martedì 11 maggio 2010

Giornale in ateneo - n°8

Per questa settimana il compito per gli studenti coinvolti è quello di affrontare, muovendo dalle analisi proposte dai giornali in esame, la delicata questione delle intercettazioni e, più in generale, del delinearsi di una società sotto sorveglianza.
Prescindendo dai personaggi coinvolti nelle vicende giudiziarie che hanno dato vita all'attuale dibattito, le domande alle quali provare a fornire una risposta sono:
E' giusto che il bene della sicurezza collettiva prevalga, sempre e comunque, sui diritti individuali?
E' opportuno immaginare limiti al potere giudiziario di entrare nella vita privata dei cittadini?
Avvertite l'esigenza di tracciare un confine oltre il quale il diritto personale alla privacy (alla segretezza delle proprie comunicazioni, alla mobilità se si pensa al dilagare dei sistemi di videosorveglianza ecc.) non può essere compromesso?
Immaginate garanzie a beneficio di tutti i cittadini oppure ritenete preferibile previsioni più "elastiche" e diritti che possono essere messi in discussione in ragione del reato per il quale si è indagati?
E ancora, ritenete una società sorvegliata più sicura oppure ne avete timore?
E' possibile pubblicare i propri commenti in risposta a questo post.

17 commenti:

  1. Claudia Salerno12 maggio 2010 14:23

    Vorrei provare a rispondere alle seguenti domande, dando il mio personale punto di vista:
    1) E' giusto che il bene della sicurezza collettiva prevalga, sempre e comunque, sui diritti individuali? Credo che la sicurezza collettiva debba prevalere sui diritti individuali, perché in quanto individui facciamo parte di una collettività. Certo, ci sono casi e casi, un esempio che mi viene in mente, è la frase spesso ripetuta nei telefilm americani polizieschi, in cui agenti dell'FBI pur di arrestare un sospettato, interrogarlo e così trovare le prove per incastrarlo, lo ammanettano e portano in galera, dicendo alle altre persone presenti: "Sicurezza nazionale" ma spesso così non è, è solo un modo per incastrare l'individuo, usando come scusante la difesa della collettività appunto.
    2) E' opportuno immaginare limiti al potere giudiziario di entrare nella vita privata dei cittadini? Penso che sia giusto permettere un controllo totale nell'ambito degli ambienti pubblici, come strade, negozi e uffici, per evitare azioni di malintenzionati e quindi pericoli per la gente comune. Circa le intercettazioni telefoniche, o i controlli nell'ambito degli ambienti privati, penso sia giusto farli solo in caso di sospetti precedentemente motivati, e quindi non estendere questa possibilità di controllo incondizionato su tutti i cittadini.
    3) Avvertite l'esigenza di tracciare un confine oltre il quale il diritto personale alla privacy (alla segretezza delle proprie comunicazioni, alla mobilità se si pensa al dilagare dei sistemi di videosorveglianza ecc.) non può essere compromesso? Penso che sia accettabile, che camminando per strada o anche ad esempio all'università ci siano delle telecamere di videosorveglianza, certo non è piacevole, ma se serve ad avere un controllo sulla sicurezza e così evitare qualsiasi tipo di azione illegale o che possa causare danni agli altri penso sia giusto. Circa le intercettazioni telefoniche, non penso che controllino senza differenza alcuna tutte le persone, ma ad ogni modo, conscia che una possibilità simile c'è, seppur remota, evito di fare certe discussioni a telefono.
    4) Immaginate garanzie a beneficio di tutti i cittadini oppure ritenete preferibile previsioni più "elastiche" e diritti che possono essere messi in discussione in ragione del reato per il quale si è indagati? Penso che la legge debba essere uguale per tutti,anche se spesso sono i soldi e la corruzione a fare la differenza. Andrebbe velocizzato l'iter burocratico sicuramente. Ritengo comunque che giudici ed avvocati siano in grado di verificare caso per caso, se i diritti di una persona sono stati violati o meno, e come agire in caso di sospetti e crimini.
    4) E ancora, ritenete una società sorvegliata più sicura oppure ne avete timore? Si ritengo una società sorvegliata sia più sicura, certo non si deve eccedere in questi controlli...un esempio secondo me degno di nota è il caso del film Minority Report. Riporto brevemente la trama presa da Wikipedia:
    "Nel 2054 la città di Washington ha cancellato gli omicidi grazie a un sistema chiamato "precrimine". Basandosi sulle premonizioni di tre individui dotati di poteri extrasensoriali la polizia riesce a impedire gli omicidi prima che essi avvengano e ad arrestare i "colpevoli", viene quindi punita l'intenzione del crimine, non il crimine in sé. E' un sistema delicato, osteggiato da molti, che però sembra funzionare senza intoppi. Almeno questo è quello che pensa il capitano John Anderton, responsabile della sezione precrimine che però viene incolpato di un omicidio, e scopre che è stato montato un complotto per incastrarlo..." Quindi in questo caso, si usa la tecnologia e soprattutto le telecamere per incastrare un uomo che non è affatto colpevole ma che il potere vuole rendere tale.

    RispondiElimina
  2. La nuova paura di Teheran: "Così il regime ci spia"
    http://www.repubblica.it/esteri/2010/05/13/news/la_nuova_paura_di_teheran_cos_il_regime_ci_spia-4026877/

    RispondiElimina
  3. Con queste norme il governovuole colpire anche Internet
    http://www.repubblica.it/rubriche/la-legge-bavaglio/2010/05/12/news/censura_internet-4024364/

    RispondiElimina
  4. Solo con le intercettazioni si può vincere la guerra contro gli evasori
    http://www.unita.it/news/economia/98619/solo_con_le_intercettazioni_si_pu_vincere_la_guerra_contro_gli_evasori

    RispondiElimina
  5. Tra intercettazioni e partecipazione informata
    http://punto-informatico.it/2881295/PI/News/intercettazioni-partecipazione-informata.aspx

    RispondiElimina
  6. Salvatore Cavaliere15 maggio 2010 13:03

    La questione è sicuramente attuale, ed è delicatissima, in quanto vengono toccati alcuni dei diritti fondamentali dell'uomo, come il diritto alla libertà, il diritto alla privacy ma anche quello alla sicurezza pubblica, tutte conquiste degli ultimi secoli, costate sangue e fatica.
    Io credo che negli ultimi anni si è assistito sempre più spesso al prevalere dell'interesse di singoli individui sull'intera collettività, e parlo soprattutto di politici e imprenditori, che hanno spesso infangato il concetto di stato di diritto. Quindi, per questo motivo, penso sia giusto tenere sotto controllo determinate lobby di potere da parte del potere giudiziario, che dovrebbe essere a sua volte capace di selezionare gli argomenti legalmente rilevanti, senza permettere la divulgazione indiscriminata di notizie che spesso riguardano esclusivamente la vita privata di individui, la cui reputazione viene talvolta distrutta a causa di notizie che poco hanno a che fare con la sicurezza pubblica.

    Per quanto riguarda il concetto di "società sorvegliata", e mi riferisco, oltre che alle intercettazioni, anche ai sistemi di video sorveglianza, vorrei sottolineare un aspetto inquietante: in linea di principio la nostra sicurezza dovrebbe giovarne, ma spesso l'aumento di telecamere non corrisponde ad un aumento di pubblica sicurezza. Guardiamo il caso degli stadi, l'Italia è diventata negli ultimi anni una delle nazioni più violente d'Europa, nonostante gli stadi calcistici(che dovrebbero essere luoghi di aggregazione sociale) sono stati praticamente militarizzati.

    Ho letto con particolare interesse l'articolo sul regime iraniano, caso simile sotto diversi aspetti alla questione cinese.
    Qui la situazione è diventata insostenibile, perchè alla violazione della privacy spesso seguono altre violazioni terribili, causate da torture e detenzioni: "Ognuno a Teheran ha un conoscente, un amico, un familiare che è stato arrestato, isolato, torturato e infine, nei casi più fortunati, rilasciato con l'avvertenza: ancora un gesto, ancora una parola e torni dentro per i prossimi cinque anni".

    Salvatore Cavaliere

    RispondiElimina
  7. Le intercettazioni, a mio avviso, sono, in qualunque prospettiva si vedano, violazioni della privacy! Va bene che grazie ad esse molti loschi imbrogli sono venuti a galla, come il fatto di essere sorvegliati nei negozi, banche e luoghi pubblici a rischio hanno e ancora evitano tanti pericoli per la collettività. C'è da dire però che questo tipo di sorveglianza è da attuare nei luoghi e con le persone che davvero lo richiedono, e quindi non è un metodo attuabile per la totalità delle persone che vivono in buona fede,altrimenti faremmo la fine della società secondo George Orwell in 1984 dove il "Big Brother" controllava tutto e tutti e aveva instaurato una sorta di repressione della persona,dove si era costretti anche a nascondere i propri sentimenti!
    Quindi, dando una risposta alle domande:
    -Il bene della sicurezza collettiva non deve andare a discapito di quella individuale,a meno che cause esterne e di forza maggiore non lo richiedano;
    -Di conseguenza, non bisogna dare limiti al potere giudiziario, però in quanto potere teso a salvaguardare la collettività, sappia scindere quelle che sono le situazioni di pericolo e quali meno;
    -Il confine per il limite della privacy può essere esteso a tutto ciò che è personale ed intimo:nel momento in cui parliamo di servizi, viaggi,ed altro che coinvolga comunque la società è bene sempre effettuare i dovuti controlli;
    -Partendo dal fatto che la legge è uguale per tutti, di base ogni caso e/o reato dovrebbe esser trattato con la massima parità ed equità possibile, senza "mezzi ricorsi", però è anche vero che prima di accusare qualcuno bisogna "provarlo!"
    A seguire un caso più che giusto in cui le intercettazioni sono concretamente utili anche ai fini dell'individualità e cioè contro lo stalking:
    http://www.ffwebmagazine.it/ffw/page.asp?VisImg=S&Art=5932&Cat=1&I=immagini/Foto%20U-Z/violenza_donne_c_int.gif&IdTipo=0&TitoloBlocco=Attualit%C3%A0&Codi_Cate_Arti=24&Page=1

    Cioppa Matilde
    LP/1485

    RispondiElimina
  8. Credo che, in alcuni casi, la sicurezza collettiva debba necessariamente prevalere sui diritti individuali anche se, nei limiti del possibile, la prima non dovrebbe comunque sopprimere i secondi. Come ricordava la mia collega, sicurezza collettiva equivale a sicurezza personale e, se l'unico modo per garantire i cittadini da furti, rapine, violenze ecc è videosorvegliare i luoghi pubblici o le strade, credo che sia giusto ricorrere a tali mezzi, per quanto non ritengo piacevole sentirmi controllata giorno e notte.
    Per quanto riguarda la possibilità per il potere giudiziario di usare strumenti come le intercettazioni al fine di portare avanti determinate indagini, credo che si debba porre un limite all'intrusione nella vita dei singoli. Certo le intercettazioni sono indispensabili nel caso di indagini come quelle di mafia, quelle sui traffici di stupefacenti, sulla vendita di organi, sulla pedofilia, sugli omicidi, sugli evasori ma non se ne deve abusare. Ad esempio, se nel corso di un'indagine si viene a conoscenza di informazioni sulla vita sessuale o altri fatti privati dell'indagato che non hanno attinenza con l'indagine, questi non dovrebbero essere pubblicamente divulgati e, inoltre, in nessun caso di sovrebbero intercettare telefonate e conversazioni senza avere un sospetto fondato e previamente motivato. Il potere giudiziario dovrebbe mantenere riservate le informazioni fino a che non si ha la certezza della colpevolezza e ritengo una vera e propria violazione dei diritti umani, l'uso della videosorveglianza e dell'intercettazione al fine di identificare, perseguitare, reprimere e torturare gli oppositori a regimi totalitari o chi protesta contro abusi della classe politica al potere, come sta accadendo ad esempio a Teheran. Bisogna quindi necessariamente tracciare un confine oltre il quale il diritto alla privacy non debba essere compromesso.
    Le garanzie per i cittadini dovrebbero essere le stesse per tutti ma mi rendo conto che sia necessaria una distinzione tra i diversi casi: non si può pretendere che il diritto alla privacy di un mafioso sia rispettato come quello di un comune cittadino ed è necessaria una certa elasticità nel valutare le diverse situazioni e i diversi casi giudiziari.
    Credo che una società sorvegliata offra maggiore sicurezza ai cittadini anche se quest'ultima non può essere garantita al cento per cento. Certo non si deve esagerare con i controlli e comunque questi devono avvenire rispettando alcuni limiti.

    Claudia Agostino

    RispondiElimina
  9. Potremmo osservare quindi che si stanno congiungendo sempre più esigenze di sicurezza con una crescente richiesta di informazioni su ogni individuo.
    E' ormai palese che sta cambiando il concetto di sfera privata.
    La nostra identità è sempre più affidata ad informazioni sparse in una molteplicità di banche dati.
    Siamo sempre più conosciuti da soggetti pubblici e privati attraverso i dati che ci riguardano, in forme che possono incidere sulla libertà di comunicazione, di espressione o di circolazione, sul diritto alla salute, sulla condizione di lavoratore, sull'accesso al credito e alle assicurazioni, e via elencando.
    Le persone hanno sempre di più bisogno di una tutela delle loro "informazioni elettroniche", della loro esistenza sempre più affidata alla dimensione astratta del trattamento elettronico delle loro informazioni.
    Potremmo a questo punto evidenziare il caso facebook analizzato da Matt McKeon (sviluppatore del visual comunication lab di Ibm),che come scrive Luca Salvioli su "Il sole 24 ore", ha realizzato un'animazione storica dell'invasione della privacy da parte di facebook da 2005 ad oggi.
    Proprio da qui nascono le nuove esigenze di tutela.Una tutela dei dati che diviene sempre più una componente essenziale per la nostra società.
    Che cosa accade, però quando aumentano le esigenze di sicurezza interna ed internazionale? possiamo veder modificare il nostro concetto di libertà solo perchè ci troviamo ad esempio di fronte a conflitti terroristici per la sconfitta dei quali è necessario un rigido controllo su tutti noi?
    I miei colleghi hanno affrontato giustamente il fenomeno della videosorveglianza, che dilaga ormani in luoghi dove forse sembra essere una misura di sicurezza eccessiva.
    Si è detto in generale che ogni intervento in queste materie,dalla videosorveglianza alle intercettazioni, dev'essere accompagnato da un adeguato sistema di garanzie.Rifletterei a tale proposito sul fatto che le garanzie giuridiche non possono risolvere i problemi sociali più complessi che sono legati al diffondersi delle tecnologie della sorveglianza e della "classificazione".
    Si possono stabilire regole sulla videosorveglianza negli spazi pubblici ,OK ; ma se questa sorveglianza si estende, copre ogni strada o piazza che percorriamo, è accompagnata da registrazioni che permettono poi di ricostruire ogni nostra mossa, (come sta accadendo) quali saranno gli effetti sulla nostra personalità?
    Sfuggiremo ogni comportamento collettivo? Annulleremo la nostra spontaneità perchè sotto continua sorveglianza?
    Come guarderemo alle città non più concepite come spazi liberi, ma come luoghi perennemente controllati? Questa è la domanda che si pongono ormai tutti.
    Se libertà e spontaneità si rifugeranno soltanto nei nostri spazi rigorosamente privati, saremo portati a considerare lontano e ostile tutto quel che sta nel mondo esterno. Qui può essere il germe di nuovi conflitti, e dunque di una permanente e più radicale insicurezza.

    RispondiElimina
  10. E’ impossibile parlare di privacy oggi giorno.Che ci piaccia o meno, siamo come burattini gestiti da un sistema che in parte ci tutela, ed utilizza metodi che salvaguardano maggiormente gli interessi dei “potenti”(vuoi un caso politico,economico etc.) che quelli della collettività. A ciò oso aggiungere l’incoscienza dell’uomo comune che pecca di ignoranza e talvolta di vanità e superficialità rendendo pubblico anche quel poco che resta della propria vita privata(social network).
    Siamo continuamente controllati, seguiti passo dopo passo , ma non come da una madre che dà insegnamenti ai propri figli bensì come da una donna pettegola che, ascoltandoci ed interessandosi vivamente ai nostri problemi, cerca di carpire le nostre debolezze e farne di esse un suo punto di forza, potenziando così il controllo sul “malcapitato”: c’è da riflettere su come, pur utilizzando eguali metodi di indagine, non tutti gli uomini scontano la stessa pena dinanzi ad uno stesso reato.
    La violazione della privacy ha, secondo il mio modesto parere, i suoi lati positivi e quelli negativi. Tutto ciò che riguarda l’ uomo nel suo percorso di vita viene registrato:l'origine razziale o etnica, le convinzioni religiose, filosofiche o di altro genere, le opinioni politiche, l'adesione a partiti, sindacati, associazioni od organizzazioni a carattere religioso, filosofico, politico o sindacale, nonché i dati personali idonei a rivelare lo stato di salute e la vita sessuale di una persona; di sospettati di frode o dati relativi a situazioni finanziarie; informazioni come nome, cognome, partita I.V.A., codice fiscale, indirizzo, numeri di telefono, numero patente, che consentono di individuare una persona fisica o giuridica; informazioni idonee a rivelare provvedimenti in materia di casellario giudiziale, anagrafe delle sanzioni amministrative dipendenti da reati o carichi pendenti. Tutto ciò può anche essere giusto, come credo sia giusto intervenire tramite intercettazioni di conversazioni o comunicazioni telefoniche e di altre forme di telecomunicazione in quei casi in cui si commettono danni a discapito del cittadino e dell’economia: e parlo di evasioni fiscali, reati contro la pubblica amministrazione, delitti concernenti sostanze stupefacenti o psicotrope, delitti concernenti le armi e le sostanze esplosive, contrabbando, reati di ingiuria, minaccia, molestia o disturbo alle persone col mezzo del telefono, pornografia minorile.
    ( to be continued ... Elisabetta De Vito)

    RispondiElimina
  11. Elisabetta De Vito
    .....Ciò che mi spaventa invece è la violazione della privacy da parte dei social network lì dove essi non sono autorizzati. Non mancano infatti i casi in cui internauti poco corretti e con voglia di protagonismo si fingono di essere personaggi famosi per attirare l’attenzione o magari per perseguire scopi al limite del lecito, ad esempio gli hackers, individui singoli che con il crescere delle transazioni su internet hanno cominciato a fare soldi intercettando conti correnti, carte di credito, ecc. i quali , creandosi false identità, ingannano e danneggiano i più deboli o meglio ancora i creduloni.
    Che ci sia maggiore videosorveglianza per strada, nei luoghi meno sicuri, nei negozi, nelle metropolitane, nelle banche o addirittura sulle autostrade non può che giovare al cittadino, ma l’idea che ,un adolescente che si iscrive ad un social network pubblicando diversi dati personali, un uomo che effettua pagamenti bancari via internet,una donna che partecipa ad un forum virtuale, possano essere ingannati, derubati o violentati psicologicamente, mi fa rabbrividire soprattutto perché risulta ancora molto semplice -dato che i mezzi per beccare questi truffatori credo siano ancora insufficienti- truffare i cittadini e restarne impuniti.
    Credo sia un bene vivere in una società più sorvegliata e che faccia sentire protetto anche il più modesto cittadino,in quanto oggi sono moltiplicati i modi e i mezzi con i quali nuocere il prossimo; colui che teme una società sorvegliata è chi sa di non agire in buona fede e per scopi illeciti; non credo sia un così enorme disagio per un onesto cittadino fare a meno di affrontare questioni personali al telefono, al cellulare o al Pc, personalmente preferisco guardare negli occhi la persona con cui parlo e che soprattutto conosco bene ;non credo in previsioni più elastiche poiché i crimini oggi sono di svariata natura e l’essere elastico comporterebbe un rallentamento nella risoluzione di problemi gravi.

    RispondiElimina
  12. (versione corretta..chiedo scusa mi ero reso conto troppo tardi di alcuni errori di distrazione)Una società per quanto sorvegliata,non sarà mai sicura,solo perchè chi detiene il potere e il monopolio della sorveglianza,saprà guardarsi bene da chi sorvegliare e chi no..negli anni ho imparato a diffidare..e nello steso tempo a sperare..
    è paradossale come si possa non sentirsi per nulla sicuri scrivendo al proprio pc,nè leggendo la posta ricevuta..si perchè uno dei modi più semplici di dare libero accesso ai carissimi "hackers" è proprio quello di aprire una mail di cui magari crediamo di conoscere il mittente o il contenuto..so solo che fortemente credo che le regole purtroppo non valgono per tutti allo stesso modo..e che viviamo in una società dove le leggi sono a libera interpretazione di caso e persona..sono disincantato dai lieto fine dove ki sbaglia paga..eppure ci spero ancora tanto..si spero in una giustizia che mi faccia sentire davvero sicuro..io sono favorevole ad ogni metodologia di indagine..ed è assolutamente auspicabile che ciò accada per tutti quei casi che sono realmente gravi..dalla pedofilia,passando per il terrorismo di ogni natura,per stalking,evasione fiscale,truffe ai danni dello stato e del cittadino soprattutto..ovviamente sarebbe impossibile elencare tutte le diverse sfaccettature dei mali della nostra società che andrebbero indagati e eliminati..adoro un celebre aforisma "quando il gioco si fa duro,i duri cominciano a giocare" ed è così burlescamente,quasi cinematograficamente,oserei sarcasticamente che vorrei fosse la filosofia di vita di chi affronta casistiche complesse,spesso senza la giusta e necessaria accortezza o linea da seguire..credo che nell'era dei reality,un pò di Grande Fratello non guasti in certi casi e per certi personaggi..mi fa male tutto ciò che è ingiusto e mi fa male davvero..e combatto da sempre per quanto possa essere in mio potere e nel mio piccolo,ogni forma di ingiustizia..ma spesso noi comuni mortali abbiamo le mani legate e siamo colpevoli di omissione e vittime di paura..ecco perchè credo che sia necessario adottare un sistema di leggi e di indagini molto più efficace,severo,e giusto..
    Alessandro Mantico

    RispondiElimina
  13. Giulia Eleonora Zeno18 maggio 2010 10:31

    La privacy dovrebbe essere un diritto inviolabile, eppure non è sempre così. La questione è alquanto complicata e cavillosa. Nel caso in cui si tratta di sicurezza collettiva, non credo sia sempre giusto che quest’ultima prevalga sui diritti individuali ma piuttosto è necessario. Difatti, lo scopo principale della diffusione del telefono nelle case era quello di poter parlare direttamente con l’interessato senza che ad esempio la centralinista potesse ascoltare la conversazione o conoscere il numero al quale si telefonava. In pratica si era al sicuro da “orecchie indiscrete”. Tuttavia, le intercettazioni telefoniche hanno dimostrato di essere spesso utili per le indagini e per individuare i colpevoli di un dato reato, anche se a volte è stato (ed è tuttora) intercettato chi non ha nulla a che fare con tutto ciò. Le intercettazioni e le varie indagini quindi devono essere svolte con grande cautela e rigore, e inoltre, dovrebbero diventare note solo nel momento in cui gli scandali che ne vengono fuori riguardano la sfera pubblica e non la vita privata del soggetto intercettato, quando cioè l’agire del soggetto in questione lede in qualche modo i diritti di altri individui. Pertanto, bisognerebbe porre una sorta di confine che divida ciò che è pubblico da ciò che invece è privato e fare in modo che le due sfere restino separate. Oggigiorno a “osservarci” non ci sono soltanto le telecamere di videosorveglianza installate per le strade o negli edifici pubblici e privati, ma anche migliaia di videofonini ,telecamere e videocamere di cui spesso nemmeno ci accorgiamo. Questo non è un dato assolutamente da sottovalutare! Una società sorvegliata dovrebbe essere automaticamente più sicura ma non è detto che il cittadino si senta realmente protetto giacché spesso l’iter burocratico è così lento che chi ha commesso un illecito nemmeno sconta la pena. Si può vivere in una società sorvegliata purché la sorveglianza non diventi un controllo oppressivo, come ad esempio accade a Teheran, e soprattutto è assolutamente vitale che in tale società esista la libertà di parola.
    Lascio infine il link di un video di La7 sulle nuove regole delle telecamere di videosorveglianza: http://www.diariodelweb.it/Video/Italia/?d=20100427&id=138181

    RispondiElimina
  14. Carmela Cammisa18 maggio 2010 11:18

    Tutta questa situazione mi ricorda un film visto qualche anno fa “Le vite degli altri”, tra spionaggio e vite sotto controllo.
    Credo che nell’ultimo periodo stiano venendo meno tutti i nostri diritti. La privacy, la libertà dei singoli individui sta scomparendo.
    Sento spesso dire che la colpa è della troppa tecnologia, delle troppe apparecchiature sofisticate che ci danno gli imput necessari, quasi ci tentano…nell’utilizzarle.
    Io credo che se in parte quest’affermazione possa sembrar vera, da un altro punto di vista riflettendo sono le persone che ci governano che dovrebbero tutelare i nostri diritti di cittadini e di singoli individui.
    Io non ritengo una società sorvegliata più sicura, credo che magari senza alcune intercettazioni non sarebbe stato possibile punire reati gravissimi, ma credo che queste debbano essere isolati a casi eccezionali, non invadere la nostra vita.

    RispondiElimina
  15. Magdalena Sanges18 maggio 2010 13:13

    Ormai, ogni volta che ci troviamo di fronte a documenti di qualunque tipo da firmare, siamo costretti a leggere con attenzione la normativa sulla privacy, cosa più che giusta naturalmente, peccato che poi la nostra vita privata sia violata altrove, attraverso altri sistemi.

    Oggi,un po’ ovunque, troviamo telecamere pronte a riprendere ogni nostro gesto, il tutto per garantire la nostra sicurezza nei luoghi pubblici.

    La cosa mi sembra conveniente, ma non vedo la necessità di installarle anche in semplici condomini, dove forse la gente gradirebbe essere lasciata in pace, dato che pur trovandosi nel cortile o nell’ingresso del palazzo, quei luoghi rappresentano in ogni caso uno spazio privato.

    Per rispondere alle domande che ci sono state poste vorrei dire che sicuramente attraverso le intercettazioni sono state risolte diverse questioni importanti per il nostro Paese, quindi possiamo dire che in questo senso utilizzare nel modo giusto le tecnologie messe a nostra disposizione, non può che andare a nostro vantaggio, ma non bisogna abusare di questo utilizzo, perché comunque si sa che per quanto le cose siano fatte nell’interesse della comunità, la libertà di un individuo termina laddove inizia la libertà dell’altro.

    Una società più sorvegliata si può considerare più sicura se chi ci sorveglia è in grado di farlo in maniera obiettiva e se una volta trovato l’eventuale problema questo venga risolto in tempi brevi, ma purtroppo spesso e volentieri dubito dell’onestà delle persone e non credo che una telecamera o una registrazione telefonica possano porre fine alla corruzione dilagante nel nostro Paese e non solo.

    Chi ci assicura che proprio tutto quello che viene scoperto sia poi utilizzato nella giusta maniera così come dovrebbe essere?

    Penso che di questi tempi sia un po’ difficile parlare di vera e propria privacy, visto che comunque ci troviamo in un’era in cui basta un niente per venire a sapere di tutto e di più su una persona attraverso il web, ma è anche vero che in alcuni casi dovremmo essere proprio noi i primi fautori della nostra sicurezza e proprio per questo dovremmo essere in grado di giudicare da soli cosa è giusto comunicare a tutti e cosa è meglio tenere per noi e pochi altri.

    RispondiElimina
  16. Concetta Clemente18 maggio 2010 13:29

    Guardando questo servizio delle Iene(di cui vi lascio il link http://www.video.mediaset.it/video/iene/puntata/162355/toffa-il-pericolo-hacker.html) , andato in onda lo scorso mese, ero incredula nel vedere con quanta facilità l’hacker è riuscito ad impossessarsi in pochissimo tempo della “vita” di un’altra persona. E vi assicuro che il termine “vita” al posto di pc non è per nulla esagerato se pensiamo all’importanza vitale che oggi ha per noi questo strumento e se ci rendiamo conto di tutte le cose che sempre l’hacker riesce a scoprire dell’altra persona e dice di poter scoprire ( ad esempio l’accesso a password che consentono di visualizzare dati personali, bancari ecc.). Qualcuno si diverte a spiarci, per il solo gusto di farlo, senza alcun valido motivo e ci sentiamo come se fossimo al Grande Fratello. Certo è cosa facile dare la colpa alla tecnologia, la quale a mio avviso di colpa non ne possiede. Gli errori, il male, le ingiustizie avvengono solo ed esclusivamente per mano degli uomini, della loro scelleratezza e del loro mostrarsi indifferenti nei confronti del prossimo. Il significato del termine “intercettare” non vuol certo dire spiare, ma significa “sorprendere qualcosa e arrestarne il cammino prima che giunga dove è diretta”. Se prima magari un reato o una ingiustizia potevano essere scoperti così per caso, appunto sorprendendoli, oggi la tecnologia invece può aiutarci laddove il caso non ci viene incontro. La privacy riguarda la vita affettiva e quella personale, legata alla sopravvivenza e all’esistenza di una persona. Già nel campo lavorativo, invece, le cose si mettono diversamente, in quanto siamo al servizio di altre persone, pertanto dobbiamo attenerci alla giusta deontologia professionale. Le cose sono diverse anche quando ci troviamo in luoghi pubblici o luoghi dove siamo a contatto comunque con gli altri: in questi casi è giusto essere sorvegliati affinchè i nostri comportamenti non ledano la vita degli altri, ed è altrettanto giusto essere informati della presenza di telecamere e quant’altro. Se, dunque, crediamo che qualcuno stia minacciando la sicurezza collettiva, ritengo che quella persona sia da punire, quindi non possiamo in tal caso far valere i suoi diritti personali, né questa tal persona può in alcun modo appellarsi al diritto della privacy. Se un normale cittadino o un esponete politico o chiunque altro desta sospetti nei comportamenti, nel modo di vivere è giusto che il potere giudiziario possa indagare anche all’interno della vita privata, purchè vengano tutelati coloro che, anche se presenti in determinati filmati o telefonate, non appartengo ai fatti o ai reati che si stanno commettendo. Il problema non è la presenza di troppe telecamere ma è il cattivo utilizzo che si fa di esse. Siamo al corrente di numerosi casi in cui telecamere, telefonate intercettate a seguito di segnalazioni, analisi condotte sui pc hanno rivelato i veri colpevoli di omicidi o di ingiustizie varie e sappiamo come queste prove siano state ignorate o non ritenute “sufficienti” per procedere secondo la giustizia. E abbiamo udito fin troppo di telefonate e video riguardanti politici o persone del mondo del calcio e dello spettacolo che hanno di sicuro molta meno importanza, e che non ledono la sicurezza collettiva. Già per il solo fatto che una persona arriva a commettere un reato, non si può parlare di garanzie e beneficio, ma è giusto metterne in discussione i diritti, sempre che i reati commessi però siano gravi. Il problema è che se tutti avessimo garanzie e benefici la giustizia non potrebbe assolutamente fare più il suo corso.

    RispondiElimina
  17. Concetta Clemente18 maggio 2010 13:29

    Perché questa sicurezza collettiva sia garantita la società, soprattutto nel modo d’oggi, deve essere sorvegliata, ma giustamente e per valide motivazioni: la tecnologia ci fornisce i mezzi per fare ciò, ma purtroppo (come nel caso dell’hacker) ha anche delle funzioni che possono rivelarsi sbagliate e consentire agli altri di spiarci nel nostro normale quotidiano. Ma se pensiamo al caso in cui queste funzioni, o meglio ancora questi trucchi vengano utilizzati per tenere sott’occhio un covo di latitanti,per esempio, direi che siano più che utili. Il Grande Fratello di Orwell era una geniale invenzione che ha fatto riflettere tutti nel corso degli anni sul potere dei governi e sulla libertà del popolo; il Grande Fratello televisivo è un programma per nulla educativo e formativo, dove vengono spiate persone di cui a noi non interessa davvero nulla; la nostra vita invece è una cosa seria. Concludo con una splendida frase del lavoro di George Orwell 1984: “Avrebbero potuto analizzare e mettere su carta, nei minimi particolari, tutto quello che s'era fatto, s'era detto e s'era pensato; ma l'intimità del cuore, il cui lavorio è in gran parte un mistero anche per chi lo possiede, restava imprendibile.” (Winston) [riferito al partito]

    RispondiElimina