giovedì 26 marzo 2009

Orson Welles e la guerra dei mondi in 'La storia e la memoria' del 15/11/2008

70 anni fa Orson Welles scatenava il panico in America trasmettendo lo sceneggiato radiofonico "La guerra dei mondi" durante il quale il giovane Welles annunciava lo sbarco dei marziani sulla terra. Dino Pesole commenta insieme alla prof.ssa Francesca Anania, docente di Storia del Giornalismo all'Università La Tuscia di Viterbo, questa storica trasmissione.

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7 commenti:

  1. Non so quanti di voi guardano i Simpson ma comunque nemmeno a farlo apposta nella puntata di oggi, che è stato uno speciale "La paura fa novanta",nella terza parte è stato raccontato l'episodio della trasmissione radiofonica di Orson Welles "La guerra dei mondi" e delle sue conseguenze disastrose. Sebbene in maniera spassosa e poco obiettiva, mostra grosso modo quello che ci ha raccontato il professore riguardo il programma in questione.
    Per chi fosse interessato lascio qui una piccola trama "copiata" da wikipedia:
    La storia è ambientata nel 1938. Una trasmissione radiofonica (Ispirata alla trasmissione omonima di Orson Welles) fa uno scherzo alla cittadina di Springfield, dicendo via radio che i marziani stanno per attaccare la città e conquistare il mondo. La città, spaventata da tale comunicato, inizia ad architettare piani. Ma, quando scoprono che è tutto uno scherzo rimangono molto sfiduciati e diffidenti. Ma arrivano veramente gli alieni, però nessuno ci crede fino a quando tutti vengono massacrati."
    Consiglio a tutti di vederlo ^^
    Adolfo.

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  2. E' divertente quest'episodio anche se fa riflettere sulla poca razionalità che hanno gli spettatori di fronte ai mass media: credono che solo perchè una notizia viene diffusa deve essere necessariamente vera. A me è venuto in mente il film "Notte prima degli esami" quando alla radio viene trasmessa la finta notizia dell'annullamento degli esami di maturità e la conseguente promozione di tutti gli studenti; tutti contenti, i diplomandi vanno subito a buttare via i libri e a fare baldoria invece poi scoprono che era uno scherzo...E' solo un film ma riflette cio' che infondo avremmo fatto anche noi di fronte ad una notizia simile, seppur paradossale.
    Inoltre,la lezione di oggi mi ha ispirato due riflessioni:
    1)I mass media, con la loro nascita ed evoluzione, non fanno altro che evidenziare ed allargare il divario che c'è tra paesi industrializzati e paesi "in via di sviluppo" (se così li possiamo ancora chiamare); e in particolare sottolineano che nelle nostre società c'è ancora una grande differenza tra classi sociali: pensiamo a quanto tempo ci è voluto prima che tutti potessero avere un televisore, un telefono (prima fisso e poi cellulare), o un computer, e ancora lettori mp3, i-pod, lettori dvd...Li chiamiamo mass media ma ce ne vuole prima che diventino veramente "mass" in tutti i sensi...
    2)A proposito della denominazione mass media, c'è un altro aspetto che vorrei sottolineare: il fatto che i mezzi di comunicazione si rivolgono, si, alle masse (quelle dei paesi industrializzati, ovviamente) ma non sono strumenti "democratici", nel senso che sono pochi a decidere per molti; cio' avviene prima di tutto perchè (nel caso di giornali, televisione, radio)alcune persone, in base a certe "idee" (o chiamiamole pure ideologie), decidono cosa farci vedere, come farcelo vedere e quando farcelo vedere. Il programma di un certo politico prevede, dico per dire, la chiusura delle discariche, e tutti i mass media a parlare delle discariche; di esempi ce ne sono infiniti. L'unico mass media che potrebbe sembrare esente da questo principio è internet, ma se pensiamo soltanto alla censura nei paesi dal governo dittatoriale (proprio ieri è apparsa sul giornale la notizia che in Cina è stato censurato You Tube) ci rendiamo conto che non è così.
    Infine, concludo con una riflessione sull'utilità dei media: essi, sin dalle prime forme di scrittura e stampa, hanno dato all'uomo un senso di onnipotenza, di poter gestire la mente umana, un sistema linguistico, la natura stessa, il mondo; ciò è stato evidente soprattutto con la creazione delle prime leggi. Nel Novecento, con la società di massa, la globalizzazione e quant'altro sembra che effettivamente, attraverso i mezzi di comunicazione di massa, l'uomo domini il mondo; ma mi chiedo dove arriverà questo bisogno di onnipotenza, e soprattutto a che livello di controllo sulla società portanno arrivare i media. A proposito de "La guerra dei mondi", mi chiedo che uso si potrà arrivare a fare di tutti questi mezzi. Se con il cinema, e poi con la televisione (per non parlare dei cellulari e internet), la società stessa è cambiata, le sue abitudini sono state stravolte, credo che difficilmente riusciremo ad uscire da questa "dipendenza morbosa" dai media.

    Rita Cafiero

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  3. è strabiliante come oggi l'intera popolazione sia dipendente e assoggettata dai media.Ormai si è creata un'autodipendenza da tutte queste innovazioni tecnologiche, che se da un lato hanno sicuramente agevolato il canone e il modo di vivere, dall'altro l'hanno peggiorato. Indubbiamente oggi siamo immediatamente informati su ciò che ci circonda,su ciò che accade nel mondo,siamo posti dinanzi alle crudeltà della vita e al disagio che in essa ci si ritrova; ma è pur vero che tutta questa tecnologia ci ha resi una sorta di burattini, maneggiati e manipolati. Se mi guardo intorno vedo persone legate al telefonino, quasi come fonte di vita (me in primis), vedo famiglie legate alla televisione.E ciò fa sorgere in me una domanda: se oggi abbiamo quest'ardente bisogno delle macchine più tecnologiche per sentirci "onnipotenti" (come in modo estramemente corretto ha affermato Rita Cafiero) dove giungeremo un giorno? Spesso mi sorge il dubbio che si arriverà a controllare la vita dell'uomo, quell'uomo che un tempo era l'autore del suo lavoro e che è stato sostituito dalle stesse macchine, e che si arriverà a far dipendere e fluire l'intera vita, lavorativa, pubblica e privata, nei mezzi tecnologici. Con questo non sto affermando di essere contraria alle diverse innovazioni,che indubbiamente sono di aiuto e facilitazione per la vita umana, ma credo che esse ci diano l'illusione di una realtà che poi, irrimediabilmente ci apparirà differente. Un esempio è la nascita del giornale e dei diversi mezzi di comunicazione che hanno creato scalpore, finalmente l'uomo poteva dar voce alle proprie idee e comunicarle al mondo;ma se diamo un' occhiata più approfondita, anche lì le notizie sono sottoposte a censura qualora troppo irruenti e a stretti controlli.
    Tania Santulli

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  4. Francesca Abitante28 marzo 2009 17:32

    Credo che la cosa sorprendente sia il fatto che tutto questo avveniva 70 anni fa. Laciatemelo dire, ascoltarla oggi è divertente…anche se nella stessa situazione anche noi, gente del 2000, forse passeremmo dei brutti quarti d’ora. E dico “gente del 2000” proprio perché oggi, avendo a che fare con i media praticamente ogni minuto, siamo stati abituati ad ascoltare le notizie più disparate…siano esse vere o false. Non so fino a che punto nel 1938 siano stati consapevoli dell’impatto che questo annuncio radiofonico avrebbe avuto negli ascoltatori. Come dice la prof.ssa Anania, forse nemmeno lo immaginavano…
    Spinta dalla curiosità ho voluto approfondire un po’, per saperne di più. Mentre la trasmissione andava in onda, arrivavano già notizie di folle in preda al panico, eppure Orson Welles, in risposta al direttore che gli intimava di finirla lì, disse: "Interrompere? Perché? Devono avere paura, mi lasci continuare!". Ed è in questa frase il nocciolo della questione a mio parere. Abbindolare la gente, facendo leva sulle loro emozioni. In questo caso sulla paura. Purtroppo è questo quello che spesso fanno i mass media…non sempre, è chiaro, ma spesso anche le notizie più semplici diventano un “caso” per questa tendenza all’esagerazione di cui purtroppo molte volte non siamo nemmeno al corrente. La notizia di Orson Welles non tendeva all’esagerazione, era già di per sé un “notizione” quindi non stupisce che l’impatto sia stato di dimensioni considerevoli.
    Ma perché gli americani “abboccarono” a una notizia tanto improbabile? La prof.ssa Anania risponde anche a questo. Di certo il clima in America in quegli anni non era dei migliori…basti pensare che di lì a poco sarebbe scoppiata la guerra. Psicologicamente, in quelle situazioni, spaventa tutto…perciò, in un certo senso, la paura di una invasione aliena era reale almeno tanto quanto sarebbe stata reale la paura di una invasione da parte dell’uomo.
    Questo ovviamente non toglie che i mezzi di comunicazione di massa abbiano una facoltà di condizionamento altissima. Lo capì Orson Welles 70 anni fa, figuriamoci oggi.
    E il nostro "burlone" capì anche l’importanza dell’ audience. Ho letto che non a caso la notizia venne data nel momento in cui in un’altra trasmissione radiofonica, allora molto seguita, veniva mandato uno stacco musicale durante il quale, di solito, la gente tendeva a cambiare stazione…cosa di cui, evidentemente, il nostro Welles era ben a conoscenza. Furbo, no?

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  5. E’ Il Caos Totale..una voce calda e convincente racconta alla radio il peggior incubo di ogni uomo,i marziani invadono la terra:è la fine.Tutti i sensi sono tesi a carpire ogni minima vibrazione ,la paura prende il sopravvento,la ragione abbandona la mente di questi uomini terrorizzati e lascia un vuoto incolmabile che li porta allo sconforto totale.E’ il 30 ottobre del 1938 e il cronista di questa tragedia non sta vivendo la fine della specie umana ma sta semplicemente leggendo dei passi di un avvincente romanzo.Orson Welles aprofitterà degli spazi musicali della vicina trasmissione NBS per attirare l’attenzione su di sé e per far sprofondare l’ingenua popolazione in una profonda depressione. "Per Dio, interrompi questo coso! Là fuori la gente è impazzita!".ripetevano dalla sala di registrazione,ormai regnava la follia tra la gente ,e se la nostra fantasia non riesce a rendere la pateticità di certe scene,Matt groening in una puntata dei simpson rende perfettamente la reazione incontrollata al racconto del romanzo. « Per quello che abbiamo fatto sarei dovuto finire in galera, ma al contrario, sono finito a Hollywood »risponderà in seguito ai giornalisti l’autore di questo ‘simpatico’scherzo.Per quanto possano apparire esilaranti certe scene ai nostri occhi,occhi di uomini moderni,non so quanto sia cambiato effettivamente da allora.In fondo la reperibilità e l’abbondanza di notizie porta inevitabilmente ad un aumento di percentuale di notizie false e non sempre ,dato il continuo bombardamento sensazionalistico ,siamo in grado di distinguere il reale.
    La ‘Guerra Dei Mondi’ è l’inevitabile risultato di una fiducia cieca e profonda che gli uomini ripongono nei mass media ritenendoli fonte infallibile di verità.
    Orson Welles Non è l’unico nel corso del 900’ ad avrer provocato una psicosi generale, degenerata in pura follia,all’inizio del secolo scorso infatti un giornale di Londra riassumeva nel titolo a caratteri cubitali della prima pagina la fuga degli animali dallo zoo.Chiaramente la reazione fu simile a quella raccontata precedentemente, ma bastava leggere una riga più in basso del titolo per rendersi conto che era solo un riferimento pubblicitario.
    La superficialità dell’uomo spesso viene usata dai media per creare e consolidare una società frivola,spesso poco riflessiva che bada al titolo o al colore o al tono di voce.
    ‘A che ora è la fine del mondo?’Aveva chiesto qualcuno in preda al delirio,ormai la razionalità è morta sotto i colpi di un’arma ben più potente di quelle da guerra,è la massificazione il nuovo pericolo.Rischia di cadere in questa battaglia psicologica l’uomo che scomparirà lasciando a terra non carni straziate ma la sua stessa identità.
    Quindi Uomo del 2009 attenzione!un’altra guerra dei mondi è in agguato!
    Assunta Tenneriello

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  6. Marina Francese4 aprile 2009 17:12

    http://www.instoria.it/home/guerra_mondi.htm

    E’ conosciuta come la più grande beffa mediatica del nostro secolo. Una farsa capace di gettare nel panico migliaia di americani provenienti da ogni strato sociale. Un radiodramma che cambiò definitivamente non solo la carriera del suo artefice, ma tutto lo studio sociologico sugli effetti dell’esposizione ai contenuti massmediatici.
    Stiamo parlando della celebre versione radiofonica di La Guerra dei Mondi realizzata da Orson Welles. Da quel giorno in poi fu assai più evidente da una parte l’enorme potenzialità dei mezzi di comunicazione di massa, dall’altra quanto fosse presente il rischio di manipolazione e canalizzazione dell’opinione pubblica da parte di tali mezzi. [...]
    E’ la sera del 30 Ottobre del 1938, la sera prima di Halloween (e la data di sicuro non è casuale), quando la stazione radiofonica statunitense della CBS decide di mandare in onda uno show speciale per celebrare tale festività. Come di consuetudine, è previsto un radiodramma, affidato quell’anno al miglior attore emergente di cui la radio disponeva: Orson Welles.
    Il programma prevede la trasposizione radiofonica di un romanzo di fantascienza di H.G. Wells (è curiosa in questo caso l’assonanza del cognome con quello di Welles), dal titolo La Guerra dei Mondi. Il romanzo descrive l’invasione della Terra da parte di extraterrestri provenienti da Marte sul finire del diciannovesimo secolo.
    La storia viene riadattata ai tempi radiofonici principalmente da Howard Koch e alcuni suoi collaboratori della CBS. Il riadattamento tuttavia non piaceva del tutto a Welles. on una geniale intuizione, lo stesso Welles decide, per ‘dare sapore’ a quel piatto sciapo, di impostare la trasmissione come se si trattasse di un normale programma musicale interrotto ad un certo momento da un falso notiziario radio che annunciava l’invasione degli alieni e i suoi drammatici sviluppi.

    Nessuno degli addetti al radiodramma, compreso lo stesso Orson Welles, si sarebbe mai immaginato che quello che ai loro occhi appariva semplicemente come un normale lavoro di routine, si sarebbe trasformato in un evento i cui effetti furono tali da modificare in maniera incontrovertibile non solo il destino artistico del giovane attore, ma anche il destino degli studi sociologici circa gli effetti dei contenuti massmediatici.

    Ecco la drammatica comunicazione: “Signore e signori, vogliate scusare per l’interruzione del nostro programma di musica da ballo, ma ci è appena pervenuto uno speciale bollettino della Intercontinental Radio News. Alle otto meno venti, ora centrale, il professor Farrell dell’Osservatorio di Mount Jennings, Chicago, Illinois, ha rilevato diverse esplosioni di gas incandescente che si sono succedute a intervalli regolari sul pianeta Marte. Lo spettroscopio indica che si tratta di idrogeno e che si sta avvicinando verso la terra a enorme velocità. Il professor Pierson dell’Osservatorio di Princeton conferma questa osservazione dicendo che il fenomeno è simile alla fiammata blu dei jet sparata da un’arma”.

    Ha inizio la beffa mediatica del secolo, il falso che ha messo in luce il rapporto fin troppo fideistico e acritico che il pubblico aveva instaurato con i mezzi di comunicazione di massa. Gli oltre sei milioni di ascoltatori non erano preparati né a sospettare del falso, né tantomeno a sospettare dell’enorme potenzialità di quello che dalla maggioranza di loro veniva ancora considerato semplicemente come un ‘mezzo di svago’. Probabilmente Welles era al corrente di queste potenzialità e dell’abbaglio al quale erano sottoposti i fruitori dei mezzi di comunicazione di massa.

    E’ per questo che aveva deciso di inserire il suo falso nel bel mezzo di un programma d’intrattenimento, come a voler render più netto lo stacco tra uno stato d’animo disteso, qual è appunto quello derivante dall’ascolto di un programma musicale, e uno stato di panico crescente dovuto all’annuncio dell’avvenuta invasione aliena.
    Dopo il primo avvertimento circa le fiammate provenienti da Marte, la programmazione musicale prosegue con un brano estremamente simbolico dal punto di vista linguistico: Star Dust (polvere di stelle).
    Gli ascoltatori tornano così a rilassarsi con una delle canzoni di maggior successo dell’epoca, ignari del susseguirsi di eventi che di lì a poco li avrebbe destati dalle loro poltrone e scaraventati nelle strade in cerca di salvezza.
    Si diffondono, tramite le voci di abilissimi attori, notizie che riferiscono dell’avvenuto atterraggio extraterrestre, delle orribili fattezze degli alieni, delle loro sofisticatissime armi e dei gas tossici. L’escalation porta addirittura a descrivere ‘in diretta’ la morte di un cronista che stava riferendo dell’avvenuta distruzione della città di New York. E quest’ultima è la scintilla che scatena l’esplosione di panico tra la gente.
    La grande abilità di Orson Welles nel riprodurre in maniera impeccabile lo stile cronistico ha contribuito poi sopra ogni cosa a rendere credibile la messinscena. Emerge così l’importanza, quando si parla di falsi voluti e di beffe mediatiche, dell’utilizzo delle stesse modalità espressive del soggetto che si vuole imitare, in questo caso il giornalismo radiofonico. Per spiegarmi meglio, l’esito di questo programma sarebbe stato del tutto diverso se Welles avesse deciso di impostarlo, ad esempio, come un talk show o come una semplice intervista con un esperto di Ufo.
    Inoltre, come in ogni beffa che si rispetti, anche in questa erano presenti tracce della sua falsità. A parte gli elementi fantastici e surreali descritti, che con poca razionalità potevano essere riconosciuti come tali, viene infatti ripetuto per ben quattro volte durante la trasmissione che ciò che si stava ascoltando altro non era che un radiodramma, e che gli eventi descritti erano il frutto della fantasia dell’autore del libro, H.G Wells.



    Entra qui in gioco un fattore di estrema importanza quando si parla di mass media, ovvero il grado di attenzione che il pubblico riserva ai mezzi di comunicazione di massa, la scarsa criticità nei confronti dei contenuti veicolati da essi. Si spiega la logica secondo la quale un messaggio mediatico viene interiorizzato secondo quelle che sono le predisposizioni del pubblico a ricevere tale messaggio.
    Come ricordava lo storico March Bloch all’inizio del secolo: “una falsa notizia nasce sempre da rappresentazioni collettive che preesistono alla sua nascita; questa, solo apparentemente è fortuita, o, più precisamente, tutto ciò che in esse vi è di fortuito è l’incidente iniziale, assolutamente insignificante, che fa scattare il lavoro di immaginazione"
    Ciò vuol dire che se il pubblico americano ha preso per vero un episodio così impossibile ed ha in qualche modo involontariamente omesso gli indizi, anche espliciti, che ne svelavano l’assurdità, ciò è perché in qualche modo era ‘preparato’ ad affrontare una situazione del genere. Una situazione che preesisteva già da tempo nel loro immaginario collettivo, il frutto del periodo storico in cui è maturata. (Seconda Guerra Mondiale)

    Ciò che ha reso di portata storica questo avvenimento è il fatto che è riuscito ad evidenziare, chiaramente e per la prima volta,l’enorme potere ei mezzi di comunicazione di massa; un potere in grado di canalizzare e manipolare l’opinione pubblica secondo i desideri di coloro che controllano e posseggono tali mezzi.
    La Guerra dei Mondi nella sua versione radiofonica ha aperto una nuova pagina negli studi di sociologi, psicologi di massa ed esperti di comunicazione, tutti accomunati in quel giorno dalla sorpresa di assistere agli effetti che un falso poteva provocare alla grande massa dei fruitori mediali.

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  7. Adele Petrella29 aprile 2009 19:29

    “La guerra dei mondi” è un romanzo del 1898 scritto da H.G. Wells nel quale si criticava l’imperialismo britannico attraverso la metafora dell’invasione aliena.
    Nel 1938 Orson Welles terrorizzò l’America con una mitica trasmissione radiofonica in cui proclamava l’occupazione degli Stati Uniti.
    Nel 1953 George Pal e Byron Hoskins, in piena guerra fredda, realizzarano il primo film tratto dal romanzo www.waroftheworlds.com

    http://www.centraldocinema.it/recensioni/mag05/la_guerra_dei_mondi.htm

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