martedì 9 marzo 2010

Giornale in ateneo - n°1

Per questa settimana il compito per gli studenti coinvolti è quello di confrontare come i due quotidiani in esame trattano il tema del primo Oscar per la miglior regia assegnato (in 82 anni) a una donna.
E' possibile pubblicare i propri commenti in risposta a questo post.

14 commenti:

  1. sono convinata che quello che ci presenta la televisione è tutto organizzato, ogni cosa detta, fatta e poi trasmessa è tutto studiata per un fine, la maggior parte delle volte è quello di alzare gli ascolti. Probabilmente con la vittoria di the hurt locker in competizione con avatar si è voluto dare un colpo di scena, infatti anche il direttore aveva detto che gli ascolti stavano calando. non ho nulla contro the hurt locker e la regista (ex moglie di Cameron)anzi mi dovrebbe far piacere dato che sono anche io una donna, ma trovo inammissibile dare il miglior film ad un film, non volgio dire del tutto sconosciuto, ma che cmq non ha fatto parlare di se come avatar; e lo stesso credo che valga per la regia: cameron ha già dimostrato di essere un grandissimo regista e lo ha riconfermato con tutto il lavoro il produzione di avatar (compresa la realizzazione di nuove videocamere 3d). se poi hanno voluto dare il premio alla prima regista donna, il giorno prima della festa della donna...e ho sentito ma non ne sono sicura che il produttore di hurt locker aveva invitato i giudici dell'academy a premiare il suo film, infrangendo il regolamento mi riporta alla mia convinzione che è tutto uno show e non c'è nulla di reale. ROSA RUSSO

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  2. Confrontando gli articoli pubblicati sul "Corriere della Sera" e su "Il Sole 24 ore", si notano fin da subito numerose differenze.
    Mentre il primo giornale dedica due pagine alla notte degli Oscar, "Il Sole 24 ore" pubblica solo 2 colonne sul premio Oscar assegnato alla regista Kathryn Bigelow.
    Nella notizia in prima pagina di "Il sole 24 ore", si accenna semplicemente alla vittoria di sei statuette da parte del film "The Hurt Locker", mentre nella prima pagina di "Il Corriere della Sera", l'attenzione si sposta sul fatto che si sia trattato della notte delle prime volte: la prima volta che una donna vince l'Oscar come miglior regista, la prima volta dell'Oscar per Sandra Bullock e Jeff Bridges e la prima volta dell'Oscar e di Hollywood nell'era di Barack Obama.
    Leggendo, poi, l'articolo intitolato "L'era Obama e gli stereotipi sulla guerra" di Paolo Mereghetti sul "Corriere", si nota che quest'ultimo focalizza l'attenzione sul fatto che, in pieno accordo con la politica di Obama, siano stati premiati soprattutto i film che trattano temi sociali o politici e che il tema impegnato abbia avuto più importanza rispetto alla qualità delle pellicole. In particolare, si attribuisce a motivi extracinematografici la vittoria del film "The Hurt Locker", storia di artificieri nella Bagdad del 2004, diretto da Kathrin Bigelow: la pellicola avrebbe vinto l'Oscar solo perchè esalta la figura eroica degli uomini e delle donne in divisa. Vengono, inoltre, evidenziati una serie di difetti del suddetto film: la grande presenza di luoghi comuni del genere bellico per rendere simpatica la figura del sergente protagonista, la presenza di personaggi di contorno stereotipati e schematici, l'ambigua posizione del film che esalta il machismo di chi rischia la propria vita ma dimentica la realtà della guerra e non spiega le ragioni di questa scelta. Si sottolinea, inoltre, lo scarso successo di incassi al botteghino sia in Italia sia in America.
    Nell'articolo "La Bigelow trionfa con sei statuette. Il kolossal Avatar, grande sconfitto" sempre del "Corriere", si sottolineano gli 82 anni trascorsi prima che si assegnasse un premio alla regia ad una donna e si rimarca, come nell'articolo precedente, come la critica abbia spostato la sua attenzione sull'impegno socio-politico del film a scapito di blockbuster come "Avatar" di James Cameron.
    Infine, negli articoli intitolati "Il segreto di Kathryn: Ragazze, non dovete svendere i vostri sogni" di Giovanna Grassi e in "Un metro e 82 (più i tacchi) per la Storia" di Maria Luisa Agnese sempre dal "Corriere", ci si sofferma soprattutto sulla carriera e sulla personalità della Bigelow, riportando alcune delle dichiarazioni da questa fatte nella notte degli Oscar, tra cui il fatto che si sia trattato di un film indipendente dal sistema hollywoodiano, contro la guerra e pieno di verità, realizzato con un budget irrisorio rispetto al ben più costoso film "Avatar".

    Claudia Agostino

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  3. Anche nell'articolo "Bigelow, prima regista da Oscar" di Cristina Battocletti da "Il sole 24 ore", si riportano le parole pronunciate dalla regista nella notte degli Oscar e la sua volontà di dedicare questo film a tutti gli uomini e le donne in divisa, si accenna al budget irrisorio del film rispetto ad "Avatar" e ai modesti risultati ottenuti al botteghino, ma il punto di vista dell'articolo è nettamente diverso da quello del "Corriere". Si riporta, infatti, l'opinione espressa dalla regista Lina Wertmuller sul film vittorioso: per quest'ultima il fatto che la Bigelow sia stata la prima donna ad essere premiata per la regia o che questa abbia ottenuto una vittoria sull'ex-marito James Cameron, non ha alcuna importanza; ciò che veramente conta è che a vincere sia stato un film di qualità. La Wertmuller, seppur estranea a posizioni femministe, sottolinea poi come gli uomini e le donne siano da considerarsi paritari nelle loro capacità di esprimersi attraverso la regia, accennando al ruolo di regista pioniera in Italia e quasi pioniera nel mondo di Elvira Notari alla fine dell'800.
    Così anche Alina Marazzi, autrice cinematografica di cui si riporta l'opinione, pone la sua attenzione sulla qualità del film e dichiara che la vittoria della Bigelow sia stata tutt'altro che una vittoria di genere in quanto "The Hurt Locker" è un film sui soldati e la loro dipendenza dal pericolo e la Bigelow è la regista meno femminile che ci sia. Secondo Marazzi, inoltre, la regista premiata avrebbe una visione sul cinema molto simile a quella hollywoodiana e non offrirebbe, con il suo film, alcuna visione alternativa o punto di vista speciale sulle donne ma avrebbe semplicemente dimostrato che anche una donna è in grado di creare un film d'azione e di guerra. Per lei, tutte le discussioni sil film di genere sarebbero sorte solo per la coincidenza della notte degli Oscar con la vigilia dell'8 marzo.
    Una posizione simile a quella di Marazzi, la si può comunque rinvenire nell'articolo del "Corriere", "Un metro e 82 più i tacchi per la storia", dove ci si sofferma sull'assenza di temi femminei nei film di Bigelow e sulla sua scelta di tematiche semprre molto calde come quella della guerra e della violenza.Ricapitolando, dunque, la vittoria del film sarebbe attribuita nel "Corriere della Sera" alla coincidenza dell'Oscar con l'era di Barack Obama e all'importanza di temi socio-politici, mentre in "Il sole 24 ore" alla qualità della pellicola e, nel secondo giornale, non si tratterebbe in nessun caso di una vittoria di genere. Infine, si può notare una differenza sostanziale, nella quantità di informazioni riportate dal "Corriere" rispetto al ben più ridotto spazio dedicato alla notizia da "Il Sole 24 ore", provabilmente in ragione del fatto che quest'ultimo è un giornale dedicato principalmente a notizie economico-finanziarie.
    Per concludere, credo che da questa comparazione si evinca come la stessa notizia possa essere trasmessa secondo punti di vista molto diversi l'uno dall'altro a seconda della testata scelta.


    Claudia Agostino

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  4. Carmela Cammisa10 marzo 2010 23:40

    Notte da oscar e di stupore!!!

    Ci sono voluti 82 anni perché si assegnasse ad una donna il premio come miglior regista!
    …lo stupore dev ‘essere stato talmente grande da portare testate come il “Corriere della sera” e soprattutto “Il sole 24 ore “ (testata politica-economica-finanziaria) a dare spazio alla notizia in prima pagina.

    Kathryn Bigelow,vincitrice donna discussa alla notte degli Oscar 2010,ha sconvolto tutti portandosi a casa 6 premi oscar con il film “The Hurt Locker”!
    Quel giorno è arrivato ha esclamato la Streisand, ad annunciare sul palco una vittoria al femminile.

    Il corriere della sera ha giustificato l’evento pensando ad Hollywood nell’era di Obama,sottolineando soprattutto l’attenzione e la sensibilità ai temi sociali e politici. Un film indipendente e scomodo sulla follia della guerra in Iraq si è imposto su tutto e tutti, soprattutto su Cameron e sul suo favoritissimo “Avatar" colossal da milioni di dollari!

    Vittoria di genere… stupore,dibattiti e riflessioni? Nel Sole 24 ore, in un intervista Lina Wertmuller dibatte su questo tema! E’ sconcertata nel visionare che si dia tanto rilievo al fatto che abbia primeggiato una donna. L’ex candidata agli Oscar, afferma che tutto questo dibattito sia fiorito proprio perché gli Oscar sono stati assegnati alla vigilia dell’8 marzo!
    Non è una vittoria di genere,ma una vittoria di un film di qualità!

    Carmela Cammisa

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  5. In una società in cui la donna si fa sempre più largo in un mondo dove essa, spesso, è sottovalutata, è un onore leggere e sapere che qualcuna come Katheryn Bigelow ce l’abbia fatta!
    Senza dubbio i giornali italiani hanno dedicato spazi differenti a seconda delle testate e si sono schierati in quelle che sono le convinzioni, ma pur sempre da rispettare, di ognuno.
    E’ anche vero che The hurt locker” non è il massimo con i suoi piani sequenza e i modi di riprendere rispetto ad un Avatar che ha strabiliato tutti con il suo 3D, ma probabilmente c’è da considerare qualcosa che va ben oltre queste caratteristiche.
    Se si ha la convinzione di andare al cinema solo per divertimento, film in erba come quello premiato pochi giorni fa con ben sei statuette d’oro non saranno mai compresi o comunque in parte apprezzati.
    Fatto sta che tra chi esalta tale premiazione per il semplice fatto di onorare la festa delle donne, chi perché sostiene che è strano veder realizzare determinati film “di guerra” da una donna, è da rilevare una cosa importante a mio avviso: la Bigelow ha portato sullo schermo qualcosa di reale, non un mondo fantastico, ma un mondo che vive e combatte a poca distanza da noi, dove la gente soffre, si difende e sempre più spesso muore.
    E’ da premiare la buona intenzione..

    Cioppa Matilde

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  6. Bigelow,una vittoria a cavallo tra ambigui femminismi e coscienza della guerra.

    Quest’anno la notte degli Oscar è stata forzatamente trasformata in una specie di romanzo rosa .
    Dopo 82 anni, l’Oscar per la regia è stato assegnato ad una donna , Kathryn Bigelow, nonché ex moglie del favorito James Cameron.
    Il film vincitore “The Hurt Locker” è riuscito ad accaparrarsi ben sei statuette lasciandone soltanto tre al film in 3D “Avatar” (che può ampiamente consolarsi con il record d’incassi ottenuto). Quasi ignorata nel 2008 a Venezia,la pellicola viene accusata da Paolo Mereghetti del “Corriere della Sera” , di avere dei personaggi “ stereotipati quando non addirittura schematici” in contrapposizione a Lina Wertmuller che ,nell’articolo di Cristina Battocletti pubblicato su “ Il Sole 24 Ore” sottolinea come “The Hurt Locker” sia un film di qualità e per questo meritevole di vittoria.
    “Il Corriere della Sera” e “ Il Sole 24 Ore” non solo danno all’argomento impostazioni differenti ma concedono allo stesso altrettanti differenti spazi e a questo proposito è da notare, a mio avviso,come l’articolo sulla notte degli Oscar sia affiancato, ne “Il Sole 24 Ore”, ad un pagina dove l’argomento portante è il ruolo della donna nell’economia italiana come a voler insistere in maniera eccessiva su differenze sessiste prive di senso.
    Le due testate riescono addirittura a modificare le stesse dichiarazioni di Kathryn Bigelow : per “ Il Sole 24 Ore” la regista dedicherebbe la pellicola “ a tutti gli uomini e le donne che portano un’uniforme in ogni parte del mondo “ mentre secondo il giornalista de “ Il Corriere della Sera” ,che però dubita di ricordare esattamente le parole della Bigelow, il film sarebbe un ringraziamento per “ tutti i nostri uomini in divisa”.
    E le donne in divisa? Che fine hanno fatto?
    Probabilmente da uomo,il giornalista de “ Il Corriere della Sera” non ha ritenuto fondamentale sottolineare l’esistenza delle donne in divisa o più semplicemente ha dimenticato un insignificante particolare.
    Tra il tono soddisfatto dell’articolo di Cristina Battocletti e quello più duro di Paolo Mereghetti,si inserisce la voce di Alessandra Farkas,corrispondente da New York per “ Il Corriere della Sera” che incastra la vittoria di “ The Hurt Locker” in una visione completamente politica. Come si legge nel suo articolo il film “ è la prima pellicola sulla cosiddetta << guerra al terrorismo >> ad imporsi all’Oscar in un Paese che fino ad oggi ha disertato i film su Iraq e Afghanistan.” e ancora “ […] l’evoluzione dell’Academy Awards,sempre più incline a premiare il cinema impegnato ed indipendent,più in sinsotnia con l’America obamiana che con quella bushiana, a discapito di blockbuster quali Avatar, […] “
    E’ a dir poco complicato districarsi tra tutte queste opinioni che oltre ad essere in opposizione tra di loro,possono anche viaggiare su piani diversi e per questo non confrontabili.
    L’unico modo per uscire da questo labirinto mediatico è ,dal mio modesto punto di vista,provare a creare un proprio giudizio che sia però basato su conoscenze vere ed è per questo che aggiungo i trailers di “ The Hurt Locker” e “ Avatar” senza pensare troppo al sesso dei registi e alle loro relative relazioni amorose.


    http://www.youtube.com/watch?v=pNfPvjieb2Q

    http://www.youtube.com/watch?v=KUEa041rk8w



    Carmen Scialò

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  7. Giulia Eleonora Zeno13 marzo 2010 13:17

    Entrambi i quotidiani “Corriere della Sera” e “Il Sole 24 Ore” riportano in prima pagina la notizia del premio Oscar 2010 vinto per la prima volta da una regista. Ad accompagnare la suddetta notizia vi sono anche, sempre in prima pagina, foto a colori esplicative del verdetto.
    Una prima differenza tra le due testate è sicuramente quantitativa, difatti il Corriere della Sera tratta la notizia ampiamente: due pagine con svariati articoli e immagini della serata. Il Sole 24 Ore invece dedica una sola pagina al grande evento cinematografico. Tuttavia è da ricordare che il quotidiano diretto da Gianni Rotta si occupa principalmente di economia.
    Analizzando il contenuto degli articoli si dipanano ulteriori differenze. Pur partendo dallo stesso punto e cioè: ci sono voluti ben 82 anni perché l’Academy Awards si decidesse a premiare una donna per la miglior regia, i due quotidiani diversificano le loro attenzioni. Da una parte il Corriere dà una panoramica più generale. Si legge, infatti, che il film vincitore “The Hurt Locker” presentato nel 2008 a Venezia era stato dimenticato senza troppi problemi, né il pubblico italiano (nel 2008) né quello americano (nel 2009) lo hanno particolarmente apprezzato. Seguono poi i riconoscimenti italiani di Michael Giacchino e Mauro Fiore. Il primo premiato per la colonna sonora del film d’animazione “Up”, il secondo premiato per la fotografia (in digitale) di “Avatar”. Inoltre appare chiaro che gli articoli del Corriere tendano a sottolineare che l’Academy Awards in sintonia con l’America obamiana ha premiato il cinema impegnato e indipendente. The Hurt Locker è costato, infatti, 15 milioni di dollari, mentre il battuto kolossal Avatar di James Cameron è costato 15 volte di più. E ancora, si leggono i vari risultati nelle altre categorie come miglior film straniero e migliori attori. E infine ci sono addirittura informazioni sugli abiti delle star che hanno sfilato sul red carpet del Kodak Theatre. Dall’altra parte, invece, il Sole 24 Ore tratta con maggior riguardo la questione dell’Oscar vinto da una donna. E in particolare due registe, Lina Wertmüller e Anna Marazzi, non ci stanno a festeggiare la vittoria del film sulla guerra in Iraq solo perché ha primeggiato per la prima volta una donna. Sostengono, infatti, che il film non è un film di genere e che ha vinto una pellicola di qualità. Poi il resto dell’attenzione ricade sul miglior film straniero “El secreto de sus ojos” di Juan Josè Campanella, con il dettagliato articolo di Roberto Da Rin.

    Personalmente concordo con l’affermazione di Lina Wertmüller: «Dare tanto rilievo al fatto che abbia primeggiato una donna mi pare una gran stupidaggine». Certo è indubbiamente gratificante vedere che anche una donna regista ce l’abbia fatta (finalmente) ad impugnare la statuetta d’oro, ma non trovo affatto giusto che la vittoria sia ridotta al puro emblema della mimosa. Credo anzi che, al di là del fatto che il film possa piacere o no, sia importante notare che ha vinto un film indipendente e di poco successo. E’ proprio il caso di dirlo: “Gli ultimi saranno i primi”.

    Giulia Eleonora Zeno

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  8. Anna Giordano14 marzo 2010 22:43

    La notizia della premiazione, per la prima volta nella storia, di una donna alla notte degli oscar, viene trattata diversamente dai due quotidiani presi in considerazione.
    Il Corriere della Sera dedica al tema due pagine e svariati articoli, nei quali la vittoria della Bigelow viene vista come sintomo di un cambiamento portato dalla nuova era Obama nella società americana, ora più attenta, ad esempio, ai temi sociali. In questo modo, gli articoli si focalizzano molto di più sull’argomento della pellicola, sugli altri premi e su un nuovo standard usato nell’assegnazione delle statuette. Quando si parla della regista ci si sofferma su dettagli (poco rilevanti) come il suo giovane fidanzato, il suo fisico perfetto e la sua disinvoltura in quella situazione che la vedeva in sfida contro il suo ex marito.
    Nell’ articolo (unico) apparso invece sul Sole24ore, la notizia è commentata da due registe: Lina Wertmuller, candidata anche lei al premio come miglior regia nel 1976 e Alina Marrazzi, autrice di vari documentari sul tema delle donne. Entrambe non credono sia giusto creare tanto scalpore per la vittoria di una donna; a vincere è stata piuttosto la qualità.
    Nonostante siano anche loro donne, non traspare dall'articolo nessun entusiasmo femminista; si parla invece di sessismo che molto spesso penalizza le donne all’interno dell’industria cinematografica.
    Mi sembra molto coerente e significativa la battuta di Luciana Littizzetto riportata proprio sul Corriere della Sera : “esisterà la parità tra uomo e donna quando una donna incompetente prenderà un posto di potere”.

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  9. IL CORRIERE DELLA SERA E IL SOLE 24 ORE DEDICANO AMBEDUE LA PRIMA PAGINA ALLA MAGICA NOTTE DEGLI OSCAR..
    IL CORRIERE INDAGA E APPROFONDISCE IL TEMA ANCHE IN ALTRI ARTICOLI E IN ALTRETTANTE SVARIATE FOTONOTIZIE CAPACI DI RACCONTARE ATTIMI DEGLI OSCAR..IL SOLE24ORE TUTTAVIA PUR ESSENDO UNA TESTA PER LO Più ECONOMICA,RACCONTA LA NOTIZIA ESSENZIALE.
    AMBEDUE SI SOFFERMANO,COME DEL RESTO TUTTI I MEDIA CHE HANNO TRATTATO LA NOTIZIA,ALLA VITTORIA DELLA PRIMA DONNA REGISTA DOPO ANNI..AFFIANCANDO TALE NOTIZIA ALL’ORMAI “PAIETTATA” FESTA DELLE DONNE.
    “HOLLYWOOD, DOPO 82 ANNI ” LA PRIMA DONNA AD AGGIUDICARSI L’AMBITO
    PREMIO CHE DOVREBBE,PARADOSSALMENTE QUASI,PREMIARE TALENTO, QUALITà, PROFESSIONALITà, INGEGNO, ARTE..
    E INVECE?SEMBRA QUASI FARE NOTIZIA Più LA NATURA SESSUALE DEL “WINNER IS”,CHE QUELLA DEL RICONOSCIMENTO IN SE E QUINDI DELLE SUE MOTIVAZIONI!
    PREMIAZIONI E POLEMICHE DA SEMPRE PASSEGGIANO A BRACCETTO..
    OPINIONI PERSONALI,SULLA QUALITà REALE DEL LAVORO DELLA VINCITRICE DEGLI OSCAR 2010 KATHRYN BIGELOW, E DEL FILM “THE HURT LOCKER” DA LEI DIRETTO,SONO REALMENTE POCHE,E QUASI INTUIBILI..L’ATTENZIONE è CONCENTRATA MAGISTRALMENTE SU COSA?SULL’EVENTO!!QUELLO DEGLI OSCAR? MA NO..OVVIO, IL “WOMAN-POWER”..GLI ABITI INDOSSATI,LE PAROLE DETTE ALLA PROCLAMAZIONE,I RINGRAZIAMENTI PER LA RICEZIONE DEL PREMIO,E ADDIRITTURA IL DISCORSO SI AMPLIA,RENDENDO PROTAGONISTA, QUASI OFFUSCANDO LA REGINETTA DEGLI OSCAR,CON BARACK OBAMA,NEL NUOVO COLOSSAL “L’ERA DI OBAMA E GLI STEREOTIPI SULLA GUERRA ..”,INTITOLATO COSì L’ARTICOLO DEL “CORRIERE DELLA SERA” (di Paolo Mereghetti ) CHE A MIO AVVISO SPOSTA DEL TUTTO L’ATTENZIONE DAL VERO EVENTO,QUASI A DARE COME MOTIVAZIONE DELLA VITTORIA, LA VITTORIA SU TUTTI DEL TEMA SOCIALE,SPOSANDO A MERAVIGLIA.. LA LINEA DI PENSIERO POLITICO/SOCIALE DEL PRESIDENTE AMERICANO.
    MA DI COSA SI STA PARLANDO? Perché ANCORA UNA VOLTA NON SI CENTRA MAI L’ARGOMENTO E CI SI LIMITA A DARE OPINABILI MA PROFESSIONALI OPINIONI,SENZA SCADERE NEL SEMPLICE GOSSIP O NEL TROVARE A TUTTI I COSTI MOTIAZIONI DI IMPATTO E PER NULLA PERTINENTI ALLE VERE RAGIONI PER CUI SI OTTIENE UN PREMIO?
    PERCHè MAI UN/A REGISTA DOVREBBE ESSERE PREMIAT0/A COME MIGLIORE?
    CREDO CHE LA RISPOSTA E LA GRATIFICAZIONE CHIUNQUE VOGLIA TROVARLA NELLE PROPRIE CAPACITà,DOTI,DEDIZIONE,PASSIONE..SOPRATTUTTO IN UN LAVORO FATTO DI GENIALITà ARTISTICA..
    DOVREMMO RICORDARCI DELLE DONNE NON SOLO PERCHè DOPO 82 ANNI CONQUISTANO UN PRIMATO,Né PER COME HANNO RINGRAZIATO PER IL RICONOSCIMENTO RICEVUTO..MA APPUNTO PER IL LORO VALORE,LA FORZA ARTISTICA DEL LORO ANIMO,LA PROFESSIONALITà E LE ATTITUDINI CON CUI HANNO SVOLTO Ciò PER CUI AMANO VIVERE..E PER CUI HANNO VINTO UN PRIMATO..”MIGLIOR REGISTA”..NON “MISS PRIMA DONNA DOPO 82ANNI..”

    ALESSANDRO MANTICO

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  10. Concetta Clemente15 marzo 2010 19:12

    La notizia della vittoria, nella notte degli Oscar, della regista Kathryn Bigelow sicuramente non poteva passare inosservata. Il Sole 24 Ore, essendo una testata di carattere prevalentemente economico, non dedica molto spazio a questa notizia: la scelta della redazione è stata quella di inserire una immagine piuttosto grande della regista, che regge in mano uno dei sei Oscar vinti, in prima pagina per introdurre l'articolo che poi viene trattato a pagina 27. A mio avviso, la foto inserita da questo giornale cattura sicuramente di più l'attenzione sulle questioni che la vittoria della Bigelow ha scatenato: ovvero la conquista dell'Oscar da parte di una donna dopo ben 82 anni, la vittoria di un film, The Hurt Locker, che è stato definito di "qualità" rispetto a quello che invece è stato considerato il grande "sconfitto" Avatar. Mentre il Corriere della Sera ha inserito in prima pagina una foto più piccola che vede protagonisti la Bigelow e l'ex-marito James Cameron, regista di Avatar, in atteggiamenti scherzosi che spostano il baricentro della vicenda sul carattere "familiare" che ha contraddistinto la notte degli Oscar del 7 Marzo. Il Sole 24 Ore a pagina 27 ha inserito al centro una foto che raffigura una scena del film "Il segreto dei suoi occhi" di Juan Josè Campanella che ha vinto l'Oscar come miglior pellicola straniera, seguito sotto da un articolo che descrive la vittoria di Campanella. Alla vittoria della Bigelow, in questa pagina, è dedicato il titolo che risuona ancora una volta "Bigelow, prima regista da Oscar": sotto vi è una sorta di schema riassuntivo della distribuzione dei vari Oscar che sono stati assegnati ai film, con gli incassi che hanno registrato nel corso della loro proiezione. A destra, invece, segue un articolo che riporta le parole della regista Wertmuller (candidata nel 1976 a quattro nomination all'Oscar per Pasqualino Settebellezze, che però non portò a casa nessuna statuetta), che difende la Bigelow insultata di aver vinto perché “gira come un uomo” e la elogia per la vittoria del suo film di “qualità”. La Wertmuller difende anche in generale il mondo delle donne e dalle sue parole si evince che “non perché siamo donne non possiamo meritare di portare a casa delle vittorie, anche come questa”. A commentare il trionfo di The Hurt Locker è anche Alina Marazzi, ( nel 2008 aveva girato il documentario “Vogliamo anche le rose”, il cui contenuto riguardava problematiche femminili) che accusa la Bigelow di essere poco femminile, definendo però la vittoria del suo film, riguardante i pericoli che corrono i soldati in Iraq “non di genere”, né maschile né femminile quindi e discute del fatto che questo film non offre una “visione speciale sulle donne”. La Marazzi, inoltre, ritiene anche che tutta questo dibattito sia nato perché la notte degli Oscar precedeva la festa delle donne.

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  11. Concetta Clemente15 marzo 2010 19:14

    Il Corriere della Sera, invece, oltre a dare spazio a pagina 17 all’assegnazione di due Oscar a due italiani Michael Giacchino e Mauro Fiore, dedica ampio spazio alla vicenda nelle pagine 50 e 51, riservate al tema Spettacoli. Ritroviamo qui numerose immagini di quelli che sono stati i protagonisti di questa discussa notte degli Oscar: al centro però vi è una grande foto della Bigelow con il produttore e lo sceneggiatore del suo film,quest’ultimo è anche il compagno della regista nella vita. Vi è un articolo a destra che sottolinea la vittoria di questo film proprio nell’era di Obama, in cui si mette in evidenza il fatto che i temi politici e sociali hanno influenzato l’assegnazione della maggior parte dei premi. Seguono varie titolazioni: “La Bigelow trionfa con sei statuette Il kolossal Avatar grande sconfitto” che fa notare come The Hurt Locker sia un “film indipendente e scomodo sulla follia della guerra in Iraq” e “ dimostra come l’America abbia ormai metabolizzato anche le guerre più recenti”, “ è la prima pellicola sulla cosiddetta guerra al terrorismo ad imporsi all’Oscar in un Paese che fino ad oggi ha disertato i film su Iraq e Afghanistan”, e riporta il ringraziamento dell’attrice afroamericana Mo’Nique( vincitrice dell’Oscar come miglior attrice non protagonista nel film di Oprah Winfrey Precoius) a Hattie McDaniel che portò a casa la statuetta per il film Via col Vento nel 1939 e che sopportò le critiche per il colore della sua pelle; ancora “ Il segreto di Kathryn: “Ragazze, non dovete svendere i vostri sogni” in cui la regista racconta i suoi precedenti insuccessi ma anche la sua voglia di non mollare, dice di aver voluto realizzare un film da dedicare a quanti combattono e muoiono, e ringrazia il suo nuovo compagno per aver scritto questa sceneggiatura; infine “Un metro e 82(più i tacchi) per la storia” dedicato alla tanto attesa vincita di una donna dopo tanto tempo.

    Credo che entrambe le testate si siano preoccupate di far emergere la “questione femminile” che ha accompagnato l’assegnazione degli Oscar di quest’anno: non credo,però, che occora fare ancora differenze tra uomo e donna, ma dovrebbe prevalere sempre una giusta meritocrazia e dopo aver letto il ringraziamento di Mo’Nique ed aver appreso che “erano presenti all’evento vari afroamericani”, mi sono resa conto del fatto che nel 2010 nonostante il presidente degli Stati Uniti sia un afroamericano, non siamo ancora riusciti a capire che non importa se siamo neri o bianci, donne o uomini, l’importante è saper rispettare l’altro . Inoltre a mio avviso Il Corriere della Sera, forse proprio perché è un giornale che tratta ampiamente varie tematiche, si è soffermato più sulla spettacolarità dell’intero evento proponendo immagini di vari attori e attrici vestite di preziosi abiti e sulla rivalità che ha visto protagonisti la Bigelow e l’ex-marito Cameron, mostrando anche l’immagine del giovane compagno di lei: ma si sa tra moglie e marito è meglio non mettere il dito!!!

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  12. Paola Clarizia15 marzo 2010 19:54

    Non sono d'accordo con Alessandro riguardo al fatto che l'articolo del Corriere della Sera "sposta del tutto l'attenzione del vero evento"! Ricordiamoci che ogni giornalista veste il suo giornale di ciò che gli passa per la testa...è un canale di comunicazione che permette di esprimere le proprie idee e mi sembra che Mereghetti ne abbia dette di cose dando giudizi personali riguardo alcuni film piuttosto che raccontare i fatti per come sono andati. L'evento degli Oscar lo conoscono bene la maggior parte delle persone che guarda la Tv: presenze particolari, abiti, gossip e curiosità vengono spesso discussi molto di più dei film e sinceramente ritengo il tutto di una noia mortale nonostante io sia appassionata di cinema e mi interessi guardare determinati programmi....l'articolo di Mereghetti per esempio mi ha suscitato la curiosità di vedere il film "Precious" per averlo descritto in due righe come un film "generoso, insolito, forse anche importante ma non certo un’opera di qualità, anzi strappalacrime e ricattatorio." Ecco cmq sta parlando dei film che hanno partecipato all'evento...si, saranno come dici tu opinioni professionali e criticabili ma almeno mi ha dato l'idea di un articolo molto più "vivo", che ti permette di riflettere e di dire "si la penso anch'io così " o "no, che diavolo dice!"! Anche il suo titolo suggerisce una riflessione o sbaglio? "L’era Obama e gli stereotipi sulla guerra". Se andiamo a cercare altri titoli sull'argomento li troveremo di certo meno "intriganti" e personalmente non mi verrebbe neanche in mente di andarli a leggere... tipo:"OSCAR, LA BIGELOW AFFONDA AVATAR - OSCAR. KATHRYN AFFONDA "AVATAR" dal Messaggero di Satta Gloria (non fa alro che dire chi ha vinto e basta..che noia!)oppure "LA BIGELOW FA IL PIENO DI OSCAR E RUBA LA SCENA ALL'EX MARITO"da il Giornale di Laffranchi Claudia(mi fa pensare che si orienti più sul gossip...o no?) e molti altri...sicuramente è importante sapere il perchè dell'esistenza degli Oscar e in base a cosa di debbano attribuire i premi...ma sai che tedio star li a leggere? Meglio l'intrigo che suscita curiosità e attività mentale che la passività!

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  13. E' impensabile commentare film mai visti: si ridurrebbe tutto al mero pettegolezzo.
    Interessante, piuttosto, il forte contrasto tra le recinzioni, entrambe dallo stile abbastanza sobrio. Portano acqua al loro mulino di idee, con forte connotazione politica e ampia consapevolezza delle polemiche in corso, ma senza cadere nella volgare "bega", appoggiando le personali teorie sull'impatto dell' "era Obama" o sull' "ignoranza sessista", attraversando il tema del cinema impegnato.
    Nessuno dei due interventi, tuttavia, scende in una discussione di tipo filmico, come ci si aspetterebbe parlando di cinema, ma ci si limita a commentare la serata, l'evento, "azzuffandosi pacatamente", nella convinzione comune che la giuria premiante sia tutt'altro che indipendente.
    MARCO AMALFI

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  14. Magdalena Sanges23 marzo 2010 00:14

    “The time has come”: ecco come Barbara Streisand ha introdotto la vittoria, nella notte degli Oscar, della regista Kathryn Bigelow, per il suo The Hurt Locker, che addirittura si è aggiudicato 6 statuette. Per la prima volta nella storia del cinema, una regista donna è riuscita a portarsi a casa l’ambito premio, focalizzando così su di sé l’attenzione dei media che fino a quel momento si era incentrata sul kolossal Avatar.

    La notizia ha fatto talmente scalpore che anche quotidiani del calibro de il Corriere della Sera e Il Sole 24 Ore non hanno potuto che posizionare l’articolo in prima pagina, anche se poi hanno trattato l’argomento in maniera differente.

    Per il Corriere della Sera, infatti, la vittoria di questo film, che parla dell’impegno di un gruppo di artificieri e sminatori statunitensi in missione in Iraq, sarebbe probabilmente legata alla crescente attenzione posta su cause sociali e politiche, ormai “molto più in sintonia con l’America obamiana che con quella bushiana”.

    Vengono inoltre presentate le dichiarazioni della Bigelow, la quale dice di essersi sentita in dovere di filmare le vite di donne e uomini, che hanno vissuto la guerra in prima persona, poiché naturalmente la loro realtà è molto diversa da quella politicizzata (e soprattutto controllata e misurata), che ogni giorno, insistentemente, viene posta sotto ai nostri occhi.

    Ne Il Sole 24 Ore, Lina Wertmüller e Alina Marazzi ci invitano a non riflettere solo sul fatto che a vincere sia stata una donna in quanto tale, vista anche la coincidenza della premiazione con la notte tra il 7 e l’8 marzo.

    Viviamo in una società in cui vediamo ogni giorno donne intraprendenti che riescono ad essere mogli, madri e, allo stesso tempo, portano avanti carriere brillanti, quindi perché tutto questo stupore sulla vittoria di Kathryn Bigelow adesso, nel 2010? Piuttosto dovremmo chiederci perché un evento simile non si sia verificato prima…

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