martedì 11 maggio 2010

Repubblica.it: La macchina perfetta della censura cinese.

di GIAMPAOLO VISETTI

La casa, il telefono, ovviamente il computer: tutto sotto controllo. Ecco come funziona il sofisticato sistema di sorveglianza, per stranieri e non, del gigante cinese
http://www.repubblica.it/esteri/2010/05/11/news/censura_cina-3973777/

2 commenti:

  1. Lucrezia La Marca14 maggio 2010 14:44

    Tutto sotto controllo... Ma secondo me la principale preoccupazione della Cina è sempre Internet, "terra di nessuno", spazio di discussione libera e di scambio di informazioni, e dunque diversa dai media tradizionali quali televisione e carta stampata.
    Tentando di conservare la stabilità del paese si censura, si filtrano indirizzi URL, si bloccano contenuti e parole chiave considerate scomode e sovversive come "Dalai Lama" o "Diritti Umani", e, come se non bastasse, blog e siti non graditi al governo subiscono attacchi hackeristici o vengono definitivamente chiusi, spesso con conseguenti pene carcerarie a giornalisti e blogger ritenuti sediziosi e diffusori di segreti di stato solo per aver espresso il loro pensiero.
    Purtroppo il governo cinese non è il solo a demonizzare la rete rendendola difficilmente accessibile: Reporters Sans Frontières (http://rsfitalia.org) definisce "sotto osservazione" anche altri paesi come Iran, Cuba, Egitto, Arabia Saudita, Tunisia, Birmania, Siria, Uzbekistan, Vietnam e Turkmenistan. Ma ve ne sono altri come il Myanmar e la Turchia, la quale, ad esempio, blocca YouTube per evitare che cittadini turchi vedano video che diffamano Atatürk.
    Credo fermamente che in queste società autoritarie ci sarà un grande lavoro da fare per eliminare la censura e promuovere la libertà telematica, anche perché la condivisione di informazioni è un diritto umano di base: “tutti hanno il diritto alla libertà di opinione e di espressione incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere.”(Art.19 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani)

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  2. io credo che non si debba confondere quello che sta facendo il governo cinese, con il problema che sta nascendo in Italia delle intercettazioni. Infatti c'è una bella differenza. é vero, il governo Cinese attraverso la censura cerca di occultare, di azzittire. C'è sicuramente la paura di risvegliare coscienze attraverso un confronto con l'esterno. è stato emblematico l'intervento di Sun Wen Long (il rappresentante di associna, l'associazione che si occupa dell'integrazione tra italiani e cinesi in Italia) durante l'evento internet for peace tenutosi all'Orientale. Lui diceva che in Cina le persone non sentono affatto il peso della censura, innanzitutto perché la loro prima forma di chiusura con l'esterno sta nell'alfabetizzazione. In Cina le persone vivono assuefatte, non conoscono altre realtà e per ora non hanno voglia di conoscerle.Tant'è vero che hanno sopperito alla mancanza di google con altri motori di ricerca. Questo è l'effetto della censura. Altro è il problema riguardante le intercettazioni. In Italia ultimamente questa forma di controllo sta creando problemi. Si sta cercando di farla passare come qualcosa di grave che nuoce la privacy, ma è chiaro che se si rivestono ruoli istituzionali il confine tra vita pubblica e privata diventa sottile. Mi sembra giusto che le persone vogliano sapere chi li governa e chi li rappresenta. Non c'entra nulla con la mera ricerca del gossip, non credo che agli italiani interessi sapere dove Fini va in vacanza o se Berlusconi ha o meno un'amante. Ma altro è venire a sapere se il nostro presidente del consiglio candida tra le sue file vallette o accompagnatrici. Queste sono cose che riguardano eccome il popolo Italiano. Ora quello che mi chiedo io: il voler privarci di queste informazioni non è comunque una forma di censura?
    Marilena Passaretti

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