mercoledì 17 marzo 2010

Flusser: le tecnoimmagini come modello

Sulla base degli spunti emersi in classe nella lezione di ieri vi invito a commentare la seguente frase di Flusser:
"... stiamo fuoriuscendo dal mondo lineare delle spiegazioni, per inoltrarci nel mondo tecnoimmaginario dei modelli".

Quali sono le "spiegazioni lineari" nelle quali non abbiamo più fede e quali i "modelli" ai quali si riferisce Flusser?

6 commenti:

  1. Alessia Angrisano18 marzo 2010 19:18

    La scrittura srotolò le immagini in linee e righe;spezzò il rapporto magico con cui l'uomo primitivo si rapportava alle immagini.La visione del tempo ciclico fu sostituita da una visione lineare del tempo, fatto di eventi collocati in serie , cause ed effetti.Le parole funzionano per concetti che interpretano e spiegano il mondo , facendo nascere un "soggetto" ed un "oggetto". Con la scrittura ci fu il passaggio dal codice bidimensionale a quello unidimensionale.Nell'epoca postmoderna,con l'invenzione della televisione, del cinema e della fotografia,gli uomini sono ritornati a fare un uso massiccio delle immagini per esprimere la realtà. Tuttavia le tecnoimmagini di cui parla Flusser sono molto diverse e non riconducibili alle scene raffigurate nelle caverne,in quanto non esprimono più un contenuto magico ed emotivo ma teorie e modelli attraverso rappresentazioni logico-numeriche.I concetti sono trasformati in tecnoimmagini e l'uomo ha perso la fiducia nei testi per riporla nelle immagini.Queste ,però,non sono comprensibili facilmente,per cui si parla di nuove forme di analfabetismo.

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  2. http://www.tgcom.mediaset.it/tgmagazine/articoli/articolo380661.shtml

    Ho pensato di postare questo articolo, che si riferisce alla campagna del fotografo Oliviero Toscani contro l'anoressia, nella quale è stata utilizzata una foto che ha provocato tantissimi dibattiti e commenti per la maggior parte negativi.
    Credo che possa inserirsi bene in questo discorso, soprattutto riguardo la questione delle nuove forme di analfabetismo, e cioè della difficoltà che spesso abbiamo nel percepire il giusto significato delle immagini-modello.
    Penso che questo episodio ne sia un esempio palese.
    Irene Di Cecio

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  3. Salvatore Cavaliere20 marzo 2010 20:34

    Condivido pienamente gli interventi delle mie colleghe: Alessia ci propone una sintesi delle tesi affrontate in aula soprattutto riguardo alla scrittura e alle immagini. Mentre Irene ci suggerisce un articolo che ci riconduce alle nuove forme di analfabetismo.
    Io ho focalizzato la mia attenzione sul tema del postmoderno, epoca in continua evoluzione che ci offre sempre nuovi spunti. Vorrei citare alcune frasi di un sociologo francese, Michel Maffesoli, che a mio parere sottolinea la "fuoriuscita dal mondo lineare delle spiegazioni" affrontata da Flusser:
    "la modernità elimina le differenze, le particolarità, le specificità...invece nelle società postmoderne tende a prevalere l'eterogeneità, la frammentazione comunitaria"(Icone d'Oggi, Maffesoli).
    Credo che tutto questo possa essere ricollegato anche al concetto di discontinuità (nel lavoro, nei rapporti interpersonali, nella religione,ecc.) affrontato da Flusser.

    Salvatore Cavaliere

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  4. Anna Giordano23 marzo 2010 00:14

    Credo che quando Flusser parla di perdita di fede nelle spiegazioni unilaterali a discapito dell'affermarsi di modelli trasmessi da immagini, si riferisca a come l'uomo nell'era postmoderna non ricerca più la chiave d'interpretazione per la sua esistenza, ad esempio, nella religione o nella filosofia espresse attraverso il codice unidimensionale della scrittura. Piuttosto, ora, l'uomo si ritrova in modelli che gli pervengono, ad esempio, dalla televisione o dalla pubblicità; comunque da una realtà governata da immagini e non più da ideali.

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  5. Condivido la tesi di Flusser, secondo cui oggi le tecnoimmagini con i loro codici binari dominano sulla scrittura. Sono molte le persone che, ad esempio, passano la loro giornata davanti alla TV ma è in calo il numero di coloro che leggono libri; si preferisce apprendere notizie-lampo dal Tg invece che leggerle sui giornali. Abbiamo perso la visione del mondo lineare basata sul rapporto di causa-effetto che la scrittura unidimensionale portava con sè e, come scrive Salvatore Cavaliere, ci affidiamo sempre più ai modelli televisivi e pubblicitari e spariscono le grandi ideologie religiose, politiche, filosofiche che tenevano unite le comunità nell'epoca del dominio della scrittura. L'uomo è sempre più solo con la sua esperienza individuale e non interpreta più in modo lineare la sua storia e gli avvenimenti che gli accadono ma si identifica nei modelli che le immagini con la loro forza intrinseca portano con sé, modelli (in special modo quelli della pubblicità) legati strettamente al mondo del consumismo e al possesso degli oggetti più effimeri.
    A proposito del potere dell'immagine vorrei segnalare una recensione filosofica intitolata "Sensibilia 1-2007. Potere delle immagini?" di Alessandro Fiengo rinvenuta sul sito web http://www.recensionifilosofiche.it/crono/2009-10/dimonte-griffero.htm.
    In questo testo, l'autore analizza l'effetto concreto che le immagini possono esercitare sull'uomo, sul suo comportamento, sulla sua scelta e volontà. Si citano una serie di autori che analizzano tali fattori: uno di questi è Bohem che considera l'immagine una possibilità di conoscenza e sapere al pari del linguaggio e della predicazione. Mentre la scrittura crea un mondo inclusivo e limita le possibilità di lettura del mondo, l’immagine apre lo spazio inclusivo del non-detto, dell’ulteriorità e da all’uomo la possibilità di immaginare oltre le evidenze fattuali.
    Tra i citati, anche Antonio Somaini evidenzia l’importanza crescente che l’immagine ha avuto ultimamente in ogni campo disciplinare e la sua influenza sulla conoscenza che l’uomo ha del campo sociale, storico, teorico e culturale.
    Salvatore Patriarca, parlando di immagini, cita anche Flusser e analizza l’influenza che le immagini (da quelle di Lascaux alle tecnoimmagini) hanno sul progressivo distanziamento dell’uomo dal mondo stesso e poi dai concetti.
    A conclusione della recensione, l’autore esalta la capacità dell’immagine di essere usata nel pensiero, di contribuire alla narrazione, di amplificare la capacità suggestiva e di superare i confini del linguaggio e arrivare direttamente alla persona modificandone stato emotivo, patrimonio cognitivo e dimensione corporea. L’immagine non è dunque qualcosa di immediato ma una specie di prisma concettuale aperto alle più varie possibilità di analisi.

    Claudia Agostino

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  6. Vorrei, poi, riflettere anche sulla differenza che le tecno immagini presentano rispetto alle primitive immagini delle grotte di Lascaut perché le immagini contemporanee non solo nascono dall’interazione tra individuo e tecnica ma vanno ben oltre la resa della realtà così come essa appare. A tal proposito vorrei citare un esempio: la fotografia “Elevage de poussiere” che Man Ray scattò all’opera il “Grande Vetro” di Marcel Duchamp. La foto, ottenuta con un ingrandimento di una parte dell’opera duchampiana coperta di polvere e di residui di stoffa non rappresenta il grande vetro come esso appare ma interpreta il lavoro duchampiano in modo diverso e ce lo fa apparire come un misterioso paesaggio lunare e il Grande Vetro di Duchamp risulta quasi irriconoscibile.
    Infine, riguardo ai modelli trasmessi dai media vorrei segnalare l’articolo che uno degli organizzatori della terza edizione di "Media e Identità" ( incontri tra accademici, giornalisti, sociologi, pubblicitari, che si sono svolti dal 23 al 30 maggio 2006 a Genova) ha pubblicato su LG Argomenti e da me rinvenuto aul sito web http://www.megachip.info/modules.php?name=Sections&op=viewarticle&artid=1915.
    In particolare, nel paragrafo intitolato “Media e pensiero. Nuove qualità” i nuovi media vengono descritti come una compresenza di immagini, suoni, parole con una velocità di trasmissione-esecuzione prima inimmaginabile. I nuovi media sono in grado di diffondere idee e messaggi a livello planetario e in modo istantaneo. Pur non essendoci un riferimento diretto all’opera di Flusser, l’autore esprime in modo chiaro l’idea che il nostro mondo sia sempre più programmato e influenzato dai media che, con la loro potenzialità, sono in grado di creare una sintonia tra rappresentazione interna del mondo e rappresentabilità esterna e di far arrivare i messaggi massmediatici all’intimità degli individui.
    Si parla, in particolare, di quanto l’immagine influenzi l’agire umano e ne modifichi l’identità: i bambini privilegiano sempre più il linguaggio visivo a quello alfabetico; cambiano le didattiche perché nelle scuole ci si attiva per insegnare come usare Internet agli studenti e nascono nuove culture: non più quelle territoriali, familiari, di comunità ma quelle mediatiche aterritoriali, astoriche, atemporali.
    Nel paragrafo “Media e pensiero: nuove quantità”, si parla, invece, della forza quantitativa e pervasiva dei nuovi media. Secondo uno studio realizzato in Francia nel 1997, un bambino di 12 anni è mediamente sottoposto a ben 100000 spot televisivi. Questo permette a chi controlla e gestisce i media di fidelizzare a ideologie e prodotti i diversi utenti. I media sono armi per la conquista del mondo e influenzano la nostra cultura, le nostre scelte lavorative, politiche, le nostre attitudini sociali, i nostri consumi e ideologie. La pubblicità di una data bevanda influisce in modo forte sulla scelta di acquistarla e la massa desiderante vede nel prodotto/idea anche un punto di arrivo sociale e personale.
    In sostanza, come si evince da questo articolo, se prima si combatteva per la propria patria o per difendere un’ideologia condivisa da molti altri, oggi l’unico interesse globale è diventato accedere ai principali prodotti commerciali o migliorare il proprio aspetto fisico per non sentirsi esclusi dalla società e per tenere il passo con i modelli di perfezione fisica da cui siamo continuamente bombardati, salvo poi scoprire che questi stessi modelli sono in realtà il frutto di continui interventi di chirurgia plastica e che la perfezione fisica non esiste.

    Claudia Agostino

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