste 'misure precauzionali' sono state prese per tutti gli Eurofighter della base di Coningsby, nel Lincolnshire. L'addestramento sara' sospeso finche' non verra' verificato se la cenere abbia provocato o meno danni ai motori.
    http://notizie.it.msn.com/topnews/articolo.aspx?cp-documentid=153138890

    Inoltre ho trovato questo post che mi ha incuriosito particolarmente,circa la nascita del così detto “talkyoo” :
    Esplosione del vulcano in Islanda e la soluzione alle riunioni cancellate grazie alle audioconferenze di talkyoo
    Se non potremo più prendere l’aereo per diversi mesi come faremo ad andare alle riunioni di lavoro, ai meetings o alle conferenze? Avete anche già pensato a una conferenza telefonica? Tgv, treni veloci, e autostrade sono ancora a disposizione per i tragitti medio lunghi ma per i viaggi internazionali o intercontinentali? torneranno di moda le navi da crociera? Certo ormai ci sono molti strumenti adatti al telelavoro: Skype, Webinar, Citrix e altri; anche se la maggior parte di questi implica la necessità di un Pc e di una linea ADSL e soprattutto la capacità dei partecipanti di installare ed utilizzare questi software.Ed ecco che quindi in seguito ad un post su friendfeed di Alessandro Nasini ho avuto l’ispirazione di scrivere questo post.La conferenza telefonica con talkyoo è semplice, gratis, non dipende da linee Adsl o wifi e anche mia nonna potrebbe usarlo. Non serve essere un geek, non bisogna saper usare secondlife (dove sono oggi quei profeti del mondo virtuale?)Certo è meno “futuristico” di secondlife ma è disponibile da oggi, gratuitamente per tutti, provate una conferenza telefonica con talkyoo.Basta avere una sala virtuale (mandando una mail a Regina r.rauls@talkyoo.net ) e dare il codice di accesso a tutti i partecipanti. Specialmente per le conferenze telefoniche internazionali è una soluzione ideale.I partecipanti alla teleconferenza chiamano ed inseriscono il pin e sono in riunione. no fuzz required
    http://conferenza-info.com/2010/04/18/esplosione-del-vulcano-in-islanda-e-la-soluzione-alle-riunioni-cancellate-grazie-a-talkyoo/

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  16. (2°parte Alessandro mantico)Per terminare è sorprendente come le varie epoche si succedono,e come ogni epoca giri intorno ad un motore diverso..spinta da ideologie diverse,accompagnate da tecnologie diverse,questo è aberrante se ci soffermiamo a pensare quanto le nostre vite siano esclusivamente quasi del tutto ancoràte a qualcosa o a qualcuno,e quanto in realtà siamo impotenti dinanzi a molti avvenimenti..che finchè si parli di catastrofi naturali,non si può realmente agire,e purtroppo spesso resta solo il rassegnarsi con dolore..invece dinanzi ad un blocco dovuto al fatto di aver accentrato un potere così immane,ovvero tutto quello che concerne alcune tipologie di lavori,viaggi,ospedali,paradossalmente a delle macchine..restiamo inermi.Tecnologie e progresso hanno dimostrato di aver fatto tanto per l’umanità..ma credo fortemente che l’umanità si sia molto adagiata,e che si senta persa e alla deriva quando bisogna invece mettersi in gioco o all’opera in prima persona..
    Ben venga il futuro,ben venga il progresso,le tecnologie e le ideologie ad esse connesse,ma ben venga un umanità capace magari proprio in futuro di provvedere con mezzi alternativi e perché no manuali a certe necessità..
    Sarà sicuramente paradossale il mio concetto e sicuramente non estendibile a tutti i settori..non ho la presunzione di avere la soluzione in tasca perché sarei un infantile qualunquista,ma mi ha davvero toccato l’impotenza dell’uomo dinanzi a questo avvenimento.
    Alessandro Mantico.

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