mercoledì 27 maggio 2009

Lovink - Critica della ragione di Internet

Vi invito a commentare la lettura del saggio di Lovink che abbiamo svolto oggi in aula e in particolare pag. 63 del paragrafo "Critica della ragione di Internet".

18 commenti:

  1. Eugenio Francesco Rimo27 maggio 2009 18:40

    Oggi il Blog è molto più che un diario, i primi blog nacquero come diari privati, oggi a questi diari privati vi si è aggiunto un qualcosa in più, ovvero commentare e discutere vari argomenti.
    Forse è bene ricordare che i Blog sono ciò che successe all'era del Dot-com, ma è bene ricordare che riguardo i Blog vi furono anche molti scettici, o meglio dire cinici, i quali ritenevano che tali Blog fossero destinari alla medesima fine del Dot-com e che i Blog fossero solamente una novità temporanea che col tempo sarebbe andata a scadere, proprio così come un bambino entusiata dal nuovo giocattolo, ma che poco dopo si stancherà di tale oggetto perchè usato e rivisto troppe volte.
    Oggi sia i Blog che i Social Network sono ormai divenuti una forma egemonica di internet, tuttavia parlando di Blog dovremmo anche inserire il concetto di cinismo e Blog senza frontiere.
    Fermo restando che un cinico è colui che non prove nè emozioni e tanto meno sentimenti (almeno in apparenza) c'è da dire che spesso le sfere dei Blog sono andate ad intaccare il duro lavoro di reporter giornalistici i quali magari han dato il meglio di se stessi per creare un reportage e che magari dopo mesi e mesi di ricerca, pericoli, documentazioni e quant'altro vedono il proprio lavoro "copiato" o meglio rappresentato da un blogger che magari ha svolto solo il compito di prendere una notizia e commentarla e magari ampliarla, pertanto ne risulta un blog senza frontiere ove svendendo il mio lavoro (tematica del free discussa la scorsa lezione) ne risulterà una automatica svendita anche del lavoro del giornalista, a differenza che il blogger non ha "sudato" quanto il giornalista, ed a differenza che uno lo farà per un proprio ricavo economico, mentre l'altro lo farà magari per passione, per tenere vivo il proprio blog, per contribuire alla tematica del free o se proprio vogliamo azzardare potremmo dire che lo si fa per tener viva la politica hacker che consiste nella condivisione, in tale caso avremmo una condivisione dell'informazione e magari del proprio punto di vista.

    Ma addentrandoci nel discorso sito nella pagina 63 del libro "Zero Comments" bisogna dire chi ha dato vita alla blogsfera siamo noi utenti,con la forza di un nichilismo positivo e creativo.
    Spesso tale nichilismo viene posto contro quel che è la potenza dei Media affermati con lo scopo di non riconoscergli più una verità assoluta anche se in fin dei conti un blog non è altro che un piccolo granello di sabbia nel deserto se paragonato ai grandi Media ormai affermati da tempo, ma in ogni caso è comunque un atto, un tentativo per porsi contro tali Media, il risultato sarà Zero Comments? Pazienza... tentare non nuoce, da una parte della bilancia penderà la vittoria, mentre dall'altra la sconfitta e di conseguenza tutto rimarrà invariato, anche se forse sarà una vera e propria vittoria per i Media già affermati con conseguente fortificazione di questi ultimi.
    Tuttavia vi è anche da dire che nei Blog l'elemento dominante spesso è la noia, nonostante momenti di passione ed emozioni nello scrivere e condividere, anche se la loro portata emotiva sarà ben più ampia di quella degli altri media.
    Infine è bene aggiungere che i Blog sono una sorta di capanna, un rifugio contro i media tradizionali.

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  2. Eugenio Francesco Rimo27 maggio 2009 18:59

    Riguardo i Blog volevo fare un'aggiunta circa quanto non detto prima.

    Bisogna aggiungere che i Blog riflettono quanto accade nel mondo e riflettono la vita dell'uomo e dell'interagire di esso con altri, i Blog propongono spesso quanto accade e riflettono anche l'opinione dilagante conservatrice, la quale dopo l'ormai famoso 11 settembre richiede maggiore sicurezza e da qui nasceranno poi le politiche restrittive per dare maggiori sicurezze e garanzie.
    Ma ritornando ai Blog c'è da dire che essi non operano in un ambiente internet selvaggio, così come quello che si era creato nell'era delle Dot-com, ma i Blog tendono a creare una rete chiusa grazie al fenomeno del blog-roll che determina network chiusi, del resto prima di vedere pubblicato un nostro contenuto esso dovrà prima passare sotto osservazione dell'amministratore del blog e poi se risulterà idoneo sarà pubblicato;anche se esistono anche alcuni blog liberi ove praticamente succede e si legge di tutto di più!
    Tuttavia produrre riferimenti personali non significa necessariamente produrre contenuti migliori di quelli già esistenti, potrebbe anche risultare che i nostri contenuti siano peggiori o addirittura banali...
    Rispetto ai primordi del web, ove per gestire un computer occorreva un cervellone (basta ricordare i famosi colletti bianchi della IBM che venivano fittati assime ad un mainframe) avviare e gestire un Blog è praticamente alla protata di tutti in quanto non vi è assolutamente nessuna richiesta di una conoscenza tecnica, ma qualora dovesse essere richiesta il risultato conseguente sarebbe sicuramente vedere molti meno Blog di quelli che vi sono.
    Fermo restando che non è richiesta alcuna conoscenza tecnica per creare un Blog ciò comporta spesso nello scadere della banalizzazione o nel detto e ridetto, ciò in effetti è il prezzo da pagare a seguito del colmare del divario tra internet e società!
    Volendo fare un esempio basta andare sul sito youtube e verificare quante banalità, baggianate o quanti episodi simili vi siano circa un determinato evento oppure quanti video stupidi vi siano in circolazione; senza offendere nessuno,sottoscritto compreso!

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  3. Concordo con la tesi di Lovink per cui i blog sono avvolti dalla noia: ho sempre sostenuto che è la noia che ci porta a bloggare, e più ci annoiamo e più blogghiamo. E sono d'accordo anche sul fatto che è più importante avere amici reali, anche pochi, piuttosto che avere cento, duecento contatti o amici in rete.
    Credo che i blog siano nati da persone sole ed annoiate, e in principio il loro "pubblico" dev'essere stato quello più solitario, introverso. Con il tempo, tutti siamo stati coinvolti da questa pratica di "bloggare tutto": se prima avevamo un diario segreto, ora scriviamo sul nostro blog, se prima ci incontravamo con degli amici e discutevamo ora ci sono i forum, e possiamo discutere comodamente da casa.
    Non credo, però, che nel bloggare ci sia una ricerca della verità. O meglio, credo che il bloggare in sè sia un'evasione dalla verità, dalla vita reale. Alla domanda "Quanta verità può sopportare un media?", risponderei: pochissima. Spesso è la verità che ci spaventa e ci fa scappare, preferiamo rifugiarci nell'immaginazione, o nel nichilismo se vogliamo.

    Rita Cafiero

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  4. una delle frasi più significative di pag.63, secondo me, è : "mescolare pubblico e privato è una caratterisitca innata dei blog". In chi blogga c'è sicuramente una parte di edonismo, ma credo anche nel desiderio reale di opporsi (come detto nelle pagine precedenti del libro) ai mass media istituzionali. C'è voglia di ribellarsi a verità che appaiono sempre più pre- confezionate con lo scopo, più o meno patente, di plasmare la pubblica opinione. Spesso si fa conoscere agli altri il proprio punto di vista per ricevere conforto a ciò che si pensa. Nei blog c'è qualcosa di contorto: il diario è privato, mai si vorrebbe che qualcuno lo leggesse senza permesso, e allora come mai in questa sorta di diari on line diciamo tutto? Forse perchè non c'è contatto diretto con gli altri, in qualche modo si è protetti dallo schermo, dal non vedersi. E' come uscire dal guscio rimanendovi dentro. Il blog è al tempo stesso verità e finzione, approfondimento e superficialità, serio e faceto. Anche per i blog non ci può essere fede nel messaggio, almeno non sempre perchè si può scrivere tutto e il contrario di tutto. Commentare la politica o la cronaca o un fatto di scienza non fa del commentatore un opinionista accreditato o da seguire, non assurge al rango di grande pensatore tout-court. Benalità e noia in effetti mi sembrano due caratteristiche dei blog. Ma anch'io in questo momento sto bloggando e dunque anch'io sono banale,prevedibile e noiosa.

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  5. Amici blogger, siate professionisti
    Scritto da: Marco Pratellesi alle 12:21
    Tags: Big Fish, John August, l'Unità, The Nines, Università San Antonio
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    L'Unità ha pubblicato oggi la lezione che John August tenne nel 2006 davanti agli studenti dell'Università di San Antonio, Texas. Lo sceneggiatore e regista ("Big Fish e Go" e "The Nines") invitava i blogger e chiunque scrive sul web a comportarsi da professionista. E indicava cinque regole da seguire:
    1. Presentazione
    2. Accuratezza
    3. Consistenza
    4. Responsabilità
    5. Raggiungere gli standard della professione
    Consiglio a tutti di leggere quella lezione, che l'Unità ci ripropone, perché tocca temi centrali nel rapporto tra giornalismo e rete. "Stiamo vivendo uno dei momenti più elettrizzanti della storia dei media. Le barriere per entrare nel discorso pubblico non sono state mai così basse", spiega August. Attraverso i blog e l'apertura dei commenti agli articoli i lettori hanno oggi la possibilità di rispondere ai giornali e di fare valere le proprie opinioni.
    E' una grande opportunità. Ma per non gettarla via occorre un impegno da parte di tutti, giornalisti e lettori. E' la supplica di August: "Quello che vi chiedo, quello che vi supplico di fare, è di affrontare questi nuovi strumenti da professionisti, non da dilettanti". E anche la mia.
    Fonte: corriere.it, pubblicato oggi

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  6. Dario Marchetti27 maggio 2009 22:22

    [PRIMA PARTE]

    I blog altro non sono che "sbrodolature adolescenziali" e a mio avviso gli viene data una importanza che essi non meritano: eppure, nonostante i loro contenuti banali e noiosi, possono arrivare a infastidire i professionisti, e, alla lontana, sgretolare quel solido impero dei media tradizionali. Il blog ha portato alla "democratizzazione" di Internet, e con essa ha portato anche la ripetitività e la banalità dei contenuti; quella illusione di potere, di capacità di esporre il proprio ego, non produce automaticamente contenuti migliori, come sottolinea Lovink. Leggiamo ciò che Thomas Mallon scrive in un suo libro dell'84 proprio a proposito dei diari "segreti", gli antenati dei blog in pratica: "Ci sono alcuni giorni in cui odio scrivere... [a chi serve?] mi chiedo; eppure lo faccio lo stesso. In realtà, non credo che si possano scrivere per se stessi molte più parole di quelle usate per un promemoria attaccato al frigorifero, come [compra il pane]". L'accesso immediato a queste risorse, anche a chi non ha dimestichezza con l'informatica, e il loro essere "free" li ha portati a perdere ogni valore, a divenire copie su copie di pensieri che si ripetono, con rari, rarissimi esempi capaci di lasciare una traccia. Nello spirito del Blogger è presente quell'impeto di scrittura come strumento di rilascio di emozioni e al contempo di vanità, di desiderio, di riconoscimento che si risolvono in una triste autoreferenza, parliamo da soli insomma. Molte volte mi è capitato di scrivere un post che sul momento mi piaceva, mi faceva sentire meglio, mi faceva sentire scaltro e/o intelligente (anche in questo momento, mentre scrivo, è così), tuttavia, dopo aver premuto il tasto "pubblica post", quella sensazione è svanita, e al posto di essa è arrivato il fantasma “zero comments”, perchè già sapevo che nessuno avrebbe letto, e che eventuali commenti sarebbero stati stupidi e/o irrilevanti.

    Tempo fa, sul mio blog, scrivevo: "Probabilmente non riusciamo a rendercene conto, ogni account, ogni social network, ogni profilo, è un triste tentativo di raggiungere qualcun altro, una devastante ed implicita ammissione della nostra incomunicabilità, è inutile, non ce la facciamo a toccarci per davvero, continuiamo a desiderarlo, al massimo possiamo "pokarci".

    Blogs, Facebook, Myspace, sono fulgidi esempi silenziosi, e al contempo sono urla strazianti, un brandello di bit è quello che rimane delle nostre ipotetiche emozioni reali o presunte tali, un bel commento brillante è il pane quotidiano che chiediamo a nostro signore Blog."

    [CONTINUA...]

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  7. Dario Marchetti27 maggio 2009 22:25

    [SECONDA PARTE]

    Forse ho esagerato, forse no; sta a ognuno di noi pensarci su. Tuttavia in Lovink sto trovando pane per i miei denti, e questa ormai celeberrima pagina 63 esprime in una devastante schiettezza ciò che alla fine è il nocciolo della questione: siamo cinici, nichilisti e annoiati. Il blog mischia il nostro pubblico, la nostra esigenza di farci notare, di nutrire il nostro ego, e il privato, quella dimensione autoreferenziale che serve a consolarci e tenerci su; il risultato è il "nihil", un continuo alternarsi di registri emozionali che variano in preda ad una insicurezza e delusione di fondo, che ormai sembrano essere parti integranti della forma mentis occidentale.

    Mi ritengo in linea col pensiero di Giada, tranne che su un unico punto: non riconosco ai blogger questa volontà di imporsi e sovrastare i media tradizionali poichè, ahimè, per me significa sopravvalutare l'intelligenza della grande, grandissima parte, di chi naviga e scrive blog; duole ammetterlo, ma chi compie azioni con cognizione di causa è spesso una piccola minoranza, di fronte alla massa che agisce noncurante di ciò che realmente c'è dietro le righe. La maggior parte dei blog è qualcosa di inferiore ad una lista della spesa in quanto a contenuti, e qui richiamo al pensiero di Mallon precedentemente esposto. Magari questo desiderio rivoluzionario c'è, ma ritengo che sia implicito nella maggioranza, e che solo in poche persone sia attivo e cosciente.

    A conclusione del commento, penso che i blog, presi nella loro forma fondamentale, siano “bozzoli”, così come li definisce Cramer, in cui rifugiarsi, in cui solo chi pensa come noi e chi piace a noi è gradito, una rete chiusa nella quale confortarsi a vicenda senza tuttavia dialogare veramente: anche un commento ormai è una fatica eccessiva, si scrive e si scrive, e alla fine nessuno legge. Peccato, perchè potrebbero essere una risorsa incredibile, se, come secondo il pensiero di August, postato da Giada, fossimo capaci di affrontare le cose in maniera seria, professionale, cosciente, interessata. Ma ormai la fede nel messaggio, come Lovink asserisce a pag. 63, è andata a farsi benedire. Per chi scriviamo? Per noi? Probabile, o forse ormai lo facciamo senza più coscienza, guidati solo dalla noia, immersi in quell'atto microeroico e nichilistico.

    Dario Marchetti

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  8. Concetta Clemente27 maggio 2009 23:10

    Leggendo lovink apprendiamo che i blog non fanno altro che riflettere l'atmosfera culturale del nostro tempo: ma non lo fanno aprendosi al resto del web, ma intessendo reti sociali isolate che consolidano i loro legami attraverso link, blogchalking, feed Rss. Secondo Cramer essi vengono visti come prodotti di uno stile letterario "soggettivo", non come veicoli per lo scambio di idee. Quindi nel blog a regnare è la solitudine: bloggare deve ridursi a mero atto di "affermazionde di sè". E la tendenza della società che i blog rappresentano, come ci suggerisce Cramer, è l'imbozzolamento: come il baco costruisce per sè,e da sè,il proprio guscio così fanno i blogger. Essi costruiscono per se stessi uno scudo intorno a ciò che creano: dove sia il padrone di casa che l'ospite la pensano allo stesso modo, e non sono interessati a creare qualcosa di diverso, ma quante più cose uguali possibili: stesse emozioni, stessi sentimenti, stesse insicurezze per tutti coloro che bloggano nello stesso blog, perchè nessuna preda si concede da sola nelle mani del nemico, ovvero nessuno andrà a postare in un blog antagonista scrivendo idee e pensieri che non potranno trovare la propria affermazione. Ed è questa la noia che forse Lovink cerca di far comprendere ai propri lettori. I blog, scrive Lovink a pagina 63, aiutano gli utenti a passare dalla verità al nulla: un nulla che non è altro che banalità, una banale affermazione di sè, che è soltanto inconscia consapevolezza di affermare, e ammettere, le proprie insicurezze nei confronti della verità. Proprio questo non credere nella verità dei media tradizionali fa diventare il popolo notturno, quello in pigiama, eroe: e da questo nichilismo fioriscono i blog.

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  9. Giulia Eleonora Zeno27 maggio 2009 23:32

    “A essere in declino è la fede nel messaggio” (inizio pag. 63)
    Effettivamente è proprio così. La maggior parte di noi grazie anche all’avvento di Internet ormai non crede più a tutto ciò che dicono i media, o meglio abbiamo imparato a non fidarci ciecamente dato che molte notizie sono praticamente manipolate e passano solo e come decidono i “grandi”. Secondo Lovink questo processo è stato agevolato soprattutto dai blog che sono nati dalla forza del nichilismo. Praticamente l’idea è che la verità non possa mai venire a galla in quanto l’uomo è limitato e quindi non c’è nessuna possibilità di dare un senso alla realtà, poiché la realtà è il niente.
    E’ vero anche che i blog parlano di incertezze dubbi e paure ed essendo un po’ tutti uguali sono anche noiosi, ma è pur vero che essendo blog personali è automatico parlare anche di questi argomenti. E forse è proprio questo uno dei motivi che li ha resi tanto famosi, perché per l’appunto persone “normali” come noi, che incontriamo tutti i giorni, utilizzando uno spazio web raccontano la loro vita e noi lettori, chi più chi meno, ci identifichiamo nelle loro vicende. O viceversa nel caso in cui siamo noi a postare ricevendo commenti o meno, possiamo capire se qualcuno si identifica in ciò che diciamo. Il problema a mio avviso, si presenta quando diventiamo schiavi della blogosfera e dei commenti, quando la cosa che più ci preoccupa è quanti commenti riceve il post o quante volte è stata visitata la pagina.
    Poi ci sono tanti altri tipi di blog che magari invece hanno questa prerogativa.

    Giulia Eleonora Zeno

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  10. ***
    completamente d'accordo sulla tesi ''nichilista'' proposta da lovink riguardo ai blog.
    se un tempo una mailist poteva significare dibattito, oggi un blog è qualcosa che sta tra il diario personale (paradossalmente pubblico) e l'intervento a se stante.
    di costruttivo, personalmente, non ci vedo niente in un blog: il senso che prevale leggendo le prime righe di un qualsiasi blog della rete è, come anche evidenziato durante la lezione, la noia.
    sfido chiunque a leggere le lunghe pagine colme di cavolate dei blog sparsi per la rete senza provare dentro di se qualcosa che dica + o meno "che idiozia".

    ***
    quando il blog invece è di un personaggio famoso (cantante, attore, ecceterta) allora più che diario io lo chiamerei un semplice ''notiziario'' sulle news + importanti riguardo la star di turno (prendiamo ligachannel di luciano ligabue [anche se è un misto tra blog e newsletter vera e propria]. non esiste sito + stupido di quello dove la ''democrazia'' è praticamente inesistente: lì ligabue o ti piace o ti piace. se provi a criticare anche solo una virgola del suo operato sei bannato a vita!).
    i blog dei vip non sono dei veri e propri blog, per come li abbiamo definiti.

    ***
    "mescolare pubblico e privato è una caratterisitca innata dei blog", certo, ma nel momento in cui SAI che quello che scrivi finirà in rete e qualcuno potrà leggerlo ciò che scrivi sarà pur sempre snaturato dalla paura che gli altri possano considerarti un reietto. quindi "Quanta verità può sopportare un media?"?. come scrive Rita qui su, POCHISSIMA. forse NESSUNA.



    giuseppe sterlicco

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  11. MARIA GRIMALDI28 maggio 2009 00:35

    Leggendo “Zero Comments” per commentare la parte richiesta dal prof. Volevo partire da quella che a mio parere è uno degli elementi principali del continuo sviluppo dei BLOG :l’esigenza di non sentirsi controllati e quindi crearsi una sorta di vita parallela dove si è liberi di dire ciò che si pensa Nascita del blog come rigetto della società controllatrice che ci soffoca (tesi ripresa anche da Danah Boyd).
    Elemento importante (a mio parere) è la contrapposizione tra i blog ai media vecchi per capire la vera differenza che c’è tra essi, o meglio, il diverso lancio di messaggi che un media fa rispetto ad un blog .La notizia che noi apprendiamo da un blog non è uguale a quella ascoltata dalla televisione, ideata seduta davanti a tante fonti che possono rendere la notizia più vera possibile,ma i blogger si limitano a raccontare ciò che hanno visto, ciò che pensano ,e ciò che sentono rispetto all’argomento.Ed è proprio l’argomento “verità” del messaggio che cattura l’attenzione dell’autore in quanto la gente è stufa e non riesce più a recepire il messaggio che i vecchi media lanciano..!!!quindi li definisce blog nichilisti :per spiegare il passaggio dalla VERITA’ AL NULLA.
    .Il nichilismo quindi è il luogo dove i mass media perdono la loro rivendicazione della verità e non possono più operare come autorità. Adesso la verità si fonda sulla coscienza depressiva che la verità è irreale. Attenzione .. il nichilismo provoca non “terrore” ma uno “sbadiglio” e cioè noia ..quindi dopo la lettura di un blog che all’inizio sembra anche interessare è importante che si capisce che alla fine si ritorna sempre alla noia..(E TUTTO IL RESTO E’ NOIAAAAAAAAAAA….)
    Il termine cinico non rappresenta una caratteristica da accollare al blogger ,sarebbe ridicolo, secondo Lovink , ma è il contesto in cui esso si trova e che determina il decollo dei media mainstream ma che ancora non è rimesciuto a sostituire la loro ideologia con un alternativa.
    Ci dimenticheranno dei blog solo con una Cosa Nuova…che sarà in grado anche e sicuramente di mettere in discussione quest’atra ipotetica “verità”!!!!!!!!!!!!!!!!
    MARIA GRIMALDI

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  12. Bloggare o non bloggare,questo è il problema..
    molti bloggano inconsapevoli di essere studiati o etichettati o per nulla considerati (zero comments,appunto!)... =)
    chi blogga per raccontare attimi,persone o parole importanti,chi per gridare il proprio "credo",chi per fissare riflessioni o per pubblicare una telecronaca in scatti fotografici della storia della propria vita partendo dalla nascita,passando dalla prima vacanza fatta da sola con gli amici che è molto "in" nel web,finendo con l'ultima trasgressione consumata ..spesso si blogga per ridere..per ferire..spesso per sentirsi meno soli,spesso per ostentare..spesso per piangere e non dover mostrare le lacrime,manifesto di una fragilità che non si vuole far toccare..ma che esiste..e che c'è tutto il desiderio di far sapere che è lì anche se nella realtà la si nasconde..
    svariate le intenzioni..svariate le modalità..svariati i contenuti..svariate le interpretazioni..eppure tutti vengono generalmente accorpati e definiti "nichilismo".
    non c è un elemento primo che risponde al perchè un individuo blogga..
    "per la passione nel farlo"?
    anche..!eppure questa passione deve pur essere guidata da qualcosa..deve pur scaturire da qualcosa..voler trovare qualcuno che la pensi come se?voler trovare un fittizio ascolto?voler colpire l'attenzione di un qualcuno indefinito..?tutto possibile..eppure credo che ci sia qualcosa in più..voler colpire l'attenzione di qualcuno..chiunque esso sia..perchè?chi blogga in forma anonima?

    questa frase l ho adorata a primo impatto e credo che possa far nascere mille interpretazioni..come anche nessuna..non so..ma io la trovo straordinaria.. forte e incisiva!
    "Cinico idiota,diventerai il mostro che affermi di combattere!" (pag 61)

    Alessandro Mantico

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  13. Stefania Caliendo28 maggio 2009 20:17

    Credo che il blog sia inizialmente stato una sorta di evoluzione dal vecchio “diario segreto” dove si scrivevano i propri pensieri, le proprie emozioni o semplicemente si scarabocchiava qualcosa nei momenti di noia. I blog rispecchiano la società in cui viviamo oggi, profondamente influenzata dai nuovi media, ed il desiderio di molti di noi di raccontarsi agli altri, di sfogarsi e di far sentire la propria voce. Purtroppo, come è anche stato spesso detto a lezione, le persone che scrivono blog sono così tante ormai che nessuno ha tempo o interesse a leggere i blog degli altri (questo porta quindi allo “0 comments”, una delle forme più sostanziali di nichilismo).

    I contenuti ricadono spesso nella banalità, forse perché è la nostra società ad essere banale, come lo era anche in passato. La differenza consiste nella possibilità che abbiamo oggi di poter lasciare una traccia di questa banalità!

    In ogni caso penso che non bisogni generalizzare sui blog. Mi è piaciuto molto il paragone proposto oggi a lezione dal professore, ovvero che i blog sono un po’ come le fotografie. Tutti fotografano, ma sono pochi coloro che “hanno la vista” e che quindi riescono a realizzare delle belle foto, che abbiano anche un significato o che trasmettano qualcosa. Anche per i blog è così, tutti scrivono, tutti parlano di sé ed inseriscono contenuti, ma solo pochi riescono ad utilizzare a pieno lo strumento potente che è il blog, per diffondere informazione, notizie utili che interessino realmente qualcuno (e non solo elenchi infiniti di “cosa amiamo” e “cosa odiamo”!).

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  14. Elena Camperlingo28 maggio 2009 22:03

    Innanzitutto mi scuso per aver postato il mio commento in ritardo, ma stamattina avevo un esame! Comunque devo dire che questa parte su Lovink mi è piaciuta molto; dunque i blog nascono perchè noi uomini siamo in preda ad un nichilismo creativo, per cui sentiamo l'esigenza di crearci degli spazi nuovi, dove poterci esprimere liberamante.
    Questi spazi sono inizialmente molto personali ma poi si aprono ad altre voci, altri punti di vista. In particolar modo dopo l'11 settembre i blog hanno abbattuto quel confine che separava Internet dalla società, quel confine che ancora non aveva fatto della "rete" un vero e proprio crocevia sociale. Sebbene la loro tendenza sia stata prevalentemente conservatrice, questa "democratizzazione" del blog è diventata spesso banalizzazione, o meglio come dice Lovink noia. Ognuno di noi, sui blog, può effettivamente "dire la sua" e questo grazie alla semplicità e all'informalità che li contraddistingue. In questa noia di banali commenti, voci che si affollano per esprimere anche l'idea più stupida e insensata, c'è però ancora chi riesce a far sussultare gli animi. Ma che cosa cercano i blogger? Essi cercano delle risposte, perchè non credono più in quella verità assoluta che i media tradizionali pretendono di conoscere("in declinio è la fede nel messaggio"). Cerchiamo una verità che però nessuno ci può dare,perchè non esiste;perchè la realtà è niente! Lovink dice "i blog aiutano gli utenti a passare dalla verità al nulla"(pag 63) e questo è un concetto fondamentale, che va a demolire il potere dei media tradizionali. Bloggare allora è un atto di forza, di opposizione a ciò che ci impongono di vedere e di sentire senza diritto di replica, bloggare significa confrontarsi, condividere emozioni, paure ed insicurezze. Sui blog cerchiamo davvero negli altri quelle risposte che non abbiamo, o forse,a mio avviso,qualche volta li utilizziamo per nasconderci e riuscire a dire quello che nella vita quotidiana non riusciremmo mai a dire.

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  15. Marzia Figliolia29 maggio 2009 11:47

    La verita' e' che a nessuno importa niente di nessun altro, siamo avviluppati in un bozzolo di edonismo e sugli altari abbiamo sostituito le immagini religiose con le nostre foto digitali e le scritture sacre con i nostri post. Questa e' una visione della "blog-society" piuttosto disastrosa, si', ma non e' poi cosi' lontana dal vero. Qualcosa che urla "ecco, ci sono, esisto, guarda, sto bloggando".
    E' una forma di insicurezza intrisa di cinismo che ha trovato nel blog il suo porto sicuro.
    Ma come nascono i blog, e perche' nascono? Il motore che ha avviato il processo di formazione dei blog e' una forma di nichilismo creativo derivato dalla totale insoddisfazione per i media mainstream che veicolano le notizie, e con esse un tipo di verita' che vuol essere oggettiva.
    Nelle sue intenzioni, il blog si oppone a questa verita' "data col cucchiaino", vorrebbe partecipare, dire la sua.
    E allora, il blog dovrebbe essere l'alternativa alla verita' top-down? In realta' no, nessuno e' ancora riuscito a proporre una vera alternativa alla notizia veicolata dai media broadcast. Il nichilismo creativo ha lasciato spazio alla noia, alla messa in discussione di ogni verita' ed alla successiva creazione di una verita' pericolosamente personale che, in definitiva, ha annullato ogni possibile verita'. Dunque perdita di senso, dunque cinismo del blog (non del blogger, e' l'atto del bloggare in se' che e' cinico, qualcosa di intrinseco alla struttura), dunque nichilismo della rete.
    D'altronde con un motore di ricerca come Google e tutti quelli che basano i loro risultati sui link, il concetto di verita' aveva gia' cambiato locazione una volta: la verita' non c'entra piu' niente con la qualita' dell'informazione, ma con il movimento. Dove c'e' movimento, la' c'e' la verita', all'incrocio di ogni link possibile, una verita' sempre meno "professionistica" e sempre piu' di passaggio. Siamo nell'epoca della verita' "provvisoria".

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  16. Marilena Caccavale4 giugno 2009 23:22

    Per Geert Lovink, i blog sono «diari pubblici», cioè una forma di scrittura che annota fatti e pensieri relativi alla propria condizione esistenziale meritevoli, per chi li scrive, di essere «pubblicizzati» e condivisi con altri. Il fatto che i blog possano essere considerati «diari pubblici» ha costituito una potente fonte della loro legittimazione ideologica, ma questo non cancella il fatto che, come afferma lo studioso olandese, alimentano il rumore di fondo del ciberspazio e dalla messa in rete di opinioni fondate quasi sempre su pregiudizi e sentimenti rancorosi verso un mondo percepito quasi sempre come «cinico e baro». L'analisi che Lovink fa del ruolo svolto dai blog nella crescita dell'intolleranza e della xenofobia antislamica nella società olandese è infatti propedeutica all'esposizione della sua tesi che i blog generalmente sono lo strumento attraverso il quale ha preso corpo, si è sviluppata e ha acquisito un potere di condizionamento della discussione pubblica .
    Solo pochissimi blogger esprimono passione, tutti gli altri cercano di improvvisarsi ciò che non sono: giornalisti, divulgatori informatici, narratori…. alla fine contano molto poco e vanno in ordine sparso e non rappresentano una voce autorevole, ma solo migliaia di voci indistinte che non possono nuocere (o fare del bene) a nessuno.

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  17. Antonia Iodice10 giugno 2009 00:48

    “Ipse dixit”, l’ha detto lui, espressione pitagorica riferita al sommo sacerdote per designare qualcosa di assolutamente vero sembra essersi trasferita alla televisione come mezzo di informazione. Tant’è vero che negli anni ’60 la televisione era considerata l’unica fonte di verità assoluta ed indiscutibile e il detto diffuso, simile a quello su citato, era “l’ha detto la TV”.
    Oggi si mette in discussione tutto, si nega anche l’evidenza e siamo scettici di fronte a qualsiasi tipo di messaggio, anche quello televisivo.
    I blog nascono proprio da questo impulso nichilista di fondo, in contrapposizione agli altri media.
    Pur negando una verità assoluta e essendo consapevoli che un giorno ci potrà esserci un’altra realtà pronta a scalzarli, i blog emergono.
    Dunque, essi non derivano da un nichilismo negativo bensì positivo e creativo: i blogger creano una realtà soggettiva che insieme alle altre popolano la rete; queste unite ad ulteriori fonti possono determinare l’informazione, attendibile o meno, ma formata da tante opinioni diverse.
    I blog non sono solo strumento di informazione, la loro caratteristica principale è infatti quella di diario pubblico in cui ognuno “butta giù” i suoi pensieri, ansie, paure…
    Lovink ci parla dei blog come tecnologie dell’affermazione del sé in cui l’utente cerca di affermare la propria personalità e renderla nota agli altri, dai quali si cercano sempre più conferme.
    L’uomo ha voglia di libertà e visto che nel mondo reale si sente “limitato”, la cerca nel mondo virtuale; dunque si disconette dalla realtà per connettersi a quest’ultimo dove riesce a prendere facilmente una posizione di prestigio.



    “Io diventerò qualcuno. Non studierò, non leggerò, a tutti voi dirò di no: ecco perché diventerò qualcuno. Se vuoi parlare un po' con me ti devo addare al mio MySpace.” (Caparezza)


    Antonia Iodice

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  18. Ha ragione Lovink!!!

    l'annuncio di uno dei suoi fondatori
    Facebook si allarga e inizia a guadagnare
    La compagnia raggiunge i 300 milioni di utenti attivi al mese e per la prima volta vede i conti in attivo

    Mark Zuckerberg,
    MILANO – Quando si dice «prendere due piccioni con una fava». Facebook, diventato il social network per antonomasia, ha raggiunto due importanti obiettivi, qualche mese dopo aver compiuto il quinto compleanno. Il co-fondatore e attualmente A.D. Mark Zuckerberg ha dichiarato di aver superato i 300 milioni di utenti attivi su scala mondiale e, soprattutto, di aver visto gli incassi superare per la prima volta le uscite.

    UTENTI – 50 milioni di nuovi accessi negli ultimi 75 giorni: con un flusso così imponente non è stato difficile sfondare la soglia dei 300 milioni di utilizzatori. Un dato ancora più consistente se si considera che circa il 70 per cento delle utenze è situato all’esterno dei confini USA. Così, sulle pagine del suo blog, Zuckerberg ha di che festeggiare: «Stiamo riuscendo a costruire Facebook in modo sostenibile. Abbiamo appena iniziato il cammino verso il nostro obiettivo: creare relazioni tra tutti gli uomini». Una mission alquanto ambiziosa che, tuttavia, la favorevole situazione economica interna potrebbe sicuramente contribuire ad avvicinare.

    GUADAGNI – Un trimestre con un bilancio in positivo non è, infatti, poca cosa di questi tempi. Soprattutto se si parla di una società in una fase ancora considerabile di start-up. Tanto che, dalle parti di Palo Alto, la scadenza prevista per i primi utili netti era fissata almeno a 2010 inoltrato. Certo, tra tasse, interessi, deprezzamenti e ammortamenti non è facile fare i conti in tasca a Facebook. Di sicuro, però, negli ultimi quattro mesi esclusivamente dalla sua attività è entrato più denaro di quanto ne sia uscito per le spese in conto capitale. Un dato che, secondo le stime degli esperti , porterebbe la società ad avere un controvalore sulla carta potenzialmente tra i 10 e 15 milioni di dollari.

    Fonte: corriere.it

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